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Che cos’è il fenomeno della transverberazione o «assalto del Serafino»?

© Public Domain
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Perché gli studiosi di mistica parlano anche di «ferite d’amore»?

Nozione. Il termine indica la trafittura dell’epidermide e la penetrazione di un oggetto affilato nel cuore, sia esso freccia, dardo, lancia per opera di Dio stesso o di una creatura celeste di tipo angelico. La transverberazione si chiama «ferita d’amore» quando si manifesta esteriormente. Essa viene inoltre chiamata «assalto del Serafino» perché questo angelo, con il suo intervento, infiamma il cuore di un amore ardente. La sofferenza causata dalla transverberazione ha un’intensità minore rispetto alla ferita d’amore.

Esempi. Sono diversi gli episodi che la tradizione ebraico-cristiana ricorda a proposito del fenomeno.  Nell’Antico Testamento la freccia viene utilizzata per colpire i nemici di Dio. «Accumulerò sopra di loro i malanni; le mie frecce esaurirò contro di loro» (Dt 32,23). Il profeta Isaia si paragona a una freccia posta nella faretra di Dio: «Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra» (Is 49,2). Il Cantico dei Cantici esprime i sentimenti della persona quando il suo corpo viene invaso dalla presenza divina: «Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore!» (Ct 5,8).

Nella patrologia greca e latina ricorre il tema della ferita d’amore ad opera di Dio. Ne fanno riferimento Pseudo Macario, Origene, san Gregorio di Nissa. Anche sant’Agostino ricorda le piaghe di Cristo come ferite d’amore(1).  Nel XVII secolo si intraprende un dibattito in cui ci si interroga sull’identità di queste ferite del cuore: si tratta di autentiche lesioni organiche causate dalla transverberazione oppure di piaghe di origine naturale? Alcuni infatti, come san Giovanni della Croce, parlano di cauterizzazione mistica fra la Trinità e la persona, paragonandola a una purificazione amorosa; altri, studiosi e teologi, parlano di piaghe corporali. Relativamente al cuore di santa Teresa d’Avila, infatti, secondo un esame consueto era emerso un cedimento a livello dell’arteria coronarica. Tuttavia, invece di pensare a una patologia del miocardio, Austin Nogare, certosino, ne individuò la causa nella transverberazione. Anche per santa Veronica Giuliani si ripropone una situazione simile. Dopo la sua morte, coloro che erano presenti affermarono di aver visto sul cuore ciò che lei riferì al suo confessore: che nel suo cuore era stato impresso uno stendardo circondato da due fiamme dove si leggevano le iniziali del nome di Gesù e di Maria, gli strumenti della Passione e una croce. Durante la sua vita racconta di aver avuto diverse transverberazioni. In una vide uscire, dalle cinque piaghe di Cristo, dei raggi luminosi rivolti verso di lei; quattro piaghe contenevano i chiodi e da una di esse uscì una lancia dorata e ardente che venne a colpirla trapassandole il cuore da parte a parte. Già prima aveva avuto una visione di Cristo in croce mentre staccava il braccio sinistro della croce e lo portava verso di lei per ferirle il cuore con il chiodo. Successivamente le apparvero santa Teresa d’Avila e Cristo e durante questa visione vide che una creatura celeste conficcava una freccia d’oro nel cuore della santa. Dopo, Cristo trafisse il suo cuore con la stessa freccia.

Teresa d’Avila racconta questa esperienza descrivendo l’angelo che le apparve in forma corporea: non era grande, ma piccolo e molto bello, con il volto così luminoso da sembrare uno degli angeli molto elevati nella gerarchia celeste, probabilmente un Cherubino. Il dardo che le aveva conficcato nel cuore la lasciò infiammata di un grande amore per Dio e il dolore della ferita le faceva emettere gemiti, ma allo stesso tempo la sua dolcezza faceva sì che desiderasse non finisse. Si trattava di un dolore non fisico, ma spirituale(2). Santa Teresa d’Avila ha vissuto questi fenomeni, anche se senza visione, per cui le sofferenze provate non sono «percettibili al senso e non sono neppure una ferita materiale, ma all’interno dell’anima, senza che si manifesti un dolore fisico»(3).

Ciò non vuol dire, però, che sia del tutto esclusa la percezione della sofferenza; Teresa, infatti, riporta di aver visto un angelo nella sua forma corporea che manteneva un lungo dardo dorato, con all’estremità una punta di fuoco. Racconta di essere stata da esso raggiunta fin nelle viscere, che le avrebbe strappate nel momento in cui fosse stato estratto. Ricordiamo anche la nota visione di san Francesco d’Assisi sul monte della Verna, riguardante un Serafino con sei ali e l’immagine di Cristo crocifisso che invia dei raggi nei piedi e nelle mani del poverello, che fa pensare si tratti di una transverberazione. Claudine Moine, donna laica del XVII secolo, riporta quanto ha vissuto: «Allora vidi il cielo e nostro Signore che, dal trono della sua gloria, mi metteva una freccia o un dardo nel cuore»(4).

Più recentemente, ricordiamo padre Pio, anche lui protagonista di esperienze dolorose. Ebbe la visione di un personaggio celeste che reggeva una specie di strumento, simile a una lancia di ferro molto lunga, con una punta ben affilata, dalla quale sembrava uscire del fuoco. L’angelo gli immerse lo strumento fin nelle viscere fino a strapparle e tirarle fuori(5). Ciò diede origine a una piaga nel costato che preannunciava la stigmatizzazione del santo.

Interpretazione del fenomeno. Nella transverberazione un dardo infuocato spiritualmente colpisce il cuore. A ciò segue un dolore intenso al petto con la comparsa di segni al costato. Essa può esprimersi in un duplice modo. Nel primo caso, il dolore intenso può essere di carattere morale o fisico, o avvertito simultaneamente nell’anima e nel corpo. La ferita d’amore, infatti, non è metaforica, ma un’effettiva manifestazione soprannaturale. La transverberazione che riguarda il fisico ripropone le stigmate visibili, da cui le prime si differenziano perché interessano il costato e il cuore. Nel secondo caso, la transverberazione viene accompagnata o no dalla visione di colui che deve trafiggere il corpo del mistico e che regge lo strumento con cui deve agire.

Gli studiosi di mistica parlano anche di «ferite d’amore» che, come spiega san Giovanni della Croce, sono dei tocchi d’amore che, come saette di fuoco, feriscono e trapassano l’anima, cauterizzandola con fuoco amoroso. Le «piaghe d’amore», invece, riguardano un fenomeno più profondo.  La piaga, infatti, si imprime nell’anima più a fondo e dura di più; pertanto l’anima si sente piagata d’amore. Essa viene prodotta nell’anima dalle maggiori opere di Dio e cioè dall’incarnazione e dai misteri della fede; appare all’esterno o trapassando fisicamente il cuore, per cui si realizza la transverberazione, oppure si manifesta in alcune parti del corpo, nelle mani, ai piedi, nel costato, per cui si parla di stigmatizzazione.

R. Di Muro

  1. Cf Agostino di Ippona, Città di Dio, XVII, 17.
  2. Cf Teresa di Gesù, Vita, 29, 13.
  3. Teresa di Gesù, Relazioni, 5, 17.
  4. C. Moine, Ma vie sécrète, par J. Guennou, Paris 1968, pp. 233-234.
  5. Cf Pio da Pietrelcina, Lettera 500, in Epistolario, San Giovanni Rotondo 1987, I, p. 1065.

[Tratto da Luigi Borriello e Raffaele Di Muro, "Dizionario dei fenomeni mistici cristiani", Ancora Editrice]

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