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Le tre regole fondamentali per i lettori della santa messa

© Sabrina Fusco / ALETEIA
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Il liturgista don Enrico Finotti risponde ad una lettrice

3. LA FORMAZIONE SPIRITUALE
«La Chiesa non incarica degli attori esterni per annunziare la Parola di Dio, ma affida ai suoi fedeli tale ministero, in quanto ogni servizio nella Chiesa deve procedere dalla fede e alimentarla. Il lettore, quindi, deve curare la vita interiore della Grazia e predisporsi con spirito di orazione e sguardo di fede. Tale dimensione edifica il popolo cristiano, che vede nel lettore un testimone della Parola che proclama. Essa, pur essendo efficace in se stessa, acquista tuttavia dalla santità di chi la trasmette, uno splendore singolare e una attrattiva misteriosa. Dalla cura della vita interiore del lettore, oltre che dal buon senso, dipendono anche la proprietà dei suoi gesti, del suo sguardo, dell’abito e dell’acconciatura. E’ evidente che il ministero del lettore implica una vita pubblica conforme ai Comandamenti di Dio e alle leggi della Chiesa».

UNA VERA E PROPRIA INIZIAZIONE
Questa triplice preparazione, precisa il liturgista, «dovrebbe costituire una iniziazione previa all’assunzione dei lettori, ma poi deve diventare in una certa misura permanente per non scadere nell’abitudine. Ciò vale per i ministri di ogni ordine e grado. Sarà infine alquanto utile, per se stesso e per la comunità, che ogni lettore abbia il coraggio di verificare se sussistono in lui queste qualità e, qualora dovessero essere venute meno, saper rinunziare con onestà».

UN ONORE, NON UN DIRITTO
Compiere questo ministero è certo un «onore» e sempre nella Chiesa è stato considerato tale, tuttavia, conclude Finotti, «ad esso non si può accedere ad ogni costo, né deve essere ritenuto un diritto, ma piuttosto un servizio a pro dell’assemblea liturgica, che non può essere esercitato senza le dovute abilitazioni, per l’onore di Dio, il rispetto del Suo popolo e l’efficacia stessa della liturgia».

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