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Perché alcuni cattolici sono imbarazzati dalla croce?

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Il cristianesimo è più di essere brave persone

di Sam Guzman

San Pietro stava andando bene. Gesù aveva appena chiesto ai discepoli: “Voi chi dite che io sia?” Mentre gli altri brancolavano nella confusione, Pietro ha fatto gol. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Poi, qualche momento dopo, Gesù lo ha benedetto e gli ha affidato le chiavi del suo regno, dandogli un'autorità ben superiore a quella che si poteva aspettare. Tutto ciò che legherai sarà legato… Oh sì, Pietro si sentiva bene!

Ma poi, mentre continuavano a camminare, Gesù ha iniziato a parlare in modo strano, predicendo la propria sofferenza e la propria morte per mano dei sacerdoti e dei farisei. I discepoli erano preoccupati e perplessi, mentre Pietro era arrabbiato. Cosa stava dicendo Gesù? Non poteva intendere ciò che diceva. Aveva appena affermato di essere il Messia a lungo atteso, il Figlio di Dio! Sicuramente tra pochissimo avrebbe inaugurato un glorioso regno terreno, un regno in cui lui, Pietro, figlio di Giona, avrebbe occupato un posto molto prestigioso. Gesù non poteva intendere ciò che stava dicendo, e Pietro sentiva che doveva farlo rientrare nei ranghi. “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”.

Poi è accaduto qualcosa che ha scosso San Pietro fin nel profondo. Gesù, il suo mite e gentile maestro, si è rivolto verso di lui con un fuoco d'ira negli occhi. “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”, ha esclamato. Pietro era sbalordito, umiliato e addolorato. Gesù lo aveva chiamato… satana?

Ma Gesù non aveva terminato. Si è rivolto al resto dei discepoli, ancora stupiti dall'atteggiamento del Maestro. “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”.

La croce

Leggendo questa parte del Vangelo di Matteo, ci chiediamo perché Gesù fosse così in collera. San Pietro non era semplicemente attento nei suoi confronti? La risposta è semplice. Gesù amava la croce. La sua morte non era un incidente dovuto alle circostanze o il risultato di un piano di successo ordito dai farisei, ma l'aspirazione del suo cuore. Gesù Cristo è venuto sulla Terra solo per una ragione – redimere l'umanità caduta –, e la croce era lo strumento che aveva scelto per la redenzione. Tutta la sua vita è stata come un colpo di freccia indirizzato verso il Calvario. La croce era sempre davanti ai suoi occhi.

I discepoli, dall'altro lato, erano spaventati all'idea che il loro Signore potesse essere ucciso. Non ascoltavano le ammonizioni di Gesù e i suoi appelli a sacrificare tutto. Erano interessati solo alla via semplice, senza intoppi. Aspiravano alla gloria e a un posto importante nel regno terreno del Messia. Per loro, il viaggio non poteva finire in altro modo. La croce? Lungi dall'amarla, ne erano terrorizzati.

Gesù ha guardato nel loro cuore e ha visto la loro ambizione vana, il loro orgoglio, l'amore per le comodità, l'inutile invidia reciproca. Il suo nemico infernale, Satana, era stato scacciato dal paradiso per l'orgoglio e l'ambizione che i suoi migliori amici stavano dimostrando in quel momento. E questo mandava in collera Gesù. Si è rivolto a loro e ha detto che se non avessero abbracciato la croce come faceva lui non avrebbero potuto stare con lui. La croce che li terrorizzava tanto è diventata l'unica condizione per la loro salvezza.

Nascondere il crocifisso

Fin troppo spesso, i cattolici sono imbarazzati dalla croce. Il crocifisso viene rimosso dai santuari. La Messa, una volta conosciuta come un sacrificio incruento, la rappresentazione del Calvario, viene riformulata come un pasto comunitario. Sacerdoti, ci viene detto, non offrite una Vittima a Dio Padre, piuttosto presiedete come dei bravi ospiti a una cena. Le omelie, invece di diffondere appelli alla negazione di sé, esortano ad essere mansueti, affabili e tolleranti. Viene deriso il fatto di parlare di peccato, inferno e giustizia divina, sostituito da un vago e confortante universalismo. In breve, molti cattolici preferiscono la via larga e semplice. Non vedono il sacrificio cruento di Cristo come un elemento centrale per la fede – ne sono terrorizzati come i discepoli prima di loro. Per loro, il cuore della fede cattolica è costituito dalla gentilezza, dalla cordialità e dalla tolleranza.

Gesù Cristo è respinto da questa fede debole e paurosa, alla quale Gesù dice: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo”. Perché Cristo ama ancora la sua croce. Porta ancora nelle mani e nel costato le ferite che ci hanno fatto acquistare la salvezza. A tutti coloro che vogliono seguirlo, Egli propone ancora la stessa condizione: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

La via stretta

All'inizio di questa Quaresima, dobbiamo ancora ascoltare e tener conto dell'appello del nostro Signore e Salvatore: “Pentitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino. Cercate di entrare dalla porta stretta. Prendete la vostra croce e seguitemi”. Dobbiamo respingere un cattolicesimo facile e confortevole, un cattolicesimo che non ci chiede niente. Non dobbiamo nascondere il crocifisso, piuttosto guardarlo con amore, ricordando le parole di San Paolo: “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio”. Dobbiamo allontanarci dal peccato della nostra compiacenza e ricominciare ad abbracciare la croce, perché solo questa è la via sicura per la gioia autentica e la vita eterna.

Sam Guzman è il fondatore ed editore del Catholic Gentleman, dov'è apparso originariamente questo articolo.

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