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Perché l’amicizia tra Frodo e Sam dovrebbe essere gay?

© Public Domain

don Fabio Bartoli - La Fontana del Villaggio - pubblicato il 26/02/15

Il male non consiste mai nel piacere, anzi, il piacere è in se stesso divino. Perfino il catechismo di S. Pio X dice che ultimamente siamo stati creati per godere e per godere di Dio addirittura, l’esperienza di Dio cioè è vista come il vertice del piacere! Il male semmai consiste nell’egoismo, cioè nella volontà di impossessarsi del piacere, finendo con l’usare l’altro come un oggetto finalizzato al mio godimento, e da questo punto di vista perfino Dio può essere trasformato in oggetto e la preghiera mutarsi in una sorta di raffinato autoerotismo. Questo avviene quando al centro non c’è più il Tu di Dio, ma la ricerca del proprio benessere spirituale.

Tornando al contatto quindi il problema non è di per sé il toccarsi, ma quando questo toccarsi non è “sensato”, quando cioè esprime qualcosa di diverso dall’amicizia. Così, ad esempio, sarebbe senza senso un contatto tra amici che coinvolgesse l’area genitale. Così ad esempio sam e Frodo non si abbandonano alla dolcezza di quell’abbraccio, ma subito ritornano al loro compito, a quella missione che li unisce.

Come spesso accade con le fobie, però, l’oggetto temuto è anche l’oggetto desiderato, perché ciò che temiamo in effetti non è il contatto in sé, ma le emozioni che scatena dentro di noi, temiamo di non essere capaci di gestirle, di controllarle. Accade così che più ci neghiamo i contatti fisici, più le emozioni che ci provocano diventeranno violente e difficili da gestire. È come per il sesso: il moralismo in realtà agisce da amplificatore sul desiderio. Così proprio per imparare ad avere un rapporto sereno con la propria fisicità è bene abituarsi ai contatti fisici, esprimerli senza paura, purché siano sensati. Abbracci, carezze e altre forme di contatto diventeranno così via via più naturali e spontanei tra amici. Quando non hanno più paura della tenerezza gli amici amano toccarsi, perché amano condividere anche le proprie fragilità.

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Tags:
john ronald reuel tolkien
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