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Che cosa è la Quaresima spiegata da Pinocchio

© JeffChristiansen
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Abbandonare il Tonno che c’è in noi per cercare una soluzione al buio. Per farci desiderare il lume là in fondo

Ed è a questo punto che Collodi ci spiega in cosa consistono i giorni che ci aspettano dopo le ceneri. Pinocchio, infatti, decide di lasciare il tonno al suo pessimismo e si muove, brancolando, camminando

a tastoni dentro il corpo del Pesce-cane, avviandosi un passo dopo l’altro verso quel piccolo chiarore che vedeva baluginare lontano lontano.
E nel camminare sentì che i suoi piedi sguazzavano in una pozzanghera d’acqua grassa e sdrucciolona, e quell’acqua sapeva di un odore così acuto di pesce fritto, che gli pareva di essere a mezza quaresima.

L’odore di mezza quaresima, l’odore di pesce fritto, non ci appartiene più. Se n’è andato con quello del pane appena sfornato nei paesi, che segnalava la sera del sabato. Prima della loro scomparsa il tempo di Quaresima era tempo di magro, nel senso che si mangiava pesce, non carne, e al venerdì si faceva digiuno. La precisazione “mezza quaresima” è di un realismo nitidissimo perché l’odore non si spandeva subito per le strade: ci voleva un paio di settimane perché l’aria ne fosse impregnata. E quando si era giunti a quel punto si cominciava a veder più vicina la Pasqua, ossia si cominciava a vedere più chiaro: il lumicino in fondo al buio. Il definitivo trionfo della luce. E infatti, proseguendo verso quella luce sempre più distinta, il burattino

trovò una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco come se fosse di neve o di panna montata, il quale se ne stava lì biascicando alcuni pesciolini vivi, ma tanto vivi, che alle volte mentre li mangiava, gli scappavano perfino di bocca.

Pinocchio, alla fine del buio, ritrova suo padre. Quel tavolo assomiglia troppo a un altare perché si possa pensare che non rappresenti la Pasqua, l’annuncio di una possibile – forse certa – resurrezione. E infatti

A quella vista il povero Pinocchio ebbe un’allegrezza così grande e così inaspettata, che ci mancò un’ette che non cadesse in delirio. Voleva ridere, voleva piangere, voleva dire un monte di cose; e invece mugolava confusamente e balbettava delle parole tronche e sconclusionate. Finalmente gli riuscì di cacciar fuori un grido di gioia e spalancando le braccia e gettandosi al collo del vecchietto, cominciò ad urlare:

La Quaresima è il tempo che è dato a ciascuno di noi per preparare il nostro fisico – compreso il cuore e il cervello – a godere di un’allegrezza che non potrebbe essere “così grande e così inaspettata” (così illogica, avrebbe detto Gaber) se non avessimo mai sperimentato, nel buio dell’esistenza, la tremenda imminenza della morte. Come il figlio che, chiesta la sua parte di eredità e abbandonata la casa paterna, aveva deciso di farvi ritorno solo dopo aver conosciuto la tragedia del vivere soli e senza padre, così per Pinocchio, fuggito di casa in cerca di libertà, il ventre nero della vita che ci inghiotte diventa il luogo in cui più grande e più inattesa si presenta la salvezza:

– Oh babbino mio! finalmente vi ho ritrovato! Ora poi non vi lascio più, mai più, mai più!
– Dunque gli occhi mi dicono il vero? – replicò il vecchietto stropicciandosi gli occhi, – dunque tu se’ proprio il mi’ caro Pinocchio?
– Sì, sì, sono io, proprio! E voi mi avete digià perdonato, non è vero? Oh! babbino mio, come siete buono!…

Babbino, babbino, mi avete già perdonato, vero? La Quaresima è il tempo dell’esperienza del digiuno e del buio. Che bisogno c’è di proporla agli uomini, vien da domandare.

La prima delle 101 storie Zen – i buddisti non conoscono la quaresima, ma non importa – racconta di un professore che si presentò ad un monaco chiedendo che gli insegnasse lo zen.

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Tags:
quaresima
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