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Il Sudario di Oviedo coprì il volto di Gesù? La scienza sembra confermarlo

© Public Domain
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Una intervista alla biologa e botanica Marzia Boi

di Paolo Centofanti

Una intervista alla biologa e botanica Marzia Boi, ricercatrice al Laboratorio di Botanica del Dipartimento di Biologia dell'Università delle Isole Baleari, a Palma di Maiorca, Spagna. La studiosa, tramite studi sul Sudario di Oviedo, ha individuato uno stesso peculiare polline presente pure sulla Sacra Sindone, l'Helichrysum SP. Queste e altre ricerche sono state recentemente annunciate dall'UCAM – Università Cattolica di Murcia in Spagna (vedi SRM). Abbiamo chiesto alla dottoressa Boi di spiegarci meglio le procedure seguite e i risultati definiti nel corso dei suoi studi, chiedendole anche un parere su alcuni frequenti errori e disinformazioni che a volte capita di leggere o vedere su alcuni mezzi di informazione. L'intervista segue quella rilasciataci dal criminologo direttore dell'EdicesGruppo di Investigazione del Centro Spagnolo di Sindonologia – Equipo de Investigación del Centro Español de Sindonología.

Come avete individuato il polline Helichrysum, e quali sono eventualmente i margini di incertezze o probabilità che sia proprio quel tipo di polline ?
Il polline più abbondante sulla Sindone appartiene alla famiglia delle Asteraceae, come lo è anche la specie Gundelia tournefortii, che io ho determinato come elicriso. Se osserviamo i caratteri micromorfologici con alti ingrandimenti di un polline, siamo in grado di scartare o confermare a livello più specifico un tipo. Il polline ritrovato nel Sudario di Oviedo è molto similare a quello della Sindone che ho identificato come del genere Helichrysum. Se torniamo indietro nella storia si scopre che questa pianta ha avuto durante il primo secolo un importante valore, raccontato dagli storici Plinio il Vecchio e Dioscoride. Dai fiori freschi dell'elicriso si estraeva un pregiato olio usato come rigenerante della pelle, antifungino e antibatterico che tutt'oggi è apprezzato nel campo medico. Diverse specie di Helichrysum, distribuite nel bacino mediterraneo sono state usate per produrre quest'olio. L'uso dell'olio di elicriso ci riporta ai primi secoli dopo Cristo, con il tempo infatti sono cambiati gli usi e abitudini; nell'antichità nessun altro olio della famiglia delle Asteraceae ha avuto così tanta importanza.

Quali metodologie utilizzate?
Per quanto riguarda i campioni del Sudario di Oviedo le analisi sono effettuate con microscopia elettronica e con microanalisi. Gli studi dei pollini della Sindone di Torino attualmente non si stanno  realizzando per mancanza di campioni; ho soltanto revisionato i lavori pubblicati precedentemente e realizzato osservazioni su pollini conosciuti che ho comparato con le foto pubblicate. In una foto con microscopia elettronica il polline di elicriso è stato identificato come appartenente a  un'altra famiglia, il che è stato un errore che mi ha portato ad approfondire sul tema dei pollini sindonici. Per quanto riguarda il Sudario, è stato trovato un polline fotografato con microscopio ottico (con meno definizione e ingrandimenti) e recentemente un altro rinvenuto durante un esame con microscopia elettronica, che potrebbe confermare la coincidenza del genere Helichrysum presente sulla Sindone.

Perché è importante Helichrysum SP?
Secondo le tradizioni durante la storia è entrato a far parte di unguenti e balsami per la pelle e ferite; così entra in un contesto ritualistico  sicuramente con altri prodotti botanici, con resine, come la mirra e l'incenso, tra le più conosciute, il ladano e il galbano o l'olio di lentisco. Questi aromi sono fra i prodotti più cari ed esclusivi dell'area mediterranea che ancora oggi si usano nell'alta cosmetica.

