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Onorate questi 4 desideri di San Giovanni Paolo II sul letto di morte

AFP/ Pool

Tom Hoopes - Aleteia - pubblicato il 02/04/15

Il pontefice polacco aveva un progetto pratico per la Chiesa

Ai commentatori spesso sfugge ciò che ha reso Giovanni Paolo II un genio che ha cambiato il mondo: ha fatto quello che molti ritengono impossibile – ha cambiato la vita quotidiana dell’oltre un miliardo di cattolici che guidava e ha regolato la traiettoria della Chiesa.

Ci è riuscito creando “fatti”, pratiche concrete che hanno trasformato i suoi desideri in realtà. Ecco qualche rapido esempio:

• Non si è limitato a esortare i giovani a riscoprire la propria fede – ha inaugurato le Giornate Mondiali della Gioventù e ha messo in pratica il suo invito.

• Non si è limitato a chiedere alle istituzioni cattoliche di seguire il magistero – ha promulgato un nuovo Catechismo universale, rendendo difficile non farlo.

• Non si è limitato a dire che siamo tutti parti integranti della Chiesa – ha viaggiato in tutto il mondo per dimostrarlo.

• Non si è limitato a chiederci di riscoprire Cristo – ha fatto del 2000 un Anno Giubilare dedicato a Gesù.

Nulla mostra questo stile di leadership più chiaramente dei suoi ultimi cinque anni di vita. Nel 2001 ha riassunto il Grande Giubileo nella sua lettera apostolica Novo Millennio Ineunte (All’inizio del nuovo millennio) e poi ha esortato “vivamente” la Chiesa a seguire la “programmazione” per ricominciare in Cristo.

Non ha chiesto solo un programma. Il pontefice anziano e sofferente ha trasformato instancabilmente le sue richieste in “fatti”. Ecco quattro desideri che ha perseguito negli ultimi anni della sua vita con il suo stile inimitabile.

1) Il papa ha chiesto alla Chiesa di promuovere l’Eucaristia domenicale

La massima priorità di Giovanni Paolo II per la Chiesa era l’Eucaristia domenicale. Non la Messa quotidiana, non il Primo Venerdì, né l’adorazione eucaristica. Per quanto splendide e benefiche siano tutte queste realtà, Giovanni Paolo II considerava la Messa domenicale la chiave di tutto.

Sapeva che l’atto di impegnarsi nella Messa domenicale trasforma. Quando una famiglia decide di andare a Messa la domenica ogni settimana, Dio diventa il suo centro e la sua identità, il suo unico appuntamento non negoziabile, il suo collegamento settimanale al prossimo. Per una famiglia che va a Messa la domenica, Dio è il punto fermo e il vincolo che lega.

Giovanni Paolo II non si è limitato a chiederlo, trascorrendo cinque anni a creare “fatti” per metterlo in pratica. Ha proclamato un Anno dell’Eucaristia, ha scritto un’enciclica e per gli anglofoni ha supervisionato un processo che ha riformato il Messale Romano e ha ritradotto la Messa, attirando i cattolici con novità e autenticità allo stesso tempo.

2) La Confessione

Giovanni Paolo II ha quindi chiesto ai vescovi di avere “fiducia, creatività e perseveranza” per ristabilire il sacramento della riconciliazione nelle loro diocesi.

Quando ha parlato della crisi nella Chiesa nel 2001, intendeva l’abbandono della confessione da parte di molti cattolici, ritenendolo la causa di una crisi del senso del peccato nel mondo. Nella lettera inviata il Giovedì Santo del 2002 ai sacerdoti, ha collegato questo fatto agli scandali che hanno avuto come protagonisti i presbiteri: se un sacerdote vuole offrire l’Eucaristia al suo gregge senza offrire la confessione, è diventato desensibilizzato nei confronti del peccato mortale, e questo comporta un grave pericolo.

Nella sua enciclica eucaristica del 2003, il papa usava un linguaggio formale per chiedere che la regola della Chiesa venisse applicata, sottolineando che “al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale”.

Faceva quindi seguire la sua richiesta da un “fatto”. La seconda Domenica di Pasqua è la domenica in cui il Vangelo racconta la storia dell’istituzione del sacramento della Riconciliazione. Nel 2001 il pontefice ha dichiarato quel giorno Domenica della Divina Misericordia, con un’indulgenza per chi l’osserva e si confessa. Dio e la Chiesa hanno ratificato la sua decisione: è morto la Domenica della Divina Misericordia del 2005, è stato beatificato quel giorno del 2011 e canonizzato quel giorno del 2014.

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