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Lasciare il Dio sbagliato a Pasqua

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Edizioni San Paolo - pubblicato il 13/04/15

Perché gli altri si convertiranno nella misura in cui tu ti converti

Una vita senza Pasqua è una vita senza speranza. Perciò, quest'oggi il nostro saluto è il nostro augurio; il nostro augurio è quello di essere qui a pregare perché, come dicevo, è difficile pregare; se riuscissimo a pregare le cose sarebbero tutte diverse, diversa la nostra vita, diversa la storia del mondo: chissà dove arriveranno le nostre preghiere.

Necessità della preghiera
E' difficile pregare, è una impresa divina: bisogna aiutarci a pregare; reciprocamente, frati e popolo, diventare la voce della creazione che canta e adora, ecc. Non tanto chiedere perché Dio mi ama, perché sa benissimo quello di cui ho bisogno, quanto invece cercare la sua Parola, metterci in ascolto di qualcuno che ci parla: questa è una delle ragioni per cui si va in chiesa. Quella di disporci tutti ad accogliere la sua Parola e viverla, per cui diventa comunione, fraternità, popolo di Dio che, o nasce in chiesa, o non nasce in nessuna parte della terra.

E pregheremo perché ce n'è bisogno: non possiamo non partecipare ai poveri di tutto il mondo, perché non siano delusi. Perché deludere i poveri è deludere Cristo. E dobbiamo farci carico e sentire la passione dell'uomo che cerca una dignità e una giustizia calpestate, specialmente in quei Paesi che si dicono cristiani, perché qui il delitto diventa ancora più grave, diventa teologico, perché qui è commesso dagli stessi fratelli che dicono di cedere nello stesso Cristo e nello stesso Dio, e si comunicano alla stessa comunione. Qualcuno ha torto!

Ecco, magari si avverasse anche per noi la Parola: “Farò entrare in voi il mio Spirito, e voi rivivrete”. Questa è la prima lettura (Ez 17,12-14). Perché se lo Spirito di colui che ha risuscitato Cristo dai morti abita in voi, risusciterà anche voi. Voi siete sotto il dominio dello Spirito, però è detto anche questo: “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo” ed è difficile avere lo Spirito di Cristo, “non gli appartiene” (Rm 8,8-11); perché io posso dirmi cristiano se ho lo Spirito di Cristo e cioè pensare come pensa Dio, sentire come sente Dio. Questo vuol dire avere lo Spirito di Cristo. E allora, anche per noi ci può essere speranza.

Convertirsi alla mentalità di Cristo
La condizione per arrivare appunto al possesso di questo Spirito di Cristo è una condizione assoluta: la conversione è inevitabile.

E noi ormai sappiamo benissimo cosa vuol dire conversione: non tanto i fioretti che talvolta possono diventare anche un lusso della pietà; quanto un pensare come pensa Iddio, un sentire come sente Iddio; e cioè noi ormai sappiamo che conversione significa cambiare modo di pensare, vuol dire cambiare mentalità, perché altrimenti non capiremmo nulla, e Cristo rimarrebbe sempre distante. “Beati i poveri, beati i piangenti, beati i miti, beati quelli che hanno fame e sete di giustizia”, non “beati i dittatori” ma “beati gli oppressi”.

Come si fa a capire queste cose senza la mentalità di Cristo, lo Spirito di Cristo? Noi sappiamo ormai che convertirci vuol dire confrontarci con la Parola, confrontarci con il progetto di Dio, non tanto ad attendere il futuro quanto a modificare il presente, perché il futuro stesso di Dio si avveri: è Dio il futuro del mondo e dell'uomo, è la sua Parola il mio futuro.

E allora noi sappiamo benissimo che verificare continuamente il presente, la propria storia, la propria vita, la propria comunità, la propria società, la propria Chiesa a confronto con questo progetto di Dio, vuol dire allora convertirsi sempre, perché la conversione è continua.

Non ci si converte una volta per sempre, ma ci si converte sempre. Così non ci si libera una volta per sempre, ma ci si libera sempre; non si fa comunità una volta per sempre, ma si fa sempre comunità; non ci si sposa una volta per sempre ma ci si sposa sempre. Io non mi sono fatto frate una volta per sempre, ma mi faccio sempre frate. Anzi, neanche oggi, nessuno mi obbligherebbe, e se resto è perché ci credo!

