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Oliver Sacks: cancro terminale, una riflessione per tutti

Luigi Novi

Aleteia - pubblicato il 24/02/15

“Il mio sentimento predominante è la gratitudine. Ho amato e sono stato amato. Ho avuto molto e ho dato qualcosa in cambio”

Oliver Sacks ha un tumore in fase terminale. Vale la pena di leggere e riflettere sull'articolo che ha pubblicato il 19 febbraio sul The New York Times. Docente di Neurologia della Scuola di Medicina dell'Università di New York e autore di Awakenings e di altre opere, ha annunciato la sua malattia attraverso il giornale e ha pubblicato un intervento toccante, intitolato My Own Life. Ecco la traduzione di Aleteia:

Circa un mese fa pensavo di stare molto bene, di godere di una buona salute. A 81 anni nuotavo ancora un miglio al giorno. Ma la mia fortuna è finita. Qualche settimana fa ho saputo che nel mio fegato si diffondono varie metastasi. Nove anni fa mi era stato diagnosticato un raro tumore all'occhio, un melanoma oculare. Anche se la radioterapia e il raggio laser usati per rimuovere il tumore mi avevano provocato la cecità all'occhio interessato, ero ottimista perché solo in casi molto rari quei tumori rinascono in metastasi. Sono rientrato nel 2% di rischio di questo tipo di cancro.

Sono grato per i nove anni in cui ho goduto di buona salute e produttività dopo quella diagnosi, ma ora mi trovo faccia a faccia con la morte. Il cancro occupa già un terzo del mio fegato, e anche se la sua diffusione può tardare questo tipo particolare di cancro non può essere bloccato.

Ora devo scegliere come vivere i mesi che mi restano. Devo vivere nel modo più ricco, più profondo e più produttivo possibile. In questa situazione, cerco coraggio nelle parole di uno dei miei filosofi preferiti, David Hume, che sapendo di avere una malattia mortale a 65 anni ha scritto una piccola autobiografia in un solo giorno, nell'aprile 1776. L'ha intitolata My Own Life.

“Ora mi trovo in un processo di rapida dissoluzione”, ha scritto. “Fino a questo momento ho sofferto ben poco per la mia malattia; la cosa più strana, ad ogni modo, è che nonostante il mio notevole declino fisico non mi sono mai lasciato abbattere. Più di tutto, dispongo di grande entusiasmo, disposizione allo studio e allegria per la compagnia della gente”.

Sono stato piuttosto fortunato ad aver superato gli 80 anni, e i 15 anni in più rispetto a Hume sono stati pieni di lavoro e amore. In questo periodo ho pubblicato cinque libri e ho completato un'autobiografia (un po' più lunga di quella di Hume), che verrà pubblicata nel primo semestre di quest'anno. E ho ancora vari libri in fase di conclusione.

Hume continuava: “Io sono (…) un uomo tranquillo, dal temperamento controllato, dal carattere aperto, socievole e allegro, grato, poco suscettibile all'inimicizia e di grande moderazione in tutte le mie passioni”.

In questo mi discosto da lui. Pur avendo apprezzato relazioni amorose e amicizie e il fatto di non avere inimicizie reali, non posso dire (né può dirlo alcuna persona che mi conosca) di essere un uomo dal temperamento tranquillo. Al contrario, sono un uomo dalle decisioni estreme e senza alcuna moderazione in tutte le mie passioni.

E tuttavia una frase del testo di Hume mi sembra particolarmente vera: “È difficile che qualcuno sia più distaccato dalla vita di quanto lo sono io oggi”.

Negli ultimi giorni sono stato capace di vedere la mia vita a partire da una grande elevazione, come una sorta di paesaggio, e con un profondo senso di connessione di tutte le sue parti. Ciò non vuol dire che mi senta alla fine della vita.

Al contrario, mi sento intensamente vivo. Nel tempo che mi resta, voglio e spero di consolidare le mie amicizie, per dire addio a coloro che amo, per scrivere di più, per viaggiare e, se avrò la forza, per raggiungere nuovi livelli di visione e comprensione della vita e del mondo. Ciò implicherà audacia, chiarezza e semplice uso della parola; cercare di far bene i miei conti con il mondo. Ma ci sarà anche tempo per divertirmi (e perfino per fare qualche stupidaggine).

All'improvviso, percepisco un fuoco luminoso e una prospettiva. So che non c'è tempo per nulla che non sia essenziale. Devo concentrarmi su me stesso, sul mio lavoro e sui miei amici. Non devo più assistere ogni sera al telegiornale NewsHour con le notizie di tutto il mondo. E non ho più bisogno di prestare alcuna attenzione alla politica o alle ragioni del riscaldamento globale.

Non è indifferenza, ma distacco. Sono ancora profondamente interessato al Medio Oriente, al riscaldamento globale, alla disuguaglianza crescente, ma non sono più questioni che mi riguardano. Appartengono al futuro. Mi rallegro quando incontro giovani superdotati – anche quello specialista che ha effettuato la biopsia e ha diagnosticato le mie metastasi. Quando li conosco, sento che il futuro è in buone mani.

Nel corso degli ultimi dieci anni, sono stato sempre più consapevole della morte dei miei contemporanei. La mia generazione è su quella via, e sento ogni morte come un distacco, una perdita.

Non ci sarà nessuno come noi quando ce ne saremo andati, ma non ci sarà nessuno come qualsiasi altra persona, in nessun modo. Quando le persone muoiono, non possono essere sostituite. Lasciano dei vuoti che non possono essere riempiti, perché questo è il destino – il destino genetico e neurale – di ogni essere umano, come se fosse un individuo unico, che trova la propria strada, per vivere la propria vita, per morire della propria morte.

Non posso fingere di non aver paura, ma il sentimento predominante è la gratitudine. Ho amato e sono stato amato. Ho ricevuto molto e ho dato qualcosa in cambio. Ho letto e viaggiato, ho pensato e scritto. Ho avuto un rapporto carnale con il mondo, il rapporto speciale di scrittori e lettori. Sono stato, al di sopra di tutto, un essere che sente, un animale pensante, in questo bel pianeta, cosa che mi sembra un enorme privilegio e una grande avventura.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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