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David Henrie torna alla fede con l’ultimo film di Verástegui

© DR

Religión en Libertad - pubblicato il 29/03/15

Little boy, una bella pellicola su fede e famiglia

“I maghi di Waverly”, produzione originale di Disney Channel per la televisione, è apparsa nel 2007 e ha rappresentato il lancio come star a livello internazionale non solo dell'attrice e cantante Selena Gómez (Alex Russo nella serie), ma anche di David Henrie nel ruolo di Justin, il più grande dei fratelli Russo – una famiglia particolare di apprendisti maghi le cui storie hanno vinto vari premi Emmy.

Il secondo grande ruolo di David, che ora ha 25 anni, è senz'altro quello che ha interpretato agli “ordini” di Alejandro Monteverde (Bella) in Little Boy, una produzione alla quale partecipa Eduardo Verástegui e che uscirà il 24 aprile negli Stati Uniti (vedere sotto il trailer). Henrie ha il ruolo del fratello maggiore del protagonista, un bambino di sette anni che ha un rapporto molto speciale con il padre, richiamato durante la II Guerra Mondiale, e che farà tutto ciò che è in suo potere perché torni a casa.

In Little Boy la fede ha un ruolo di grande rilievo, perché il bambino mette in pratica l'avvertimento evangelico per cui quando è autentica smuove le montagne. Nel suo ruolo di fratello maggiore del bambino, Henrie è scettico di fronte a questa fede, e questo era anche il suo atteggiamento personale, pur essendo stato educato come cattolico in una famiglia di origine italiana e fortemente cristiana.

È stato proprio durante le riprese di Little Boy che David (che ha partecipato insieme a Verástegui a varie iniziative pro-vita) ha riconsiderato tutta la questione. In una conferenza stampa sul film svoltasi a New York il 26 febbraio, ne ha parlato così ai media, secondo quanto riferisce Breathcast: “[I produttori di Little Boy] hanno cambiato la mia vita, aiutandomi a trovare un bene maggiore e a risvegliare il bambino che c'è nel mio cuore, facendomi tornare alla mia fede, restituendomi le mie convinzioni… Questo ha cambiato completamente la mia vita”.

David ha detto che quando ha letto la sceneggiatura è entrato in un caffetteria e si è messo a piangere. Poi ha chiamato il suo agente e gli ha detto: “È il miglior copione che abbia mai letto. Per favore, inseriscimi in questo progetto”.

“Non sapevo che ci fossero dei cristiani dietro questa idea”, ha aggiunto, visibilmente emozionato, riferendosi a Monteverde, Verástegui o ai produttori de “La Bibbia” e “Figlio di Dio”, Mark Burnett e Roma Downey, “ma sarò sempre grato a Little Boy perché è il film che mi ha salvato la vita, che prima di questa interpretazione si trovava in una fase di agnosticismo”.

Dal punto di vista professionale, per lui ha rappresentato un importante cambiamento di registro, essendo abituato ai ruoli da giovane simpatico e scanzonato nelle commedie. In questo film ha dovuto invece portare alla luce la sua migliore vena drammatica, preparata ad emozioni forti.

Il bambino protagonista del film, Jakob Salvati, è figlio di un pastore protestante, e come racconta Christian Post, anche in questo caso c'è un rapporto tra la sua vita e il ruolo interpretato in Little Boy: “Ho sentito i predicatori in chiesa dire che puoi smuovere le montagne solo con la fede di un granello di senape, e nel film anziché smuovere montagne cerco di porre fine alla guerra”, ha detto il piccolo in una convenzione di produttori cristiani a Nashville (Tennessee, Stati Uniti) alla fne di febbraio.

Nel film il suo personaggio, Pepper Flynt Busbee, è cattolico, e quando il parroco scopre quanto sia grande la sua fede e a quale scopo vuole utilizzarla gliene chiede una prova mediante il precetto cristiano dell'amore per i nemici, diventando amico dell'unico giapponese del paese, Hashimoto.

“Hashimoto è odiato da tutti”, ha spiegato Eduardo Verástegui commentando il film; “anche dal bambino, che vede in lui il motivo per il quale il padre è in guerra, ma il sacerdote gli dice: 'La tua fede non può agire se nutri odio nel tuo cuore. Diventa suo amico'. In altre parole, se vuoi essere perfetto, ama i tuoi nemici”.

È questo, in ultima istanza, il messaggio del film, ha spiegato David Henrie, condensandolo in un interrogativo a mo' di riflessione: “In cosa riponi la tua fede? In te stesso o in qualcosa di più grande di te?”

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
cinemafede
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