E voglio restare e confrontarmi con questa Parola! E tutta la vita è così: la conversione è ininterrotta! Come ininterrotta dovrebbe essere la preghiera, come ininterrotta dovrebbe essere la fede. E anche questo sappiamo ormai, che è Israele che deve convertirsi, poiché tutti i profeti sono mandati a Israele. E' l'uomo religioso che deve convertirsi, è il praticante che deve verificare la sua stessa pietà, perché dicevo: posso essere praticante senza essere credente, come posso essere credente senza essere praticante.

Il ritualismo è il culto separato dalla vita, la lex orandi che non diventa la lex vivendi. Sono io che devo convertirmi, è la chiesa che deve convertirsi, e quando dico Chiesa, dico la Chiesa vivente, tutti noi, ognuno per se stesso e tutti insieme. È la Chiesa che deve convertirsi! Anzi, gli altri si convertiranno nella misura in cui tu ti converti.

Ripeto spesso una frase che diceva Gandhi: “La peggior cosa che si possa augurare a una fede è quella di propagandarla”. Una fede non si propaganda, ma si vive, e vivendola si diffonde da sola. Notate, non tanto convertire, quanto convertirci. Perché, soprattutto noi cattolici, abbiamo diversi complessi.

Non si fanno le Quaresime per niente, le Quaresime sono tempo di revisione profonda, e quindi con Dio non si scherza. Abbiamo il complesso del comandare, perché noi appunto abbiamo il destino del comandare; abbiamo il complesso dell'insegnare, perché noi abbiamo la verità, la possediamo, invece di cercare continuamente; ma soprattutto abbiamo il complesso del convertire: guardate, non esiste questo verbo nella Bibbia; esisterà nei nostri galatei. Ricordo, quando sono andato a trovare in Sud Africa padre Giulio Zini, che è quello per cui mi sono fatto frate, perché era così giovane e convincente; è giù nell'Africa insieme con i neri; sono andato giù a trovarlo e gli dico: “Padre, lei è responsabile della mia scelta” e lui confidenzialmente mi dice: “Sono tanti anni che sono quaggiù, nell'Africa con questi neri, con questi poveri schiacciati dal nuovo faraone come i vecchi schiavi d'Egitto, che non hanno il diritto alla vita e agli affetti; sono tanti anni che sono con questi neri e non so mai se son venuto a convertire o a pervertire”; abbiamo ragionato quasi una notte intera. No, non è questione né di convertire né di pervertire, perché nella Bibbia c'è soltanto il verbo convertirsi! Convertitevi! Gerusalemme, Gerusalemme, ritorna al tuo Dio! Convertirsi da che cosa a che cosa? Secondo il Vangelo, al tempo della venuta del Signore c'erano tre cose sbagliate, tre cose su cui il Cristo insiste, in una maniera quasi scandalosa, ossessiva:

era sbagliato Dio
era sbagliato il Tempio
era sbagliata l'interpretazione della Legge

Era sbagliato Dio
Guardate che il problema del mondo non è Dio; no, questo è un falso culturale. Il problema del mondo non è l'ateismo, il problema è quale Dio. Che è molto diverso, perché tutti credono in qualcuno, in qualche cosa, in qualche modo: si tratta di sapere in che Dio credere! Quando papa Giovanni è comparso, papa Giovanni XXIII, quasi subito, tutto il mondo che noi pensavamo ateo si è messo in ascolto.

Io ho vissuto per anni a Sotto il Monte, e sono stato continuamente a contatto con questa realtà, questo segno dei tempi che è comparso: parlava in bergamasco e tutto il mondo lo ascoltava e lo capiva. Anzi, in quel tempo, ho fatto anche un articolo chiedendomi: “Ma allora questo mondo è ateo sì o no?”. E' bastato che un uomo credesse e dicesse una parola di fede, di autentica fede, restituisse la parola religiosa, la ricuperasse; è bastato che fosse un uomo di fede. Tutto il mondo si è messo in piedi e in ascolto e ho scritto queste cose chiedendomi: “Ma allora, dov'è questo ateismo?”. Il problema non è Dio, il problema è quale Dio e quale fede.

Anzi, dimmi in che Dio credi e ti dirò come ti comporti. Perché poi, il primo ad andare di mezzo, a lasciarci le penne, a farne le spese è sempre l'uomo: è l'uomo che paga.

Infatti, poiché Cristo credeva in un altro Dio, ecco che è stato crocefisso; ed è stato crocefisso in nome di Dio! Come? Un Dio contro un altro Dio? Infatti è stato ucciso dal sommo sacerdote e dal sinedrio, in nome di Dio.

