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Una domanda importante sul destino dei Lefebvriani

© FABRICE COFFRINI / AFP
New priests pose for a picture under a statue of former Pope Pius X after they have been ordained during a mass of the breakaway Traditionalist Catholic Roman Society of St Pius X in Econe, western Switzerland on June 29, 2009. Breakaway fundamentalist Roman Catholics ordained eight priests at their seminary in the Swiss village of Econe, in renewed defiance of a ban by the Vatican. The ceremony by the Society of St Pius X, which was declared "illegitimate" by the Church, marked a second snub for Pope Benedict XVI's authority after four other ordinations over the weekend in Germany. In January the pope had lifted the excommunication of four of the society's "bishops", including Holocaust denier Richard Williamson, in a gesture of reconciliation. AFP PHOTO / Fabrice COFFRINI
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Crescita di vocazioni e scissioni funeste nella Fraternità Sacerdotale di San Pio X

Sei anni fa, era il 10 marzo 2009, Benedetto XVI scriveva la “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre”. E’ stato uno dei documenti più toccanti e vivi del suo magistero e allo stesso tempo uno dei più drammatici, nato per rispondere alla campagna feroce che era stata scatenata contro di lui dai media e da pezzi della Chiesa dediti a quel “mordere e divorare” denunciato da san Paolo nella lettera ai Galati, e che Ratzinger citò come esempio del clima di quei giorni.

Nella sua missiva, che merita di essere di essere integralmente riletta per la chiarezza e la profondità, scriveva tra l’altro Benedetto:

«Può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa? Penso ad esempio ai 491 sacerdoti. Non possiamo conoscere l’intreccio delle loro motivazioni. Penso tuttavia che non si sarebbero decisi per il sacerdozio se, accanto a diversi elementi distorti e malati, non ci fosse stato l’amore per Cristo e la volontà di annunciare Lui e con Lui il Dio vivente. Possiamo noi semplicemente escluderli, come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della riconciliazione e dell’unità? Che ne sarà poi?». 

La lettera torna d’attualità in questi giorni per due notizie. La prima è che Bernard Fellay, superiore della Fraternità Sacerdotale di San Pio X, ha annunciato che quest’anno la Fraternità, per la prima volta nella sua storia, supererà il numero di 600 sacerdoti. Oltre 100 in più in soli sei anni. Oggi è presente stabilmente in 35 Paesi, ma ha attività d’apostolato in 70 nazioni. La sua espansione è marcata negli Stati Uniti, dove è in via di costruzione quello che diventerà il suo più grande seminario. «Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa?» chiedeva appunto Ratzinger.

La seconda notizia, sommamente funesta, rivelata ieri dal sito Rorate Coeli, è che uno dei quattro vescovi ordinati dal Lefebvre, Richard Williamson, espulso dalla FSSPX nel 2012, si appresta a ordinare almeno un nuovo vescovo, padre Jean-Michel Faure, già direttore del distretto del Sud America della FSSPX e già rettore del seminario argentino di la Reja in Argentina. Anch’egli come Williamson fuoriuscito dalla Fraternità. L’ordinazione dovrebbe avvenire presso il monastero ex FSSPX di Santa Cruz, a Nova Friburgo, una città nello Stato di Rio de Janeiro in Brasile. Con l’ordinazione episcopale scatterebbe nuovamente la scomunica per Williamson e il nuovo vescovo illegittimo e si formerebbe una di quelle linee fuori controllo nella successione apostolica che Roma ha sempre cercato in tutti i modi di evitare, perché in grado di originare gruppi scismatici che, appunto, possono rivendicare una potestas sacramentale.

Articolo originale da Il Timone

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