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Jean Vanier: “cercare la saggezza del cuore”

© FRANCOIS GUILLOT / AFP
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Il premio Templeton al fondatore dell’Arche, 147 comunità di vita con i disabili in 35 Paesi del mondo

L’Arca come l’arca di Noè che ha salvato il genere umano, il segno della prima alleanza tra Dio e l’umanità, e anche come Maria che i padri della Chiesa hanno cantato “arca dell’alleanza”. Il progetto dell’intellettuale cattolico canadese Jean Vanier – case e laboratori dove vivono insieme persone disabili e non – ha compiuto 50 anni nel 2014 e conta oggi 147 comunità in 35 paesi del mondo.
 
L’11 marzo Jean Vanier, ispiratore anche delle 1500 comunità “Fede e luce”, il movimento per diffondere la fraternità tra persone normodotate e disabili, ha ricevuto il premio Templeton, uno dei più prestigiosi riconoscimenti mondiali per personalità in campo religioso.
 
Nel discorso tenuto a Londra per l’accettazione Vanier si è soffermato sulla cultura della competizione che domina nella nostra società e implica che “ci siano pochi vincitori e tanti perdenti”. Quelli che non possono vincere, come i disabili, vengono messi da parte e si crea un abisso tra “i vincitori e i perdenti, quelli che vengono chiamati normali e quelli detti anormali, quelli che producono soldi e beni e quelli che devono essere presi in carico”. Solo che tra progressi della medicina e giovani che si perdono tra droga e alcool a causa della disillusione, le persone di cui “farsi carico” saranno sempre di più. La tentazione di “eliminare i deboli per risolvere i problemi” e il rischio di cadere in una “ideologia di perfezionamento” è sempre in agguato (L’Osservatore romano 13 marzo).
 
La pedagogia profonda dell’Arca, invece, ha spiegato Vanier in un’intervista, è dire alle persone che sono state respinte e umiliate e per questo possono provare molta rabbia: “Sono molto contento di vivere con te”. (Unimondo.org 14 maggio 2008). Non dare denaro o delegare ai professionisti, ma entrare in relazione. “Non si tratta – ha sottolineato Vanier – di essere generosi verso le persone con handicap. Di fare per loro grandi cose. Si tratta invece di entrare in relazione con loro. Mangiare alla stessa tavola, fare loro il bagno, celebrare la vita, danzare con loro”. L’importante “non è trovare soluzioni a tutti i problemi, ma creare legami e scoprire che questo legame mi cambia e mi apre”.
 
L'Arche nasce nel 1964 quando Jean Vanier – classe 1928, una carriera nella Marina militare inglese interrotta nella ricerca di “qualcosa di più grande”, una laurea in filosofia nel 1962 – lascia l’insegnamento di filosofia morale a Toronto e si trasferisce in Francia su invito di P. Thomas Philippe, cappellano della casa per disabili mentali Val Fleuri, a Trosly-Breuil. Qui decide di proporre a Raphael Simi e Philippe Seux, due uomini con un handicap mentale, di andare a vivere insieme in una casa diroccata che aveva acquistato. E’ il primo seme – di cui non immagina lo sviluppo, Vanier fa fatica a considerarsi un “fondatore” – dell’Arca. “L’Arca è una storia di stupore – ha detto Vanier – cresciuta perché un tale è venuto ad aiutarci e a sua volta è stato ricambiato. Ha scoperto che la persona con disabilità è un messaggero di Dio” (Radio Vaticana 21 marzo 2014).
 
A partire dalla prima comunità nata in Francia nella tradizione cattolica, sono state create molte altre comunità in contesti religiosi e culturali diversi e oggi l’Arca è una realtà ecumenica e interreligiosa.
 
Chi fa l’esperienza dell’Arca “scopre che diventare amico di qualcuno che è stato rifiutato ci trasforma. Quando entro in relazione con qualcuno di più povero, scopro che dono vita e che l’altro, che mi chiama, mi dona vita trasformandomi” (Unimondo.org 14 maggio 2008). Vanier la chiama la “spiritualità della trasformazione grazie ai poveri, a contatto con i poveri” che caratterizza anche l’ecumenismo e il dialogo interreligioso sperimentato nelle comunità dell’Arca: “Io amo i musulmani non perché voglio essere vicino a loro ma vivendo con musulmani, ortodossi, protestanti, comincio ad amare le loro origini, le loro intenzioni. E’ la vita insieme che ci conduce all’ecumenismo e al dialogo interreligioso” (Unimondo.org 14 maggio 2008).
 
In un mondo che vive una situazione critica, minacciato dalla guerra e dal terrorismo, bisogna puntare, ha detto Vanier a Londra, all’unità profonda tra i popoli. La pace universale si può ottenere, secondo il fondatore dell’Arche “solo se risvegliamo e sviluppiamo quelle capacità umane profonde nascoste dietro ai nostri bisogni superficiali di potere e di successo, le quali ci portano ad accettare la realtà. Sono le qualità legate al cuore: la capacità di amare, di rispettare, di vivere autentiche relazioni con gli altri, di aspirare alla verità e alla giustizia nella grande famiglia umana, le qualità di umiltà, di perdono e di compassione per quanti sono vulnerabili e nel bisogno, in poche parole: cercare la saggezza del cuore” (L’Osservatore romano 13 marzo).
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