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È peccato giocare alla lotteria?

<a href="http://www.shutterstock.com/en/pic.mhtml?id=153999305&amp;src=id" target="_blank" />A lottery ticket with ticked numbers</a> © Robert Lessmann / Shutterstock

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padre Paulo Ricardo - pubblicato il 08/04/15

Alcuni guardano a questo e ad altri giochi con un certo puritanesimo, pensando che si tratti di qualcosa di immorale. È vero?

Giocare alla lotteria è peccato? Alcuni guardano a questo e ad altri giochi con un certo puritanesimo, pensando che si tratti di qualcosa di immorale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “i giochi d'azzardo (gioco delle carte, ecc.) o le scommesse non sono in se stessi contrari alla giustizia” [1].

Ci sono ad ogni modo sfumature che devono essere considerate. In primo luogo, bisogna definire cos'è la lotteria. Si tratta di un contratto in cui i partecipanti, mediante il pagamento di un valore irrisorio, si accordano sul diritto di concorrere a un premio molto maggiore del valore che hanno giocato, di modo che il numero delle persone contrattanti determini il valore del premio che sarà sorteggiato. La riffa, il bingo e la tombola sono giochi simili, e il giudizio morale al loro riguardo è praticamente lo stesso.

A parte la legislazione civile e penale specifica di ogni Paese, cosa dire delle lotterie dal punto di vista della morale cattolica? Perché siano moralmente lecite, bisogna osservare alcuni punti, in primo luogo in relazione a chi organizza questi giochi, poi a chi vi partecipa.

Per quanto riguarda gli organizzatori, è importante che non frodino, perché questo significa ingannare le persone che hanno scommesso, e che non ci sia per loro una ricompensa molto elevata, il che farebbe sì che approfittino delle persone e della loro volontà di vincere un premio. È quello che accade, ad esempio, nel jogo do bicho (una lotteria con animali e numeri), che anche se fosse accettato dalle legislazioni locali continuerebbe ad essere immorale perché arricchisce illecitamente le persone che l'organizzano. La lotteria può essere una fonte di alta rendita nel caso in cui, realizzata su iniziativa privata, sia destinata ad opere di carità, o, se viene organizzata dal Governo, funzioni come una sorta di “imposta volontaria”, per cui le persone offrono il proprio denaro al potere pubblico sapendo che questo verrà destinato a qualche finalità stabilita in precedenza.

Quanto alla persona che scommette, è importante che non si privi “di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui” [2] – il che è più comune nei giochi d'azzardo che nelle lotterie, a meno che non si comprino molti biglietti in una sola volta – e che vigili per non diventare dipendente da questo tipo di giochi. Escluse queste due ipotesi, è moralmente accettabile giocare alla lotteria.

Al di là della questione del moralmente permesso, bisogna chiedersi se è consigliabile a livello spirituale partecipare a questi giochi. Dietro le scommesse c'è spesso un atteggiamento spirituale malato che oltre ad alimentare l'ambizione per le ricchezze fa sì che nelle persone diminuisca il proprio amore per il lavoro e aumenti l'ozio, nella speranza che il loro sostentamento cada magicamente dal cielo senza che debbano fare nulla per ottenerlo.

Giocare alla lotteria in genere non è peccato, ma ciò non vuol dire che non dobbiamo essere prevenuti a livello spirituale, curando un rapporto onesto e saggio con le ricchezze. L'illusione della vita oziosa e della ricchezza facile può far dimenticare che la via della santificazione passa proprio attraverso il lavoro, e che il Signore stesso ha esaltato la povertà di spirito come una beatitudine: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” [3].

[1] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2413
[2] Idem
[3] Mt 5, 3

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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