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Quando e come i celebranti devono unire le mani?

Jan Smith-cc

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 16/04/15

Risposta alla domanda di un lettore sul gesto di papa Francesco di separare le mani di un chierichetto

Poco fa ho visto in un video che papa Francesco ha separato le mani di un chierichetto, che le teneva palmo contro palmo. Perché lo ha fatto? È sbagliato che i chierichetti tengano le mani così? È proprio degli ordinati tenere le mani in quel modo?

Nella solennità di tutti i fedeli defunti del 2013, il Santo Padre papa Francesco ha visitato la cripta della basilica di San Pietro per pregare per i suoi predecessori. Al suo arrivo ha salutato con grande affetto due chierichetti che lo aspettavano.

Uno teneva l'acqua benedetta, l'altro aveva le mani giunte.

Il papa è rimasto colpito dal gesto del secondo bambino, e per questo gli ha separato le mani, semplicemente perché non era un momento di preghiera, né si stava a Messa o nel presbiterio.

Il papa, inoltre, non vuole rigidità nelle forme o formalismi, ma spontaneità, distensione, che tutto fluisca in modo naturale.

Il bambino non è stato né criticato né ripreso dal papa, al contrario. È semplicemente un aneddoto di simpatia, di vicinanza e affabilità del pontefice, perché dopo avergli separato le mani gli ha detto: “Ah, pensavo che te le avessero incollate”.

Non credo, quindi, che si debba fare una tempesta in un bicchier d'acqua. Stare davanti al papa, inoltre, non comporta il fatto di tenere le mani giunte, non lo vuole.

Un altro elemento da considerare è il fatto che il momento in cui il papa ha salutato i bambini non era un'azione liturgica, ma solo un atto di saluto, e per salutare non ci deve essere un eccessivo carattere cerimoniale o di procotollo, men che meno quando si tratta di un bambino.

Questo episodio dà lo spunto per comprendere il linguaggio delle mani, perché le mani parlano. La posizione delle mani nella liturgia è importante per il suo significato.

Il fatto di tenere le mani giunte è proprio solo dei momenti di preghiera, anche se non sempre si prega con le mani giunte.

Lo vediamo, ad esempio, durante la Messa, durante la quale non bisogna stare sempre con le mani giunte.

Quando si prega vediamo mani giunte e poste sul petto; mani che si colpiscono il petto; mani elevate e stese; mani che danno e ricevono la pace; mani a forma di trono per ricevere la Comunione…

Se non si dice altro durante le processioni e la celebrazione della Messa (nel presbiterio), le mani dei celebranti e dei ministri devono rimanere unite; come si vede, non è il caso in questione.

Esistono molti modi di tenere le mani unite: c'è chi le unisce sotto la vita e chi intreccia le dita, e ci sono diverse interpretazioni di questo fatto.

Ci sono immagini, ad esempio, in cui osserviamo i Maestri delle Celebrazioni Liturgiche di papa Paolo VI e di papa Giovanni Paolo II che durante la Messa non mettevano le mani come le aveva il chierichetto in questione, ma univano i palmi ma non le dita, perché queste si mettevano sul dorso del palmo dell'altra mano.

Il papa aveva le mani unite palmo con palmo e con i pollici a forma di croce; il destro sul sinistro (la forma classica).

A cosa è dovuta questa differenza? Al fatto che una cosa è essere il celebrante (che ha il ruolo attivo nella celebrazione) e un'altra molto diversa è essere il maestro di cerimonie (che aiuta o serve durante la celebrazione).

La liturgia consta di una parte immutabile perché di istituzione divina (ad esempio la formula di consacrazione) e di altre soggette a cambiamenti che possono e devono continuare a cambiare. E il papa può cambiare le cose che non sono di istituzione divina.

“L'ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà che essi significano, siano espresse più chiaramente e il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria” (Sacrosanctum Concilium, n. 21).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
liturgiapapa francesco
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