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Perché un cattolico è “obbligato” ad andare a Messa la domenica?

AFP PHOTO / MARCO BERTORELLO

ITALY, Ventimiglia : Rogue trader Jerome Kerviel attends a mass at Sant Agostino's church during his march from Rome to Paris, on May 17, 2014 in Vintimille (Ventimiglia). Kerviel could finally be behind bars this weekend after being ordered to present himself at a police station as soon as he returns to France. Kerviel, whose high-risk trading cost his former employer Societe Generale nearly five billion euros, is currently on a walk from Rome to Paris which is intended to highlight what he regards as the unfair treatment he has received from the courts. Kerviel embarked on the walk after meeting briefly with Pope Francis on February 19 and he was still in Italy a month later when France's top appeals court upheld his 2010 conviction for breach of trust, forgery and entering false data. AFP PHOTO / MARCO BERTORELLO

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 27/03/15

Spiegazioni sul precetto domenicale

Nel corso della storia dell'umanità, ha prevalso un criterio di vita che ha consistito – e si è limitato – solo nel soddisfare gli istinti più elementari: bere, mangiare, divertirsi, avere la salute. Per questo è “obbligatorio” cercare denaro, e per averlo è “obbligatoria” la legge del lavoro.

Com'è ovvio, per chi ha ridotto la sua vita a questo non c'è spazio per altre realtà, altrettanto o più importanti, come quella spirituale.

Sappiamo, però, che far fronte alle necessità di base, parlando a livello materiale, non è sufficiente nella vita: l'essere umano è anche un essere spirituale. Gesù lo ha ricordato chiaramente: “Non di solo pane vivrà l'uomo” (Mt 4,4).

Abbiamo quindi l'“obbligo” di preoccuparci della nostra vita spirituale ricevendo tutto ciò che Dio ci dà, la vita che ci offre.

Bisogna saper dunque comprendere la parola “obbligo”. Perché è obbligatorio andare a scuola? Perché è obbligatorio rispettare uno schema di vaccinazioni? Perché è obbligatorio pagare le tasse? Perché è obbligatorio mangiare? Anziché dire “obbligare” possiamo parlare di “soddisfare una necessità”; il tutto per un bene superiore.

Un adulto responsabile, maturo e sensato vede il rispetto delle norme come necessario, non obbligatorio; nel caso dei bambini, essi non vedono tanto la necessità, ed è allora che bisogna parlare loro di obbligo; scopriranno con il tempo la logica della necessità.

Tutti noi abbiamo diritti e doveri o obblighi. È chiaro e viene dato per scontato. Lo stesso vale nel progetto di fede – la vita ecclesiale non è l'eccezione. Nella Chiesa abbiamo diritti e doveri.

Quando c'è una legge o una norma, se vogliamo agire come adulti non dobbiamo limitarci solo a rispettarla, ma dobbiamo cercare di capirne le ragioni; dobbiamo vedere la necessità di rispettarla.

Da secoli, la Chiesa ha prescritto degli “obblighi” che i fedeli cristiani devono rispettare fedelmente. E se la Chiesa comanda qualcosa c'è una ragione, è tutto per il bene. Uno di questi doveri è partecipare a tutta la Messa la domenica e nelle feste di precetto.

Perché bisogna andare a Messa nei giorni festivi?

Prima di tutto perché Dio è la ragione della nostra vita e siamo disposti, si suppone, a tutto per amor Suo. In secondo luogo, la partecipazione alla Messa è necessaria per un corretta vita cristiana vissuta in comunità; in questo modo si costruisce la Chiesa.

Bisogna purificare le motivazioni per andare a Messa, perché purtroppo alcuni ci vanno perché bisogna stare “in buoni rapporti” con Dio, perché se poi gli si deve chiedere qualcosa magari non la concede.

Altro ci vanno perché non andare a Messa è peccato, e ovviamente non bisogna commettere peccati, altri ancora perché essendo padri di famiglia devono dare l'esempio in famiglia; altri perché non vogliono fare brutta figura davanti a Tizio e Caio o dare una brutta impressione…

Da dove deriva quest'obbligo?

Uno dei motivi più importanti per rispettare il precetto di ascoltare la Messa tutte le domeniche e nelle feste comandate è che si tratta di un precetto di diritto naturale. Sì, di diritto naturale, perché per natura è necessario dedicare una giornata al riposo e al culto di Dio.

Con il passare del tempo, questo precetto ha cambiato giorno: nell'Antico Testamento era il sabato, nel Nuovo Testamento la Chiesa, con la resurrezione del Signore, lo ha spostato alla domenica, diventata il primo giorno della settimana. Il giorno è dedicato al Signore, è il dies Domini; per questo è stato chiamato domenica.

Ma attenzione, l'obbligo del precetto per la domenica e le feste è triplice: partecipare all'intera Messa, astenersi da ciò che impedisce di rendere culto a Dio e godere del dovuto riposo. “La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa; si astengano inoltre, da quei lavori e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo” (Codice di Diritto Canonico, can. 1247).

Quando si parla del dovere del riposo, si parla solo ed esclusivamente di ogni lavoro remunerato o di ogni lavoro servile, ovvero questo obbligo non si riferisce a chi svolge attività non remunerate anche se presuppongono tempo e sforzo, come la pulizia della casa, la preparazione del cibo, le riparazioni nel luogo di residenza, lavare e stirare i panni, eccetera.