Quando noi vediamo il crocefisso vediamo due realtà, ma siamo talmente abituati a vedere questo crocefisso che ormai non ci dice più niente, tanto è vero che, per paradosso, e capitelo, e se non mi capite vuol dire che mi spiego male, quasi lo tirerei via per mostrarlo di tanto in tanto, perché ormai…

Ma sapete cosa vuol dire vedere un crocefisso che sempre pende da quel legno? E' la manifestazione del vero Dio! Ed è la prima ragione, e allo stesso tempo quel crocifisso è manifestazione del vero uomo: sia il vero Dio come il vero uomo è appeso in croce! Questa è al centro della nostra religione e della nostra fede! Capite, questa è la drammaticità.

Ecco…è proprio sullo scontro su Dio che si decidono le sorti: Quale Dio?

“Voi dite di conoscere Dio, voi non conoscete Iddio, io sì lo conosco; voi dite di avere Dio per Padre, voi avete il demonio per padre”.

Il nostro Dio è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio delle generazioni, il Dio che fermenta nel sangue delle generazioni umane, il Dio che cammina con i poveri nel deserto, in testa come una colonna di fuoco: questo è il Dio di Cristo! Il Padre di Gesù, il Dio dei vivi e non dei morti che “vuole misericordia e non sacrificio” (Os 6,6), liberazione e non schiavitù.

“Io ho udito il lamento dei miei poveri e son sceso a liberarli, romperò i ceppi dai loro piedi e li farò camminare a testa alta”.

Questo è il Dio di Cristo! Il Dio che libera! Il Dio che fa festa perché è comparso l'uomo, anzi perché è comparsa la donna!

Il Dio che, per mezzo e con l'uomo, continuerà la storia del mondo, il Dio che sta nella storia e che parla da un roveto ardente, che arde e non si consuma e dalle fiamme si ode la sua voce come dalle fiamme di una Pentecoste. Sentiremo il nuovo annuncio, sempre dal fuoco. Ed è sempre lo stesso Dio, capite?….e questo roveto ardente che brucia nel cuore della storia, perché la storia è il luogo teologico di Dio, il luogo delle sue meraviglie: Io sono, Sono il presente nella storia del mondo, e Sono sempre da quella parte, sempre, perché è dalla parte dell'uomo, dell'ultimo di tutti gli uomini, tanto che poi Cristo stesso dirà: “Quello che avete fatto all'ultimo di voi, l'avrete fatto a me stesso”.

Era sbagliato il Tempio
Non certo il tempio di pietre, che un tetto comunque lo dobbiamo avere perché non ci piova addosso, mentre ci raccogliamo a pregare e magari ci incontriamo con i fratelli: è il mito del Tempio, è l'idolatria del Tempio, il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, il Tempio del Signore.

“Fermati alla porta e ferma tutti quelli che vogliono entrare qui dentro poiché fin quando non liberi l'uomo dall'uomo, non attendi ai tuoi studi, non proteggi la vedova e i pupilli, cioè non ti metti dalla parte degli ultimi e degli emarginati, Io qui per te non ci sono!” (Ger 7,1-15).

Civiltà cristiana, civiltà cristiana, civiltà cristiana, le false apologetiche: è il Tempio che era sbagliato! Ecco perché convertirci vuol dire liberarci dalle idolatrie e diventare monoteisti, ma è difficile essere monoteisti! Avete mai pensato come mai, quando Cristo muore, si spacca il velo del Tempio? Cosa vuol dire? Vuol dire che il Tempio è finito?

E' un altro Tempio e anzi: avete mai notato come nelle tentazioni di Cristo, il Cristo, tentato nel deserto, tentato sulla montagna, è poi tentato sul pinnacolo del Tempio, come dire che sulla cupola si è assiso il tentatore? Se la prima tentazione è quella del potere dell'uomo sull'uomo, la terza tentazione era quella del potere su Dio.

Servirsi di Dio: la tentazione più raffinata…e sul pinnacolo del Tempio! “Buttati giù, che verrà Dio a servirti!”. E Cristo dice: “Va' dietro, Satana! Adorerai solo il Signore e a Lui solo servirai!”. Ed è la risposta più liberatrice, la vera liberazione, la vera consumazione della Pasqua; in quel momento e sul pinnacolo, come dire sulla cupola di S. Pietro e sulle cupole delle nostre basiliche, invece di sedersi e comparire la gloria di Dio, sta assiso il tentatore.

