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Lettera di un padre morente a sua figlia

© Stanford University / Youtube
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Poche righe di grandissimo impatto con un solo messaggio: l’amore appaga ogni richiesta mondana

Un giovane neurochirurgo, padre di una bimba appena nata, confida alla figlioletta e ai colleghi di Stanford, sensazioni, pensieri e la gratitudine di quanta gioia ha potuto sperimentare con la nascita della propria bimba avvenuta a pochi giorni dalle dimissioni dall'ospedale. Ecco come conclude la sua lettera dopo aver parlato dello scorrere del tempo nella vita e sul lavoro e come esso sia un fattore cruciale per salvare pazienti ma anche nella vita di chi – come lui – sta affrontando il cancro, seppur sperimentando una inversione fortissima di come egli vive il tempo:

Sospetto di non essere il solo a raggiungere questo stato piuccheperfetto. La maggior parte dei sogni sono raggiunti o abbandonati; in ogni caso, appartengono al passato. Il futuro, invece di una scala verso gli obiettivi della vita, si appiattisce in un perpetuo presente. Soldi, stato sociale, tutte le vanità descritte dai predicatori, sono così poco interessanti: si tratta di inseguire il vento, senza dubbio.

Ma c'è qualcosa a cui il futuro non può essere rubato: mia figlia, Cady. Spero di vivere abbastanza perché abbia qualche ricordo di me. Le parole hanno una longevità che io non ho. Ho pensato che avrei potuto lasciarle una serie di lettere – ma cosa direbbero davvero? Non so come sarà questa ragazza a 15 anni; non so nemmeno se le piacerà il soprannome che le abbiamo dato. Forse c'è solo una cosa da dire a questa neonata, che è tutta futuro, sovrapposta brevemente a me, la cui vita, salvo l'improbabile, è tutto meno che passato.

Il messaggio è semplice: quando arriverai ad uno dei momenti della vita in cui dovrai stilare per te un resoconto di te stessa, fornire un compendio di ciò che sei stata, hai fatto, e hai significato per il mondo, non sottovalutare, ti prego, di aver riempito di gioia a sazietà i giorni di un uomo morente, una gioia a me sconosciuta in tutti i miei precedenti anni di vita, una gioia che non vuole più e più cose, ma si ferma, soddisfatta. In questo momento, proprio ora, è una cosa enorme.

L'autore si chiamava (è morto il 9 marzo scorso) Paul Kalanithi, e l'articolo integrale e tradotto è apparso sull'Huffington Post.

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