“È comunque un loro obbligo di coscienza quello di organizzare il riposo domenicale in modo che sia loro possibile partecipare all'Eucaristia, astenendosi dai lavori ed affari incompatibili con la santificazione del giorno del Signore, con la sua tipica gioia e con il necessario riposo dello spirito e del corpo” (Lettera apostolica Dies domini, n. 67).

Quali sono i giorni in cui dobbiamo andare a Messa?

“Il giorno di domenica in cui si celebra il mistero pasquale, per la tradizione apostolica deve essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo di precetto. Ugualmente devono essere osservati i giorni del Natale del Signore Nostro Gesù Cristo, dell'Epifania, dell'Ascensione e del santissimo Corpo e Sangue di Cristo, della Santa Madre di Dio Maria, della sua Immacolata Concezione e Assunzione, di san Giuseppe, dei santi Apostoli Pietro e Paolo, e infine di tutti i Santi.
§2. Tuttavia la Conferenza Episcopale può, previa approvazione della Sede Apostolica, abolire o trasferire alla domenica alcuni giorni festivi di precetto”(Codice di Diritto Canonico, can. 1246).

Ovviamente anche la domenica di Pasqua, perché il terzo precetto della Chiesa è comunicarsi per la Pasqua di resurrezione: “Ogni fedele, dopo che è stato iniziato alla santissima Eucaristia, è tenuto all'obbligo di ricevere almeno una volta all'anno la sacra comunione. Questo precetto deve essere adempiuto durante il tempo pasquale, a meno che per una giusta causa non venga compiuto in altro tempo entro l'anno” (can. 920).

Chi è obbligato?

L'obbligo di ascoltare la Messa riguarda solo ed esclusivamente i fedeli cattolici che hanno l'uso della ragione, non sono legittimamente impediti o impossibilitati e non hanno una dispensa.

Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che “alle leggi puramente ecclesiastiche sono tenuti i battezzati nella Chiesa cattolica o in essa accolti, e che godono di sufficiente uso di ragione e, a meno che non sia disposto espressamente altro dal diritto, hanno compiuto il settimo anno di età” (can. 11).

Non c'è un limite di età superiore per il compimento del precetto, come invece si verifica con l'obbligo di digiunare: il digiuno va dalla maggiore età (18 anni) ai 59 anni compiuti. L'astinenza va dai 14 anni alla morte.

Chi è dispensato?

Ci sono persone che sono dispensate dal compimento del precetto, ma non è il fedele stesso a concedersi questa dispensa. È necessario richiederla quantomeno al parroco, ovvero la persona non si “autodispensa”.

Chi in un giorno specifico o in alcuni giorni concreti non può compiere il precetto di ascoltare la Messa intera la domenica e le feste di precetto deve cercare il proprio parroco perché gli conceda la dispensa.

“Fermo restando il diritto dei Vescovi diocesani di cui al ⇒ can. 87, il parroco, per una giusta causa e conforme alle disposizioni del Vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall'obbligo di osservare il giorno festivo o di penitenza, oppure commutarlo in altre opere pie; lo stesso può anche il Superiore di un istituto religioso o di una società di vita apostolica, se sono clericali di diritto pontificio, relativamente ai propri sudditi e agli altri che vivono giorno e notte nella loro casa” (can. 1245).

“L'Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l'agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all'Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne siano dispensati dal loro parroco. Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2181).

Con la dovuta dispensa possono lavorare legittimamente la domenica e le feste di precetto coloro che, in coscienza, devono realizzare servizi essenziali per la comunità (polizia, pompieri, medici, infermieri, personale di vigilanza, addetti ai servizi di trasporto pubblico…) e coloro il cui lavoro è in funzione del riposo altrui (centri commerciali, ricreativi, sportivi, culturali, ristoranti…).

Lo stesso vale per coloro che nelle zone rurali devono svolgere lavori agricoli per poche settimane, ad esempio la semina o il raccolto, periodi in cui non si può prescindere dal lavoro neanche di un giorno solo per ovvie ragioni.

La Chiesa favorisce il rispetto

1. Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente (can. 1248, 1).

2. Per coloro che vivono in un luogo in cui non si celebra la Messa: “Se per la mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica, si raccomanda vivamente che i fedeli prendano parte alla liturgia della Parola, se ve n'è qualcuna nella chiesa parrocchiale o in un altro luogo sacro, celebrata secondo le disposizioni del Vescovo diocesano, oppure attendano per un congruo tempo alla preghiera personalmente o in famiglia o, secondo l'opportunità, in gruppi di famiglie” (can. 1248, 2).

3. I fedeli che devono lavorare la domenica o i giorni festivi dovrebbero avere un altro giorno di riposo durante la settimana, e in quel giorno dedicarsi a rendere culto a Dio – il che, come si è detto, è di diritto naturale –, anche se in quel caso l'assistenza alla Messa non è obbligatoria.

Ciò vuol dire che i fedeli legittimamente impediti e/o dispensati non hanno il dovere di ascoltare la Messa, anche se si raccomanda vivamente che vadano a Messa in un altro giorno della settimana. È una raccomandazione, non un precetto, ma si mantiene l'obbligo di rendere culto a Dio.

Spesso i vescovi dispensano dal precetto di ascoltare la Messa nelle feste di precetto quando non sono feste civili.

La dispensa concessa dall'autorità ecclesiastica vale solo per un giorno concreto in cui, a causa di qualche turno lavorativo, è realmente impossibile andare a Messa.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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liturgia
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