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Dobbiamo adorare Gesù oppure amarlo?

Jeffrey Bruno

don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 20/03/15

Gesù, figlio del Padre, va adorato in quanto Dio, ma la vera adorazione è amarlo

Perché ci viene chiesto di “adorare” Gesù e non semplicemente di “amarlo”? Amarlo prima di ogni altra cosa, certo, perché è modello stesso dell'arte di amare nella sua perfezione.
Patrizia, Palermo

Il motivo fondamentale per cui siamo chiamati ad adorare Gesù Cristo è che lui è il Signore, il Figlio eterno del Padre, la seconda persona della Trinità. Essendo con il Padre e lo Spirito Santo un unico Dio, va adorato in quanto Dio. Adorare Dio è l'atto religioso fondamentale: significa “riconoscerlo come Dio, come Creatore e Salvatore, Signore e Padrone di tutto ciò che esiste, Amore infinito e misericordioso (Catechismo n. 2096). Nello stesso tempo è riconoscerci deboli e fragili, peccatori, bisognosi di perdono. Nell'adorazione noi manifestiamo la nostra umiltà di creature, il nostro essere polvere, insieme alla nostra totale fiducia in Dio. Di fronte alla sua infinita grandezza, ai suoi pensieri che non sono i nostri pensieri (cfr. Isaia 55,8), vengono meno superbia e orgoglio, egoismo e violenza, che tanto male portano nel mondo.

Il Signore, però, non ci costringe ad adorarlo. Vuole che sia un atto libero, vero, un atto d'amore. Non un gesto solo esteriore, basato sulla semplice osservanza di una regola, motivato dalla paura o dal tentativo di usare Dio per i nostri scopi. Come dice Gesù alla donna samaritana. “I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Giovanni 4,23). Purtroppo, ancora oggi, molte persone adorano la menzogna e si prostrano davanti agli idoli, a ciò che non è Dio: il potere, il denaro, il piacere. Tanti mettono se stessi al centro di tutto, diventando vittime di truffatori, politici arruffapopoli, venditori di fumo, maghi e fattucchieri. Perché noi siamo deboli, limitati e se non ci affidiamo a Dio rischiamo di cadere nelle mani del Nemico.

Come possiamo, allora, adorare Dio in spirito e verità, cioè liberamente, di vero cuore, e riconoscendo la verità su noi stessi, cioè che siamo creature amate da lui? Lo possiamo comprendere meglio se pensiamo che la parola “adorare” alla lettere significa “portare alla bocca” (in latino ad, verso, e os, oris, bocca), cioè baciare, entrare in comunione profonda, vera, concreta, condividendo perfino il respiro con l'oggetto del nostro desiderio. Anzi ancora di più, adorare significa ingerire, mangiare, assimilarsi, diventare tutt'uno con l'amato. In fondo, l'adorazione indica l'amore totale, radicale, fino alla fusione. Non per nulla l'adorazione più grande è la stessa Eucaristia, nella quale noi mangiamo il corpo e il sangue di Cristo, per entrare in comunione con lui, lasciandoci trasformare in lui.

Come disse un giorno Benedetto XVI rispondendo alle domande di alcuni ragazzi, “adorare è dire: 'Gesù, io sono tuo e ti seguo nella mia vita, non vorrei mai perdere questa amicizia, questa comunione con te”. L'adorazione nella sua essenza è un abbraccio con Gesù, nel quale gli dico: 'Io sono tuo e, ti prego, sii anche tu sempre con me'”. Adorare Gesù è amarlo, lasciarci abbracciare da lui, vivere secondo il Vangelo amando i nostri fratelli. Sì, perché questo è il vero culto, la vera adorazione: riconoscerci fratelli, amando tutti di vero cuore come Dio Padre ci ha amato e ci ama donandoci suo Figlio.

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eucarestiagesù cristo
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