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“Game of Thrones” alla luce dei Vangeli

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I personaggi della serie tv, scaturita dal celebre romanzo fantasy come quelli della Bibbia, da Mosè a Re Davide

Cosa hanno in comune il re Davide e Catlyn Stark? Daenerys e Mosè? Tyrion e il Figliol Prodigo? Quattro serate per leggere "Game of Thrones" alla luce dei Vangeli. Appuntamento dal 19 marzo al 16 aprile, presso la Cappella universitaria de La Sapienza. 

DAL ROMANZO ALLA SERIE TV
"Game of Thrones" è una saga letteraria fantasy che ha ispirato una serie televisiva americana di grandissimo successo (in Italia "Il Trono di Spade"), molto apprezzata sopratutto dai più giovani, al via il 12 aprile con gli episodi della quinta stagione su HBO negli Stati Uniti e su Sky Atlantic in Italia. La trama è incentrata sulle lotte di potere che coinvolgono diverse casate (gli Stark, i Lannister, i Baratheon su tutte) per conquistare il trono di spade, conservato ad Approdo del Re, capitale di Westeros, uno di due continenti ideati dall'autore George R. R. Martin. All'elemento politico e bellico si sovrappone quello magico, con forze sovrannaturali che guidano le azioni di alcuni dei protagonisti.

ESPERIENZE SIMILI A QUELLE BIBLICHE
«Non cercheremo di “battezzare” i personaggi della serie: non ci interessa dimostrare che Ned Stark era cristiano senza saperlo – premette il parroco che ha promosso l'iniziativa padre Leonardo Vezzani – Lo scopo di questi incontri è invece quello di mostrare come alcuni protagonisti della serie hanno vissuto esperienze molto simili a quelle di alcuni personaggi biblici». 

CATLYN E RE DAVIDE
Come nel caso di Catlyn Stark, donna più che determinata, energica, moglie di Ned, uno dei personaggi più amati della serie a cui dà il volto Sean Bean. Quando il marito muore, la donna si rende protagonista di alcune scelte che si rovesceranno contro la sua famiglia, come ben sa chi ha seguito le vicende della casata Stark. Ogni volta che Catlyn prova a risolvere una situazione, non fa altro che peggiorarla. «E' in fondo l'esperienza di Re Davide», commenta padre Leonardo. Il Re si invaghisce di Betsabea, la invita a casa sua e ha una relazione con lei. Betsabea rimane incinta ed informa della cosa il re. David non vuole il figlio da lei, allora richiama il marito dalla guerra perché egli dorma con la propria moglie, ma Uria si rifiuta di dormire a casa propria. Il re comanda allora al suo generale di sferrare un attacco e di far mettere Uria in prima fila. Il comandante ubbidisce e Uria muore durante quest'attacco. Ogni volta che Davide ha provato a rimediare all'errore, non c'è riuscito, e non ha fatto altro che peggiorare le cose, fino a spingere alla morte Uria. «Insomma quando ci incaponiamo da soli a risolvere delle situazioni, rischiamo di far peggio», sentenzia il parroco della Sapienza. 

TYRION E IL FIGLIOL PRODIGO
Un altro parallelismo è tra Tyrion e il Figliol Prodigo. Tyrion Lannister è un uomo deforme, un nano, che vive la sua vita per dispiacere il padre che non lo ha mai amato tanto che, una volta, quest'ultimo gli ha confessato persino che avrebbe voluto annegarlo. La vita di Tyrion è quella di un uomo che desidera guadagnare un amore mai ricevuto. «La sua storia assomiglia a quella del Figliol Prodigo – evidenzia padre Leonardo – anche in quel caso entrambi i figli hanno modi e approcci diversi nel tentativo di guadagnarsi l'amore del padre. Ma la questione è diversa: l'amore non si deve guadagnare, perché ogni padre deve donarlo. Sei amato già prima di nascere, non hai bisogno di conferme. In questo caso diciamo che c'è uno "scarto" tra "Game of Thrones" e la parabola del Vangelo, come a dire: "c'è un passo in più da fare", che né in Tyrion, né nel padre avviene». 

LA PRINCIPESSA E MOSE'
Infine, padre Leonardo evidenzia un altro binario su cui corrono in parallelo la principessa Daenerys e Mosè. Principessa esiliata della casa Targaryen, madre dei draghi, vuole riconquistare il potere e per farlo usa la democrazia. Conquista molte città nel continente orientale, scacciando i padroni  e liberando tutti gli schiavi, ma molti di essi non la seguono lasciandola a se stessa. La liberazione non ha sortito gli effetti che lei sperava. «Un po' come accadde a Mosè quando cercò di salvare il suo popolo, ma nessuno lo seguì. C'era diffidenza nei suoi confronti. In fondo non sempre le buone intenzioni ottengono una buona risposta – conclude il sacerdote – a quel punto si avvia una riflessione. Mosè trascorre 40 anni nel deserto prima di tornare a salvare il suo popolo, che questa volta lo accoglierà diversamente».

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