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Eroe del Super Bowl: “No al suicidio assistito. Questa vita è degna di essere vissuta”

Keith Allison-CC
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Oggi è malato di SLA. Ecco la sua testimonianza davanti ai senatori del Maryland

Quella che è stata una stella del football americano soffre di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), spesso conosciuta come “malattia di Lou Gehrig”, una malattia degenerativa progressiva che colpisce le cellule nervose del cervello e del midollo spinale.

“L’idea che una persona possa avere un modo legale per porre fine alla propria vita mi intristisce profondamente. È una tragedia”. Neanche una mosca è volata martedì 10 marzo nel Senato del Maryland mentre Orenthial James Brigance offriva con voce metallica la propria testimonianza “in opposizione alla legge 676 sull’eutanasia… artificiosamente nota come suicidio assistito”.

O. J. Brigance non è una persona comune. Eroe sportivo degli Stallions e dei Baltimore Ravens, è uno dei sette giocatori che nella storia del football americano hanno vinto più volte il campionato nazionale, il Super Bowl, ed è l’unico nella storia ad averlo fatto per la stessa città, Baltimora.

Di fronte ai senatori del Maryland, Brigance è tuttavia apparso non come una stella del football, ma come un malato, confinato già da otto anni su una sedia a rotelle. Nel 2007, durante una partita di racquetball, ha notato che il suo braccio destro rispondeva in modo strano ai movimenti che cercava di fare. Dopo una serie di esami “ho ricevuto una notizia devastante: avevo la SLA”, una malattia neurodegenerativa che in pochi mesi può portare alla paralisi totale dei muscoli volontari e di conseguenza alla morte.

“Mi sento obbligato a testimoniare su questo fatto, perché otto anni fa ho ricevuto una notizia devastante: avevo la SLA”, ha iniziato a dire Brigance al Senato. “Vivo sulla mia carne il dibattito che stiamo conducendo questo pomeriggio. Mi sono chiesto se questa era una vita degna, se valeva la pena di viverla. Ero un atleta professionista e ho perso gradualmente la capacità di correre, camminare e infine di parlare. È stato molto difficile” (Brigance, infatti, riesce a comunicare solo attraverso un complesso apparecchio la cui tecnologia sintetizza la voce).

"Non ho creato la mia vita"

“Dopo un lungo processo, io e mia moglie abbiamo preso una decisione, che è stata ovviamente molto complicata”, ha continuato. “Non ho creato la mia vita e non ho il diritto di togliermela. E da quando ho deciso di vivere, per quanto me lo permettono le mie possibilità, si è verificato un effetto a cascata di bene nel mondo” (Orenthial si riferiva al lavoro della sua associazione, fondata “nel 2008 insieme a mia moglie per incoraggiare e aiutare le persone affette da SLA”).

Con gli anni, ha proseguito davanti al Senato, “abbiamo sostenuto molte famiglie bisognose, anche a livello finanziario, e con l’aiuto della tecnologia due anni fa sono riuscito a scrivere un libro. Non vi dirò quante persone si sono sentite incoraggiate nella loro lotta, perché ho deciso di affrontare la mia battaglia contro la SLA. In questi otto anni, da quando ho ricevuto la diagnosi, ho fatto più bene che nei 37 anni precedenti”.

La lezione che brilla più del Super Bowl

Sulla base dei criteri della legge pro-eutanasia, anziché fondare questa associazione Brigance avrebbe potuto togliersi la vita… esercitare il diritto a un suicidio assistito senza che gli venisse impedito e senza che quanti lo aiutavano potessero subire conseguenze, almeno a livello legali, ed essendo ovviamente parte di un lucroso affare in cui si uniscono case farmaceutiche, imprese, Stato e professionisti. Consapevole di questo, la stella del football americano è arrivata alla seguente conclusione, che ha comunicato al Senato:

“Non so quanto tempo mi resta ancora da vivere, ma l’idea che una persona potrebbe avere un modo legale per suicidarsi nel momento della disperazione – privando i familiari, gli amici e la società della sua presenza e del suo contributo – mi intristisce profondamente. È una tragedia. È per questo che chiedo a ciascuno di voi di opporsi a questa legge. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo della vita ci è donato da Dio e ha valore. L’eutanasia mediante suicidio assistito sminuisce la vita e il possibile contributo che in futuro gli abitanti del Maryland potranno offrire. Grazie per avermi concesso l’opportunità di parlare”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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sla
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