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“Una famiglia imperfetta” o cosa vuol dire essere genitori?

© P.M WYSOCKI / LUMIÈRE DU MONDE.com
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Il libro di D'Attilio offre una lettura senza ideologie sul tema dell'interruzione di gravidanza.

"Una famiglia imperfetta". La prima opera del giovane scrittore Nicola D'Attilio è una commedia che affronta temi spinosi come aborto e interruzione di gravidanza da una prospettiva diversa dal solito. Paradossalmente più divertente, serena. Il libro racconta la storia di Clelia e Diego. Lei è la maestrina seria e un po’ noiosa, lui l’esperto di marketing che si accompagna a una donna diversa ogni weekend: basta una strana notte e i due si troveranno uniti a fronteggiare l’inaspettato.

Inaspettato è quel bambino che cresce nella pancia di Clelia e che lei non vuole; inaspettate sono le reazioni di Diego, combattuto tra un istintivo senso di responsabilità e il desiderio di una vita "senza problemi"; inaspettati sono i misteri che la gravidanza scoperchia, tra stramberie e problemi di amici e familiari. Inaspettata è la vita che cambia senza che tu sia pronto, e chissà che alla fine non abbia ragione lei.

UN PERCORSO "PARALLELO"
«Ho deciso di affrontare questi temi in un momento particolare della mia vita – commenta D'Attilio ad Aleteia – ho scritto il libro mentre io e mia moglie aspettavamo il nostro primo figlio. Vivendoli in prima persona ti accorgi che questi nove mesi dilatano il tempo: ti fanno riflettere alle nuove prospettive che si aprono nella tua vita quando avvengono eventi gioiosi come questo. Pensi al tuo futuro, a ciò che sarà».

DIEGO IL LIBERTINO
Il tema della genitorialità è affrontato sotto forma di commedia in "Una famiglia imperfetta", cioè in maniera quanto più frivola possibile nonostante la complessità degli argomenti trattati. «Sulla scena ci sono personaggi molto diversi tra loro – prosegue l'autore – c'è un padre, Diego, che ha sempre avuto una vita libertina da un punto di vista sentimentale e che ora è combattuto con il dovere essere un padre responsabile».

CLELIA LA SERIOSA
Di contro c'è Clelia, una donna molto diversa da lui, reduce da un fidanzamento lungo undici anni, che sogna il matrimonio "ragionato" e nel tempo una famiglia. «L'incontro casuale con Diego e la gravidanza inattesa – evidenzia D'Attilio – le sconvolgono la vita: aveva sognato un disegno "semplice" e se ne ritrova con uno completamente diverso e intricato. A lei crolla il mondo addosso e non sa se proseguire la gravidanza o abortire».

I PARADOSSI DI UNA STRANA COPPIA
Il libro non a caso ruota intorno a paradossi: l'aborto, per Clelia, «sarebbe il modo per ricominciare la "sua" vita. Non riesce ad immaginarsi in un ruolo genitoriale. Così come Diego fatica a vedersi come padre. Una mediazione importante la faranno i familiari: per motivi più o meno egoistici tenteranno di dissuadere Clelia dalla sua decisione».

ABORTO SENZA IDEOLOGIE
Un argomento rovente, come quello dell'aborto, viene dunque trattato spogliato dalle ideologie. «Non è una battaglia schierata tra pro-life o viceversa, ma si basa su emozioni personali, stati d'animo dei protagonisti. Piuttosto volevo evidenziare in ottica positiva l'imprevedibilità della vita, quello che alcuni chiamano destino o caso ma che, in chiave cristiana – ragiona l'autore – può essere visto come un disegno della Provvidenza, ecco perché dico che si viaggia ben oltre le ideologie».

LA RESPONSABILITA' DI ESSERE GENITORI
Nel corso del romanzo, i protagonisti riflettono sul senso di diventare o meno genitori, sulle responsabilità che questo ruolo comporta, su come cambierebbe le loro vite e il loro futuro. In questo si incrociano con le storie di altre due coppie: i genitori di Clelia, che pur attraverso crisi, segreti e rivelazioni, sono riusciti a tenere in piedi il loro matrimonio e il loro essere genitori; Marta e Matteo, amici intimi di Diego che sperano di diventare presto genitori (loro sì!), ma si trovano incontro ai problemi che crea una gravidanza che tarda ad arrivare.

Tags:
aborto
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