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Una parola a favore della negatività

CC-Fr. Lawrence Lew, O.P.

David Mills - pubblicato il 25/02/15

Il piacere di rinunciare alle cose e altre discipline quaresimali

di David Mills

Quando ho scoperto per la prima volta la disciplina di rinunciare alle cose per la Quaresima, ho pensato che fosse una gran cosa. Il guadagno a livello di autoconoscenza era utile in sé, ma era anche un sfida da poter trasformare in un gioco, come fare dieci flessioni in più la sera. Si poteva sentire che si diventava più forti. Anche la nuova conoscenza della propria debolezza era una forma di rafforzamento.

Nel corso degli anni, ho scritto tre o quattro volte un articolo raccomandando questa pratica. Dopo il primo, sapevo che dopo aver premuto il tasto “pubblica” potevo fare un conto alla rovescia – cinque, quattro, tre, due, uno – e sarebbe subito apparso il primo commento di qualcuno che voleva farmi sapere che la Quaresima non è negativa, che la Quaresima e la vita cristiana non riguardano le regole ma un incontro vivente con Cristo, che le vere discipline quaresimali sono la preghiera, la lettura della Bibbia e l'elemosina, che la Quaresima non riguarda l'abbandono delle cose ma il loro guadagno, che la Quaresima dovrebbe essere un periodo positivo, che riguarda la crescita e non il sacrificio, che la vita cristiana dovrebbe essere gioiosa e non gravosa. Anche che dovremmo essere “cristiani pasquali”, o piuttosto “cristiani pasquali!!! (seguito da una faccina sorridente)”.

I commenti potevano essere gioiosi – “Permettimi di condividere questa cosa che non conosci!” – o di censura – “Permettimi di dirti questo prima di sviare altre persone”. In ogni caso, erano irritanti. Pensavo che la cosa che stavo condividendo fosse molto carina e loro la buttavano al secchio.

Ho visto questo atteggiamento anche altrove, in risposta agli articoli di altre persone e nelle conversazioni: quello che sembra un bisogno compulsivo o ideologico di commentare pratiche che appaiono “negative” o “moraliste” e di insistere sul loro aspetto positivo ed edificante. Questa reazione distorce la vita cristiana. È come cercare di stampare delle fotografie con la propria stampante quando manca l'inchiostro nero. Qualcuna uscirà bene e sembrerà un quadro di Monet di gigli alla luce calda del sole, altre no e non si riuscirà a stamparle affatto. Apprezziamo la luce solo perché conosciamo il buio.
Questa positività irrealistica non è solo una cosa cattolica.

Un amico mi ha mandato il link di un articolo sulla Quaresima di un sito evangelico di nome Mockingbird, intitolato What Would Jesus Do (for Lent)? [Cosa farebbe Gesù (per la Quaresima)?] L'autore, un ministro episcopale, afferma che in Quaresima “alla nostra teologia è permesso di andare in overdrive”.

Dobbiamo “rinunciare” a qualcosa per identificarci con la sofferenza e la negazione di sé di Gesù nel deserto. Se tutto questo sembra profondo e benintenzionato, questa teologia non coglie il punto – in modo devastante. Gesù non stava a gironzolare nel deserto, era faccia a faccia con Satana. E per noi in questo non c'è nulla a cui ci si possa collegare.
L'autore continua: “La gente spesso parla della Quaresima come di un viaggio, un pellegrinaggio, una sorta di percorso celeste”. “La Quaresima ha 40 giorni perché Gesù ha trascorso 40 giorni nel deserto. E così, noi dobbiamo compiere il nostro viaggio ascetico, pieno di negazione di noi stessi e di miglioramento guadagnato a fatica… Ciò che Gesù ha fatto nel deserto e ciò che cerchiamo di fare noi in Quaresima sono quasi del tutto scollegati”.


Ho letto questo articolo varie volte e non mi sembra che colga la questione.

Non digiuniamo per quaranta giorni solo perché l'ha fatto Gesù. Eliminiamo qualsiasi riferimento ai quaranta giorni di Gesù nel deserto e la Quaresima rimane Quaresima. Tralasciamo quel racconto evangelico e il valore spirituale di rinunciare alle cose resta. Se la Chiesa, senza nemmeno pensare al periodo trascorso da Gesù nel deserto, ha deciso che quaranta giorni erano un periodo di tempo adeguato per prepararsi alla celebrazione della Pasqua, vanno bene i quaranta giorni e la loro disciplina. Avrebbe potuto prendere l'esempio dei quarant'anni nel deserto di Israele o dei due digiuni di quaranta giorni di Mosè registrati nel Deuteronomio (cap. 9), soprattutto il secondo.

Ma non dobbiamo ignorare i quaranta giorni di Gesù. È un modello perfetto per noi. Possiamo riferirci a questo evento per quanto ci riguarda. Gesù è andato nel deserto per fare ciò che doveva fare e noi andiamo nel nostro deserto per fare ciò che dobbiamo fare noi. Egli ha dato un esempio.

In Quaresima, di fatto, abbiamo a che fare con il demonio, o come il nemico viene tradizionalmente descritto, il mondo, la carne e il diavolo. Siamo tentati di usare i nostri doni per il nostro guadagno personale, di approfittare della bontà di Dio e di fare il male per ottenere potere mondano per (come ci diciamo) fare il bene. Possiamo far riferimento a Nostro Signore perché ha affrontato le stesse tentazioni che affrontiamo noi.

Non comprendo la reazione contro il fatto di rinunciare alle cose per la Quaresima o l'avversione alla “negatività” che sembra implicare. Ignora quanto gli esseri umani peccatori progrediscano nella vita. È come condannare il fatto di stare a dieta e l'esercizio per persone con un cuore debole o deridere lo studente che va male in matematica perché studia un'ora in più al giorno e si affida a un tutor.

Alcuni hanno sofferto queste lotte o la condanna per cui forzarsi ad affrontare il proprio essere peccatori attraverso una disciplina può essere pericoloso e in alcuni casi va evitato. La maggior parte di noi, per quanto si possa sentire malvagia di tanto in tanto, ha bisogno del promemoria duro, pratico e fisico del fatto che siamo peccatori radicati nei nostri peccati e che la troika – il mondo, la carne e il demonio – ci tiene nel palmo della mano.

È una verità dura, ma non è tutta la verità. È ad ogni modo quella che dobbiamo affrontare per comprendere davvero la verità tutta intera. La Quaresima porta al triduo e poi alla Pasqua. Per dirla in altre parole, qui ci sei tu e lì c'è Gesù. Alla fine di una buona e santa Quaresima, capirai che Egli è un uomo più grande di quanto pensavi. La Quaresima con tutte le sue discipline non fa altro che rendere più gioiosa la Pasqua.

David Mills, ex direttore esecutivo di First Things, è senior editor diThe Streame scrive per varie pubblicazioni cattoliche. Il suo ultimo libro èDiscovering Mary.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]
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feste cristianequaresima
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