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Perché il vero matrimonio è mal visto

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Esteban Pittaro - Aleteia - pubblicato il 13/04/15

Intervista al direttore dell'istituto che ha realizzato lo studio più completo su come gli argentini vedono la famiglia

Gli argentini continuano a credere che la società debba basarsi sulla famiglia. Lo ha rilevato l'Istituto di Scienze per la Famiglia dell'Universidad Austral, che richiama l'attenzione dopo un decennio in cui, ad esempio, la legge argentina ha abbandonato l'idea per la quale perché ci sia un matrimonio i contraenti devono essere un uomo e una donna. Abbiamo parlato con il direttore dell'Istituto, Carlos Camean Ariza, dei risultati.

Nell'analisi dei risultati, menziona la responsabilità dei mezzi di comunicazione e della situazione economica per come gli argentini vedono la famiglia… E le istituzioni educative?

La cosa più importante è che le istituzioni educative comprendano che non sono una fabbrica di intellettuali, ma organizzazioni al servizio della famiglia.

Purtroppo, quando il docente entra a scuola si dimentica di essere anche un padre o una madre che deve accogliere i ragazzi per come sono, persone che altri genitori hanno affidato alle sue cure perché diventi “la persona migliore possibile”.

Che ruolo svolgono allora, ad esempio, le scuole?

Quello di ausiliari della formazione che nasce in casa. Quando qualcuno mi dice che i genitori sono o fanno questo o quello, chiedo sempre se quei genitori non sono forse il risultato di un sistema educativo che anche oggi sta generando futuri genitori con poca responsabilità.

Il volto visibile delle scuole sono i docenti…

I docenti, lo sono anch'io, devono capire che la loro responsabilità va molto al di là di un esame di matematica. È nell'anima dei loro allievi.

Dallo studio emergono risultati incoraggianti, come il valore che si continua ad attribuire alla famiglia, ma anche altri che non lo sono, come l'apertura al divorzio e la scarsa popolazione sposata. In sostanza, si valorizza qualcosa che però non si vive. Si potrebbe dire che la gente non si sposa proprio perché ritiene il matrimonio una cosa seria?

Credo che si debba distinguere tra la moda culturale e la verità sociale. Le culture passano, ma la realtà sociale resterà, perché è parte di ciò che è l'essere umano, un essere fatto per gli altri. L'alterità, la necessità dell'altro per essere ciò che siamo, è quello che ci rende umani, e il primo luogo in cui si evidenzia questa alterità è la casa, la famiglia.

Il matrimonio è la massima espressione di quello che la persona è capace di fare: donarsi completamente all'altro, né più né meno che smettere di essere un “io” per vivere con il “tu” e formare un “noi”, e questo costa, e fa anche male.

In una cultura in cui il sacrificio – quello che costa è mal visto – e il dolore si evitano in tutti i modi possibili, ovviamente questa relazione interpersonale in cui si gioca tutto è più che mal vista.

È sempre stato così?

Quello che stiamo vivendo oggi è un esperimento sociale molto profondo, purtroppo un esperimento in cui ci sono persone in gioco, ma ne conosceremo il risultato soltanto tra 50 o 100 anni. Per ora sappiamo solo che il XX secolo è stato quello in cui l'individualismo si è manifestato nella sua massima espressione.

Come affrontare questo conflitto?

Non si tratta di affrontare, ma di vivere in base a ciò che siamo, di essere testimoni; molti rideranno, altri non ci seguiranno, ma se c'è qualcosa che dimostra questo studio è che quando si chiede alla gente quando è giorno, risponde “Quando c'è luce”. La verità si impone sempre.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
matrimonio
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