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Pietro Scidurlo ha deciso: “Io non mi fermo”

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 03/03/15

Impossibilitato a camminare dalla nascita, grazie alla sua handbike ora fa percorsi estremi come il Cammino di Santiago

Pietro Scidurlo il Cammino di Santiago (ne parlavamo qui, NdR) lo ha fatto e rifatto. Non a piedi, perché non può, ma il coraggio, la fede e con la sua handbike e poi – non contento – lo ha descritto, raccontato per tutte quelle persone con disabilità che non hanno il coraggio, non ancora, di fare quel primo passo. Ed è questo che ha significato per lui il Cammino di Santiago: un primo passo e la sua guida “Santiago per tutti” (Terre di Mezzo Editore) – in uscita tra poche settimane – è il modo per far diventare l’associazione Free Wheels Onlus il punto di riferimento per persone con disabilità. Di riferimento naturalmente – per aiutare, spiegare, incoraggiare – ma soprattutto di partenza, per il Cammino di Santiago, che altro non è che una nuova vita, “sapendo che esistono strutture ed opportunità che consentono ad una persona diversamente abile di rientrare a pieno titolo nella società” dice. Pietro ha 33 anni, a causa di un errore durante il parto non ha mai potuto camminare. Un destino segnato, a lungo combattuto, poi Per lui, almeno, non lo è stato. Fino a quando il viaggio per Santiago, programmato per due anni con due suoi amici non salta e lui reagisce così:

“Sono andato dai miei genitori e ho detto che volevo partire lo stesso. Subito mi hanno risposto di non preoccuparmi, che sarebbero venuti loro con me. Era un sacrificio non da poco, avevano 55 e 58 anni: c’era da pedalare o da seguirmi ai 20 km all’ora su un furgone. Poi però ho pensato che fosse giusto così: dopo tanti viaggi della speranza questo era il viaggio dell’accettazione, un cerchio che si chiudeva. E loro erano lì, con me, ancora una volta. Dopo sarei stato pronto a ripartire da solo. A iniziare la mia nuova vita”.

Solo grazie ad una famiglia speciale, come lui stesso dice in un tweet…

Pietro parte quindi con i suoi genitori e con Yari, l’amico arruolato all’ultimo minuto. Era il 4 settembre 2012, la prima volta. Il viaggio che Pietro aspettava e che non sapeva nemmeno se sarebbe riuscito a portare a termine, quasi mille chilometri senza sapere cosa avrebbe trovato sul sentiero. Un’idea nata un po’ per caso, tra il racconto di un amico e il libro di Paulo Coehlo che Chiara, la sorella, gli aveva portato per alleggerire un lungo ricovero, quei 8 mesi all’ospedale di Magenta. Il Cammino di Santiago di Compostela si è presentato così ed è stato il suo cammino di crescita (Huffington Post, 26 febbraio).

Così in una intervista per il sito "Viaggi e Vacanze":


Come è nata l’idea del libro?
In uno dei miei ricoveri mi hanno regalato il libro ‘Il Cammino di Santiago‘ di Paulo Coelho. Mi ha colpito molto la frase “Le persone giungono nei luoghi nel momento preciso in cui sono attese”. Finito di leggerlo mi son detto: “Probabilmente è l’ennesimo tentativo buttato via per cambiare la mia vita, o forse no! Magari non servirà, però io da oggi lavoro per me, per mettermi in condizioni fisiche e psicologiche per percorrere il Cammino di Santiago”.

E poi come è andata?
Da lì sono trascorsi circa 8 anni, il tempo necessario per comprare una handbike, per prepararmi e trovare la compagnia giusta. Poi il Cammino di Santiago scelse per me ma le persone conosciute si tirarono indietro. Cosi dissi alla mia famiglia che sarei partito da solo lungo il Cammino di Santiago, loro si sono voluti unire a me, e dopo un paio di giorni lo ha fatto anche l’amico Yari Zardini.

Perché proprio il Cammino di Santiago?
Non per un credo religioso ma per una forte motivazione personale. Non avevo ancora digerito la mia disabilità, a spese di chi mi stava vicino, e sono partito per il Cammino di Santiago in cerca di quel Pietro migliore che sapevo c’era dentro di me. Per accettare definitivamente la mia disabilità e ricominciare una nuova vita.

E l’idea della guida quando ti è venuta?
Nel 2012, quando sono partito per il Cammino di Santiago, nessuno lo aveva mai raccontato mettendo in luce le difficoltà e suggerendo come superarle. Non trovare informazioni sulCammino di Santiago per persone con disabilità, era per me inconcepibile.

Come ti sei organizzato per partire?
Abbiamo caricato sul porta pacchi la handbike e due bici, e in auto lo stretto necessario e la sedia a rotelle, e raggiunto Saint Jean Piéd de Port, ultimo paese francese prima dei Pirenei, meta da cui molti iniziano il Cammino di Santiago. Noi anche: il giorno seguente è iniziato il nostro pellegrinaggio (Viaggievacanze.com, 20 febbraio).

Tags:
disabilitàtestimonianze di vita e di fede
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