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Calvary: il sacerdote buono, la pederastia e la speranza

Reprisal Films

Juan Orellana - pubblicato il 23/03/15

La chiave del film è il perdono, ma non tutti lo capiscono

Questo film dell'irlandese John Michael McDonagh continua a suscitare polemiche interessanti. C'è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi lo vede mezzo vuoto. Ricordiamo brevemente la trama: James (Brendan Gleeson) è un vedovo diventato sacerdote cattolico, parroco in un paese costiero della contea di Sligo. Un giorno riceve in confessionale un inquietante penitente, che riferisce di essere stato violentato in modo sistematico da un sacerdote pederasta durante la sua infanzia. Ora, dopo un'esistenza traumatica, ha deciso di vendicarsi.

E lui, il buon padre James, sarà la vittima espiatoria. Una settimana dopo sarà assassinato sulla spiaggia. Il sacerdote rimane perplesso. Sa che la minaccia viene da un parrocchiano, ma dalla voce non riesce ad avere la certezza assoluta di chi si tratti. Dopo aver parlato con il suo vicario parrocchiale e con il suo vescovo, decide di continuare a vivere in modo del tutto normale, sapendo che una delle persone che assiste quotidianamente è il suo potenziale assassino.

In Spagna, il dibattito è servito: su El Cultural, Juan Sardá vede il film come una metafora della “débacle morale della società irlandese”, dopo quella che il critico cinematografico definisce “la caduta della sua istituzione più emblematica”, riferendosi alla Chiesa cattolica. Riconosce anche che si tratta di “un buon film sul perdono e sull'ira”. Al contrario, María Guerra, di La Ser, pensa che proprio il perdono sia l'aspetto peggiore di un film che considera superficiale. A suo avviso, il tema importante è quello della pederastia e non è sufficientemente affrontato: “La pederastia resta come una scintilla che il regista spegne con un appello facilone al recupero del perdono”.

Forse è Carlos Boyero a offrire su El País una lettura più integrale del film, anche se senza dubbio priva di speranza. “Tutti si sentono soli e perduti. Migliori o peggiori, cinici o sinceri, ricchi o che sopravvivono appena, vendicativi o rassegnati, tutti hanno bisogno di mostrare o suggerire i propri demoni a un uomo che rimane senza risposte, che si sente braccato come loro”.

La domanda interessante è proprio questa: “Nel film c'è speranza o no?” Credo che ci siano due modi per rispondere. Uno parte dall'analisi del personaggio di James, e riconosce che l'esistenza di uomini come lui, “profondamente umani, onesti, intelligenti, in possesso della fede positiva, che sanno ascoltare gli altri, che conoscono bene la paura, il dolore e la perdita”, come scrive Boyero, è già motivo di speranza di fronte alla menzogna del mondo. L'altra risposta possibile parte dalla fine del film, ha come protagonista la figlia del sacerdote ed è deliberatamente aperta. Questa apertura, tuttavia, si può comprendere difficilmente in una chiave che non sia di perdono, come suggeriva Sardá.

Anche se il film è un elogio del buon sacerdote, la questione della pederastia è sicuramente scomoda. Penso, però, che l'intenzione di McDonagh non sia tanto compiere un'analisi di questo tema, quanto indagare la natura umana e il suo miglioramento che presuppone il fatto di vivere di una fede sincera. Anche se porta alla morte come è avvenuto allo stesso Cristo. Bisogna essere grati, in ogni caso, per la realizzazione di film che promuovono l'analisi e la riflessione.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
film
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