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Religiose a Bolzano: “una donna può andare a dire la messa? Certo che sì”

Jean Marie HEIDINGER/CIRIC
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La Chiesa di Bolzano-Bressanone affronta temi spinosi senza restrizioni e senza tabù

da Alto Adige, di Alan Conti 

BOLZANO. La Chiesa è donna. Perché ne è fondamento e componente essenziale. La modernità, però, bussa alla porta delle Cattedrali e pretende qualcosa di più: un ruolo diverso per la componente femminile del mondo cattolico. Più forte, più rappresentativo o anche semplicemente più determinante nell’indicare la strada.

Nel magma dei temi forti che il sinodo diocesano ha messo sul tavolo del futuro della chiesa altoatesina questo dal riflesso rosa è di certo tra i più sentiti e discussi. Sono le stesse donne a portarlo in primo piano assieme a una riflessione sulla capacità di avvicinare bambini e giovani: quasi un lampo di natura materna. Se ne parla, dunque, tra i padiglioni della Fiera durante il Forum organizzato ieri per tutta la giornata. Una manifestazione strutturata attorni a tavoli e stand tematici, dialoghi aperti e dibattiti. La fede, la liturgia, il sacerdote del futuro, la pastorale e le parrocchie sono gli argomenti discussi da tutto il mondo cattolico: dal vescovo Ivo Muser fino al diacono di periferia passando per suore, frati e semplici fedeli.

«Chiariamo subito che certe decisioni non possono essere competenza del nostro sinodo territoriale – le parole di suor Irmgard Senoner di San Paolo – ma è indubbio che il ruolo femminile all’interno della Chiesa può crescere. Io sostengo che, prima o poi, arriveremo senz’altro a vedere una donna che dice la messa. D’altronde, fatta salva la legge ecclesiastica che è umana, nelle Sacre Scritture non c’è nulla che impedisca esplicitamente questo esito. Non vedo perché escluderlo a priori». Sorella Benedikta Gürschler, a fianco, sorride e annuisce. «Certo, si può migliorare molto in questa prospettiva. Credo ci si debba anche concentrare sul come avvicinare le nuove generazioni al messaggio cristiano. È vero che spesso ci consigliano di utilizzare mezzi di comunicazione che siano più vicini ai ragazzi, ma prestiamo attenzione al messaggio. Concetti come la giustizia e la pace tra i popoli non sono mai fuori dalla modernità. Vanno solo declinati al meglio». «Credo siano determinanti le famiglie in questo – interviene il rettore del Vizentinum Fabian Tirler – perché è lì che cresce il seme della cristianità. Su quel germoglio possiamo lavorare noi, ma se manca diventa complicato». Cresce anche nelle famiglie di divorziati? «Sì, certo, non cambia nulla».

A chiedere un allargamento dei contorni che la Chiesa disegna attorno alla donna è anche il mondo laico, come conferma Rosanna Maltauro, collaboratrice nella parrocchia di San Giacomo. «Se diamo la possibilità a papa Francesco di incidere in profondità io credo che la dimensione femminile nella chiesa cambierà in modo radicale. Le avremo anche a spiegare la predica dall’altare. Sicuro». «Diamo un esempio di una Chiesa più aperta – rafforza il concetto Elida Della Lucia – perché in questo momento la trovo un po’ chiusa. È anche per quello che i giovani se ne allontanano. Non hanno offerte e trovano sempre troppi paletti. Andrebbe, invece, cercato il coinvolgimento di tutti nel modo più ampio possibile». Intanto suor Angelika Kuenig di Merano si sorprende della nostra domanda: «Se una donna può andare a dire la messa? Certo che sì. Potrebbe anche farla meglio se è per quello».

Naturalmente i vertici della diocesi, sul tema, vanno più cauti. «Il sacerdozio femminile non è un nodo che può risolvere il nostro sinodo e forse non è nemmeno stringente chiederselo adesso» le riflessioni del vicario generale del vescovo don Michele Tomasi. «Non è detto, però, che non si possano trovare forme che diano nuovo slancio al già fondamentale ruolo della donna nella Chiesa. Io non escluderei la riflessione su figure che siano in questo senso innovative. Poi, certamente, tutto questo discorso può essere impostato anche su scala più piccola valorizzando più e meglio quegli aspetti che rendono la donna essenziale nell’esistenza della Chiesa stessa».

Qui l'articolo originale da Il Timone

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