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A che ora devono tornare i figli la sera?

The time and the punctuality © PathDoc / Shutterstock
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Aveva ragione la fata di Cenerentola?

Quando i figli sono adolescenti e cercano la propria autonomia, una delle questioni che pongono è l'ora a cui devono tornare a casa la sera quando escono a divertirsi il fine settimana. Fare tardi è una debolezza, una grande tentazione per un adolescente – tra i 14 e i 18 anni –, che ha bisogno di mantenere un rapporto più profondo con gli amici e le amiche e trova che non ci sia nulla di così propizio a questo scopo quanto le ore notturne del weekend.

Non ci addentreremo nei temi relativi alla salute o in quelli psicologici che derivano dal fatto di dormire poco, non dormire o saltare i bioritmi cambiando bruscamente le ore di sonno da un giorno all'altro. In questa analisi utilizzeremo solo l'opinione che abbiamo ricevuto da educatori esperti dei campi più diversi, dagli educatori familiari (dei Corsi di Orientamento Familiare) a psichiatri e ricercatori. A ciascuno di loro è stata posta la stessa domanda, chiedendo una risposta molto sintetica.

Vedremo che i criteri non sono unici, anche se trarremo poi un denominatore comune dalle risposte.

1. Il direttore dell'Istituto di Scienze della Famiglia di Navarra, il dottor Javier Escrivá Ivars, ritiene che i figli adolescenti non possano andare a dormire dopo i genitori, e per questo dovrebbero arrivare a casa nei fine settimana al massimo due ore dopo i genitori.

2. Il teologo e professore di Teologia Morale dottor José María Pardo segnala che “in genere” gli adolescenti dovrebbero tornare prima di mezzanotte, il che non vuol dire che in casi straordinari non possano tornare dopo.

3. Della stessa idea è la professoressa e dottoressa María Rosario Sádaba Chalezquer, madre di famiglia che ritiene che i minori di 18 anni debbano essere a casa per le 00:30, e che i genitori non debbano arrivare dopo.

4. La direttrice generale in Spagna di The Family Watch (Istituto Internazionale di Studi per la Famiglia) afferma che un'ora normale è mezzanotte.

5. La docente di Teoria dell'Educazione Concepción Naval non ha voluto porre un'ora fissa, dicendo che si tratta di “una decisione dei genitori”. L'orario in quanto tale, ha spiegato, “non è ciò che conta”. Bisogna parlarne e decidere insieme, ma “un orario ci deve essere”.

6. Anche il dottore in Psichiatria e direttore clinico di Madrid Francisco Javier Schlatter ha affermato che il problema non è l'ora. I genitori e i loro figli adolescenti devono arrivare a un accordo e far sì che l'orario stabilito venga rispettato.

7. Victoria Cardona, maestra ed educatrice familiare, ha risposto anche lei che l'importante non è tanto l'ora, quando sapere dove vanno i figli, con chi e cosa faranno, e in funzione di tutto questo decidere l'orario.

Si vede chiaramente, quindi, come non ci sia un'unica ricetta quanto all'orario di rientro, considerando la questione da un punto di vista quantitativo. Tutti, però, insistono sul fatto che i genitori devono avere il coltello dalla parte del manico per quanto riguarda la decisione dell'orario di rientro degli adolescenti ed essere svegli al loro rientro.

Gli adolescenti si sentono più sicuri sapendo che i genitori seguono i loro passi, perché in fondo l'adolescente è insicuro e il sostegno che i genitori danno a ciò che fa gli dà sicurezza, un accompagnamento, da non confondere con una vigilanza ferrea, che fa sentire gli adolescenti “perseguitati da leggi non spiegate”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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