E la gloria di Dio, sapete dove si posa? Si posa su un patibolo! E quando Cristo moriva sulla croce, ecco il centurione che dice: “Veramente costui era figlio di Dio” (Mc 15,39). La gloria di Dio che si poggia su una croce anziché sui pinnacoli. Era sbagliato il Tempio; riflettete attentamente e sarete in grado di tirare conseguenze a non finire.

Era sbagliata l'interpretazione della Legge
Era sbagliata l'interpretazione della Legge, non la Legge stessa, perché senza legge non si può vivere, e “io sono venuto a compiere la legge, a perfezionare la legge, a portarla, appunto, al suo termine” (Mt 5,17).

A ricollocarla nella sua giusta dimensione di dono di Dio per il bene dell'uomo. Mentre è a motivo della legge che Cristo viene ucciso:

“Ha violato la legge e per la legge deve morire, non può venire da Dio uno che viola il sabato – e Cristo, per paradosso, violava il sabato guarendo i ciechi -: non può venire da Dio uno che viola il sabato! Affinché voi sappiate che il Figlio dell'uomo è padrone anche del sabato…I tuoi discepoli non digiunano, voi non osservate i comandi del Signore!”.

Tutto questo perché sappiate qual è la funzione della legge; certo, il Tempio è necessario, la legge è ancora più necessaria e…Dio ci liberi dai carismatici e dagli spiritualisti, però deve essere la legge per l'uomo e non l'uomo per la legge; deve essere lo Stato per l'uomo e non l'uomo per lo Stato; deve essere la Chiesa per l'uomo e non l'uomo per la Chiesa; perfino i sacramenti sunt propter homines; è questa la ricomposizione gerarchica e convertirci vuol dire verificare continuamente almeno questi tre punti: in che Dio credo?

Nessuno di questo si confessa, mentre tutto dipende dal Dio in cui credo. Certo il Dio di Pinochet non è il mio Dio. Assolutamente! Come il Dio di Hitler non era il mio Dio. Assolutamente! Vedete le storie come diventano…Se volete vi dico ancora di più, leggete il libro di Martin Buber, Eclisse di Dio. Dice che il nome di Dio ora porta tutte le nostre impronte digitali, giace nella polvere ed è il più insanguinato nome di tutta la terra perché, nel nome di Dio, noi abbiamo fatto tanti di quei morti da far spavento!

Qual è il Tempio? Voi siete il Tempio del Signore!

La costruzione divina è l'uomo e, anzi, l'ultimo degli uomini è il vero Tabernacolo di Cristo! Dell'una, dove sta il Santissimo, dice: “Prendete e mangiatemi”, dell'altra: “Quello che avete fatto all'ultimo di voi, l'avete fatto a me stesso”. Sono due identiche equazioni; il vero Tabernacolo vivente di Cristo è l'ultimo di tutti gli uomini.

E questa è la legge che Lui, assieme ai profeti, così riassume: “Io vi do un comando solo: amatevi come Io vi ho amato”. E questo è il riassunto di tutta la legge e di tutti i profeti. Fratelli, è una bella impresa! Adesso comprendete perché dico che pregare è difficile; adesso comprendente perché ringrazio sempre ogni domenica la gente che viene in chiesa per aiutarci a cogliere la Parola insieme; per aiutarci a realizzarla insieme, perché è una impresa che coinvolge tutti.

Ecco perché ogni domenica io ho sempre paura. Adesso per esempio in questi giorni del Cile (1) poiché è scritto, “anche quando tu congiungi le mani, e cioè mi preghi, Io volto altrove la faccia”. Ogni domenica io mi chiedo: “Chissà Dio da che parte guarda!”. “Perché regna ingiustizia nelle vostre assemblee!”. Non è che non dovete venire, venite pure, ma prima fate giustizia! Prima proteggete la vedova e il pupillo, aprite la porta allo straniero e poi venite pure a cantare. Quando, in questi giorni, la preghiera si alza dagli stadi, da che parte Dio guarderà?

[Tratto da David Maria Turoldo, "Il sapore della Pasqua. Una vita rinnovata" (Edizioni San Paolo)]

——–
1) Siamo nel 1987, l'anno della predicazione quaresimale da cui vengono questi testi: il regime di Pinochet, in Cile, comincia a scricchiolare, benché sia ancora saldo. Nel 1988 ci sarà il referendum che porrà fine alla dittatura.

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