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La mia risposta all’ISIS che ha violato la mia chiesa con i missili

@Aiuto alla Chiesa che soffre

Catholic Link - pubblicato il 07/03/15

Se c'è qualcosa di fronte al quale il male trema e non può fare nulla sono la compassione e la misericordia

di Padre Juan José Paniagua

Abbiamo voluto raccogliere tre video che ci hanno colpito molto in questi ultimi giorni sulla testimonianza di fede, perdono e riconciliazione dei nostri fratelli perseguitati in Medio Oriente. In essi vediamo come la risposta cristiana di fronte all'odio sia sempre la misericordia. Non come un'imposizione morale, ma come una risposta partendo dall'amore di Dio.

Guardando questi video mi sono messo a pensare… e c'è qualcosa che non smette di sorprendermi: Gesù ha subito tutte queste ingiustizie – e molte di più -, che lo hanno portato alla morte. Per questo, ogni volta che vedo la croce mi domando: “Come hai fatto, Signore, a vincere tanto odio e tanta malvagità?” E il Signore mi risponde molto chiaramente: con il perdono. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Non c'è altro antidoto alla malvagità se non la misericordia.

Il dolore, l'ingiustizia e l'odio che i nostri fratelli in Iraq vivono sulla propria carne fa male come quella malvagità riversata su un solo uomo più di duemila anni fa. I martìri e le sofferenze che questi cristiani subiscono ad opera dell'ISIS sono quel tipo di cose che non capiamo né con la testa né con il cuore, e la reazione più umana di fronte a tutto questo è dire: “Ma questo tipo di persone non merita il perdono!”

Il perdono, però, non si merita mai, perché se si meritasse smetterebbe di essere perdono e diventerebbe semplice giustizia. Anzi, l'altro sarebbe perfino nel diritto di esigerlo: “Devi perdonarmi, perché me lo merito!” Il perdono non si merita mai, è gratuito, perché proviene dall'amore. E allora chi bisogna perdonare? Proprio colui che non lo merita… Per questo perdonare è difficile. Bisogna avere un cuore molto grande, e il nostro povero amore umano non basta. Se si sente di non riuscirci, forse bisogna essere più uniti a Dio, perché così il nostro amore si moltiplica e diventa capace degli atti più grandi e nobili che possano esistere.

Gesti nobili come quello di questo buon sacerdote iracheno o quello di Mariam, la bambina rifugiata, e della madre copta: “Devo perdonare, perché la grazia si trasmetta alla generazione successiva”. Perché il bene è diffusivo, perché la misericordia è potente, perché se c'è qualcosa di fronte al quale il male trema e non può fare nulla sono la compassione e il perdono. Perché quest'uomo non sta pensando alla propria vendetta personale. Il suo sguardo va oltre. Ha compreso molto bene ciò che dice la lettera ai Romani: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”.

Se c'è una persona che ti costa molto perdonare, forse è il momento di essere davvero grande. Non è facile, non ci si riesce da un giorno all'altro, ma forse oggi è un buon giorno per iniziare a riconciliarsi. Solo il perdono ti porterà la pace.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
isispersecuzione cristiani
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