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Perché l’Occidente non interviene per fermare le stragi di cristiani?

© Brad Ruggles

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 08/04/15

Il centro di studi Pew Research avverte: in futuro, musulmani sempre più protagonisti negli equilibri mondiali

Si aprono nuovi scenari nel mondo qualora si avverassero le previsioni del centro studi americano Pew Research. Secondo un loro studio probabilmente per la prima volta nella storia, nel 2050 il numero di musulmani nel mondo arriverà quasi ad uguagliare il numero di cristiani. E negli anni successivi lo supererà (Corriere della Sera, 5 aprile)

IL 30% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE
Nel 2010, sulla Terra vivevano 2,17 miliardi di persone di religione cristiana: a metà secolo saliranno a 2,92 miliardi. I fedeli all’Islam erano invece 1,6 miliardi e arriveranno a 2,76. Rispetto alla totalità della popolazione mondiale, la quota di cristiani rimarrà invariata al 31,4% , quella dei musulmani salirà dal 23,2 al 29,7%. In un mondo in cui le tensioni religiose aumentano e determinano conflitti e violenze fino a pochi anni fa impensabili — come quelle viste nei giorni scorsi — questi cambiamenti avranno grande influenza sul futuro del pianeta. 

I LIMITI DEI CRISTIANI OCCIDENTALI
In questo contesto, con i cristiani in Oriente e ora anche in Africa nel mirino dei fondamentalisti, i "cristiani d'Occidente" appaiono sempre più impreparati a gestire il confronto con il mondo musulmano. Come spiega Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera (6 aprile) «anche se invochiamo "mobilitazioni", anche se deprechiamo silenzi e complicità, poi in realtà non sappiamo mai come continuare il discorso, che cosa dire: perché non sappiamo che cosa fare». 

INDICE CONTRO L'EUROPA
Perché, prosegue l'editorialista del Corriere, «siamo consapevoli che quando si arriva al dunque, quando si tratta di mettere piede sul sottile crinale che divide la vita dalla morte, specie noi europei — noi dell’Unione Europea voglio dire — siamo paralizzati dal ricordo del nostro passato, la nostra opinione pubblica è trattenuta da mille scrupoli religiosi, da mille cautele filantropiche, da mille obiezioni legalistiche, da mille timori circa le conseguenze politiche. La disumanità avversaria, insomma, può sempre contare sulla nostra coscienziosa umanità; la barbarie anticristiana farsi forte dell’incivilimento cristiano: almeno oggi».

L'ISOLAMENTO DEL PAPA
Una delle conseguenze di questa "palude" la spiega bene Lucia Annunziata, in un editoriale sull'Huffington Post (7 aprile), che parla della «solitudine in cui è stato lasciato» il «popolarissimo Papa, da mesi voce unica nel denunciare le stragi dei fedeli e oggi unico capo di Stato a puntare il dito contro l'immobilismo delle Nazioni Occidentali su questi eccidi». 

L'INTERVENTO DI GALANTINO
Per Annunziata, «le ragioni di tanto silenzio e imbarazzo degli Stati Occidentali si conoscono molto bene. Le si può leggere in filigrana nelle stesse spiegazioni che il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ha fornito all'intervento di Papa Francesco. "L'appello del Papa non incita allo 'scontro di civiltà' " si è sentito in obbligo di spiegare Galantino. E ha persino chiarito l'ovvio, cioè che Francesco non intende incitare alla "guerra santa"». 

PAURA DI DIFENDERE I CRISTIANI
Il direttore dell'Huffington Post è tranchant: «Questo è il punto su cui si paralizza tutto: la paura che la difesa dei cristiani significhi accendere altre mine nel già duro scontro, significhi dare via libera a una controreazione, significhi infine legittimare tutta quella destra che già ora in Occidente per propri interessi politici soffia sul fuoco del razzismo e dello scontro di civiltà».

IPOCRISIA OCCIDENTALE
Durissimo è il giudizio di padre Giulio Albanese, missionario comboniano, direttore di “Popoli e missione” della fondazione Missio: «È arrivato il momento per l’Occidente di smetterla con l’ipocrisia. Non si può fare affari con l’Arabia Saudita e il Qatar e poi piangere per le stragi. Non è un segreto che questi due Paesi siano tra i finanziatori del terrorismo di matrice salafita» (Trentino, 5 aprile). 

UNA NUOVA IDENTITA' 
Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant'Egidio, prova a ri-definire l'identità dei cristiani alla luce delle ultime stragi. E lo fa in una chiave più ottimistica. «Pasqua di persecuzione non lascia indifferenti tanti europei, nonostante la distrazione del mondo del benessere. C’è qualcosa che colpisce in profondità, facendo riscoprire un volto diverso del cristianesimo e dei cristiani rispetto a come li si raffigurava. Non è solo la reazione, per cui, quando i cristiani sono perseguitati, ci sentiamo un po’ tutti «cristiani»: un’identificazione profonda verso chi subisce una grave ingiustizia» (Corriere della Sera, 6 aprile). 

RITORNO ALLE ORIGINI
C’è soprattutto una riscoperta del volto umile del cristianesimo in questi perseguitati, che abitano paesi del Sud del mondo. «Colpisce la loro forza spirituale – continua Riccardi – espressa nella perseveranza nel frequentare di Domenica le chiese, nonostante le minacce, come avviene in Nigeria o in Pakistan. Forse le immagini dei perseguitati, nel nostro orizzonte, si accompagnano anche alle parole di papa Francesco, che mostra un cristianesimo spoglio e attraente, senza mettere in prima linea divieti e contrapposizioni»

RINNOVATA CONSIDERAZIONE
In questo modo, ragiona Riccardi, si riassesta una nuova immagine dei cristiani, una visione culturale diversa di essi. Lo storico si spinge addirittura oltre: si avverte, dice con uno spirito positivo, «una rinnovata considerazione, con più attenzione e rispetto, della realtà del cristianesimo. Insomma un’altra immagine della realtà cristiana che oggi parla una lingua antica e rinnovata».

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cristiani perseguitaticristiani perseguitati in iraq
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