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Primo trapianto da donatore samaritano

© Public Domain

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 10/04/15

Grazie alla generosità di una donna che ha dato ad uno sconosciuto un suo rene, sono stati possibili altri 6 trapianti

Primo trapianto in Italia da cosiddetto “donatore samaritano”. Il beneficio di questa particolare condizione è l'effetto domino che ne e' scaturito attraverso il programma di cross over che ha consentito a cinque coppie risultate incompatibili tra loro di poter ricevere un trapianto di rene.

La tecnica del “cross over”
Il punto di partenza di questa tecnica sono coppie di parenti (marito e moglie, fratello e sorella, padre e figlio), tra i quali uno ha bisogno di un rene e l’altro è disposto a donarlo, ma che non sono compatibili per diversi motivi. Per ovviare a questa situazione, le coppie vengono inserite in un database di persone che hanno lo stesso problema. Se per caso si ha una compatibilità incrociata tra coppie, sia a livello immunologico che di gruppo sanguigno, si procede così all’intervento in “cross over”. In pratica il donatore della prima coppia cede il suo rene alla persona malata della seconda e viceversa l’organo del donatore della seconda finisce al malato della prima. Ebbene, questo meccanismo grazie alla donatrice samaritana è avvenuto per ben sei volte (Repubblica, 10 aprile).

In ambito internazionale questo tipo di donazione è ammessa negli Stati Uniti, in Olanda e in alcuni paesi scandinavi. L'organo reso disponibile dal samaritano viene di conseguenza trapiantato ad un ricevente in lista di attesa scelto secondo criteri predeterminati. In questo modo l'organo prelevato dal samaritano rende possibile il trapianto anche di un singolo paziente. La donazione samaritana può essere però utilizzata anche per facilitare il trapianto di potenziali riceventi in coppie incompatibili per motivi biologici, ad esempio soggetti con gruppi incompatibili, tra i quali, mediante meccanismi 'a catena aperta', è possibile effettuare più trapianti: ad esempio, il samaritano dona al ricevente A; il donatore A reso 'libero' grazie al samaritano dona al ricevente B; il donatore B dona al ricevente C, etc. In questo caso quindi il numero dei trapianti effettuati grazie al samaritano è superiore ad uno (Ansa, 9 aprile).

Il parere del chirurgo
«La donazione d’organi da donatore samaritano è una pratica che va plaudita e ammirata e che porta dei vantaggi, ma non va dimenticato che il nodo vero e la priorità resta, comunque, l’incentivazione delle donazioni di organi da cadavere per fare fronte alla domanda crescente di trapianti». A sottolinearlo è il chirurgo Mauro Salizzani, direttore del Centro trapianti di fegato all’Ospedale Molinette di Torino.

La donazione samaritana, afferma l’esperto, «può aiutare ma non risolve certo i problemi del settore trapiantologico. Può certamente favorire la pratica del cross over, innescando una catena di trapianti successiva, però tutto ciò non deve distogliere l’attenzione dal problema centrale che resta, comunque, la donazione da cadavere». la donazione samaritana, chiarisce inoltre Salizzani, «è prevista in Italia solo per il rene e questo per ovvie ragioni: i reni sono due e, dunque, la donazione di uno dei due organi non determina rischi gravi per il donatore» (La Stampa, 9 aprile).

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