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Don Josef Toufar, il martire che viveva “come se dovesse morire oggi”

© ČT24

Aleteia - pubblicato il 25/02/15

Diede la vita pur di non rinnegare il miracolo della croce di Číhošť

Il 25 febbraio 1950 veniva martirizzato don Josef Toufar, parroco boemo ucciso dal regime comunista e di cui la Chiesa ceca ha avviato la causa di beatificazione nell’aprile 2014. Un sacerdote dalla fede ardente, in scia a san Giovanni Bosco, in cui ogni giorno c’era la coscienza di vivere «come se dovessimo morire in questo giorno».

Affascinante esistenza
Itaca libri pubblica proprio in questi giorni Come se dovessimo morire oggi. La vita, il sacerdozio e il martirio di don Josef Toufar di Miloš Doležal. Angelo Bonaguro, curatore dell’appendice del libro e collaboratore di Tempi aveva raccontato, nel dicembre 2013, la storia di questo parroco nel suo blog riportando le note salienti della sua affascinante esistenza. L’autore si sofferma su ciò che lo rese preferito agli occhi di Dio: il miracolo della croce di Číhošť, un paesino sperduto della campagna boema di cui Don Josef era parroco.

Il miracolo della croce in movimento
Dicembre 1949, terza domenica di Avvento, Don Josef durante l’omelia disse che non serviva cercare Gesù chissà dove, perché era lì presente, e indicò con la mano il tabernacolo. I suoi parrocchiani videro stupiti che la croce posta sopra il tabernacolo si inclinava dapprima a destra, poi a sinistra per rimanere infine leggermente piegata. Lui, che dal pulpito volgeva le spalle all’altare, non si accorse di nulla.

Campagna antireligiosa 
“Nei giorni successivi al miracolo della croce” si legge nel blog di Angelo Bonaguro “la parrocchia fu visitata da vari responsabili della curia e della polizia politica (StB) perché la notizia sul «miracolo» cominciò ad attirarvi molti fedeli. Il caso arrivò sulla scrivania del compagno Gottwald, lo Stalincecoslovacco, nel bel mezzo dei preparativi per una massiccia campagna antireligiosa.”

L'arresto e gli interrogatori
“Il 28 gennaio 1950” racconta sempre Bonaguro “la StB arrestò don Josef e lo rinchiuse nel carcere di Valdice. Dal verbale del primo interrogatorio, quando era ancora in grado di intendere e di volere, emerge la sua grande prudenza e l’assoluta aderenza alla realtà dei fatti, ribadita dai numerosi testimoni. Il sacerdote aveva ripetuto ai fedeli di «non scorgere nell’accaduto né un miracolo, né un segno positivo o negativo… Sappiamo solamente che la croce si è mossa… Il Signore ci ha mostrato che è realmente in mezzo a noi, nel tabernacolo».”

Picchiato a morte
Ma le istruzioni della polizia erano chiare: estorcergli a ogni costo la confessione che era stato lui a muovere la croce grazie a un meccanismo e inscenare un video propagandistico in cui lui avrebbe mostrato il suo funzionamento. Nei giorni seguenti, don Josef venne ripetutamente picchiato e seviziato fino a che il 22 febbraio, ormai ridotto allo stremo, firmò una «deposizione» costruita dalla polizia in cui si riconosceva colpevole di aver inscenato il miracolo ma 3 giorni dopo morì, si disse, di «peritonite».

Propaganda di denigrazione
Il 6 marzo 1950 il ministro degli interni cecoslovacco Nosek chiese alla stampa di «collaborare a spiegare al popolo invenzioni e menzogne di questo tipo». Seguirono numerosi articoli diffamatori ricchi di fotomontaggi e caricature che denigravano il miracolo della croce.

Nessun meccanismo
“Cosa sia realmente accaduto a Číhošť” conclude Angelo Bonaguro “resta fino ad oggi un mistero. Lo storico Doležal dà per certo che né Toufar né altri parrocchiani avessero installato un congegno per muovere la croce, e nemmeno i sopralluoghi degli agenti avevano rinvenuto meccanismi.”

Tags:
martireregime
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