Dal punto di vista degli studi botanici, quali sono le analogie o le coincidenze con la Sindone?
Il Sudario di Oviedo probabilmente non è stato parte del lenzuolo funerario ma è  stato usato precedentemente come telo per coprire il viso e asciugare sangue ed emorragie; infatti, secondo il rito ebreo, il sangue deve essere seppellito assieme al corpo. Quindi è possibile che sul Sudario l'applicazione di unguenti sia stata solo accidentale o che il telo non abbia ricevuto lo stesso trattamento che la tela mortuaria. Nonostante ciò, sorprendono le evidenze  dei pollini di questa reliquia simili con la Sindone che verrebbero a indicare i resti di unguenti e balsami applicati durante il momento concreto del funerale e seppellimento.  Visto che gli studi a livello botanico su tele funerarie antiche sono scarsi, e che mancano ricerche guida alle quali allacciare questi ritrovamenti, sarebbe dunque utile riesaminare i pollini ancora presenti nella Sindone, poter relazionare le due reliquie ed eventualmente arrivare a confermare i fatti storici in base ai pollini presenti.

Quali altri tipi di polline o comunque di altre specie botaniche avete individuato?
I pollini più abbondanti della Sindone sono quelli delle famiglie AsteraceaeCistaceaeApiaceae e Anacardiaceae, alle quali appartengono i taxa HelichrysumCistusFérula a Pistacia, piante dalle quali si ricavano pregiati unguenti. Il Sudario di Oviedo è stato conservato protetto dall'aria durante diversi secoli, un fatto che evidenzia che i pollini non sono molto abbondanti, ma che, essendo presenti, possono consolidare o contrastare molti dati sulle due reliquie. Se avessero ricevuto un trattamento a base di unguenti, questi si sarebbero ossidati e secchi, con struttura crostosa nelle quali troveremmo i pollini. Sul Sudario di Oviedo si stanno identificando i pollini presenti; lo studio non è concluso perciò preferisco aspettare e non avere conclusioni affrettate sui ritrovamenti delle varie microtracce.

Escludete quindi che possano esservi state contaminazioni, come alcuni sostengono? Quali analisi prevedete di effettuare in futuro ?
Le contaminazioni polliniche esistono sicuramente perché difficilmente il polline che arriva ad appoggiarsi a una superficie  è capace di rimanere attaccato durante secoli; se ciò fosse accaduto, sarebbe un vero miracolo! Nel caso dei pollini entomofili più abbondanti che sono stati analizzati da altri botanici prima di me, dei quali io solo rettifico la specie Gundelia per Helichrysum; dubito che siano dovuti a inquinamento posteriore, bensì credo appartengono al residuo degli unguenti applicati al corpo e sulla tela durante un antico rituale funerario. Nell'Università delle Isole Baleari (Spagna) mi dedico ai controlli botanici con la microscopia elettronica ed a altre possibili tracce che si possono analizzare per microanalisi delle polveri del Sudario di Oviedo. Purtroppo i campioni sono finiti e rimane meno della metà delle polveri aspirate dal Sudario di Oviedo da processare e analizzare.

Dal suo punto di vista, su quali questioni solitamente si fa più confusione, disinformazione, o comunque errata informazione sulla Sindone e su questo tipo di studi?
Proporrei a tutti i ricercatori che hanno realizzato analisi e studi vari su queste reliquie che fossero più precisi con i metodi di studio seguiti, quindi che in un certo senso fossero più “accademici”. Per potere affermare qualcosa si ha bisogno che il procedimento e il metodo scientifico sia corroborato, e quindi deve essere esposto alla comunità interessata per poter conoscere esattamente come si è proceduto ai risultati. Ciò è importante per poter affermare le conclusioni, che a volte sorprendono per la frivolezza e che fanno l'effetto contrario di non considerare lo studio come rilevante. Tanta gente parla e riferisce gli studi della Sindone, ma pochi hanno la giusta competenza per farlo!

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*Paolo Centofanti è Direttore SRM – Science and Religion in Media

Qui l'articolo originale apparso su SRM 

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