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Francesco alle Ceneri: “chiediamo il dono delle lacrime per una conversione autentica”

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 18/02/15

L'antica tradizione romana delle stationes quaresimali. Il papa nella basilica di S. Sabina sull'Aventino presiede il rito che apre la Quaresima

Secondo l'antichissima tradizione delle stationes quaresimali i fedeli e i pellegrini si radunano e fanno una sosta – statio, in latino – per lodare e testimoniare Gesù e il Vangelo presso uno dei luoghi che segnano la memoria dei martiri nella città di Roma. Si fa così memoria di quanti "con il loro sangue hanno reso testimonianza a Cristo, e la loro evocazione diventa stimolo per ciascun cristiano a rinnovare la propria adesione al Vangelo".

Definiti nella loro fisionomia da San Gregorio Magno intorno alla fine del 500, questi itinerari furono una tradizione costante della Chiesa romana fino all’esilio avignonese (1309-1377). L'esperienza ritornò ad essere praticata a Roma solo alla fine dell’800 ad opera del Collegium Cultorum Martyrum, che ne rinnovò la tradizione. L’Ufficio liturgico del Vicariato di Roma, a partire dal 1993, ha pubblicato dei nuovi testi e dei nuovi schemi di celebrazione per le Stazioni quaresimali.

E' questa la tradizione ripercorsa da papa Francesco il Mercoledì delle Ceneri, giorno di inizio della Quaresima: dalla chiesa di Sant'Anselmo all'Aventino, dove si è tenuto un momento di preghiera, una processione penitenziale composta da cardinali, arcivescovi, vescovi, i monaci Benedettini di Sant’Anselmo, i padri Domenicani di Santa Sabina ed alcuni fedeli, si è diretta cantando le litanie dei santi nel tono gregoriano alla vicina basilica di Santa Sabina nella quale Francesco ha presieduto la celebrazione dell’Eucarestia con il rito di benedizione e di imposizione delle ceneri.

Ritornare al Signore con tutto il cuore

"Ritornare al Signore 'con tutto il cuore' – ha affermato il pontefice nell'omelia commentando l'invocazione del profeta Gioele – significa intraprendere il cammino di una conversione non superficiale e transitoria, bensì un itinerario spirituale che riguarda il luogo più intimo della nostra persona. Il cuore, infatti, è la sede dei nostri sentimenti, il centro in cui maturano le nostre scelte, i nostri atteggiamenti". Si tratta di un appello che "non coinvolge solamente i singoli, ma si estende all’intera comunità, è una convocazione rivolta a tutti".

La teologia delle lacrime

E se, come osserva il profeta, la preghiera dei sacerdoti deve essere accompagnata dalle lacrime, "farà bene a tutti – ha osservato Francesco -, ma soprattutto a noi sacerdoti, chiedere, all’inizio di questa Quaresima, il dono delle lacrime, così da rendere la nostra preghiera e il nostro cammino di conversione sempre più autentici e senza ipocrisia". "E' bene chiedersi – ha insistito il papa parlando a braccio -: il papa piange, i cardinali, i vescovi piangono? E proprio questo è il messaggio del Vangelo odierno".

Francesco è tornato così su quella che è stata definita "teologia delle lacrime", la stessa invocazione che aveva fatto a Manila incontrando una ragazzina di una casa famiglia che aveva chiesto "perchè Dio permette che i bambini soffrano?" e poi era scoppiata a piangere. "Chiediamo il dono delle lacrime – aveva detto Francesco – perchè è l'unica risposta autentica alle domande che non hanno risposta".

Gesù evidenzia la tentazione del formalismo rispetto alle tre opere di pietà previste dalla legge mosaica – l’elemosina, la preghiera e il digiuno – che induce all'ipocrisia e all'ostentazione di quanto si mette in pratica. "Gli ipocriti – ha aggiunto Bergoglio – non sanno piangere, hanno dimenticato come si piange: non chiedono il dono delle lacrime"

E' istintivo, secondo papa Francesco, il "desiderio di essere stimati e ammirati per questa buona azione, per ricavarne una soddisfazione" ma Gesù ci invita a "confidare unicamente nella ricompensa del Padre 'che vede nel segreto'".

Come il figliol prodigo della parabola

Il messaggio del tempo forte della Quaresima è quello di lasciarci riconciliare con il Signore che "non si stanca mai di avere misericordia di noi, e vuole offrirci ancora una volta il suo perdono, invitandoci a tornare a Lui con un cuore nuovo, purificato dal male, per prendere parte alla sua gioia". Lo sforzo della conversione, ha spiegato Francesco "non è soltanto un’opera umana" ma è "possibile grazie alla misericordia del Padre". "Per favore – ha chiesto il papa in tono accorato -, fermiamoci un pò e lasciamoci riconciliare con Dio

Questa consapevolezza deve aiutare a iniziare "fiduciosi e gioiosi l’itinerario quaresimale" e sostenere il "combattimento spirituale contro il peccato" per giungere a "cantare insieme l’esultanza della vittoria nella Pasqua di Risurrezione".

Ci sono due formule che si usano al momento dell'imposizione delle ceneri sul capo in segno pentenziale: "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai" oppure l’esortazione di Gesù: "Convertitevi e credete al Vangelo".

Entrambe le formule, costituiscono secondo Francesco, "un richiamo alla verità dell’esistenza umana: siamo creature limitate, peccatori sempre bisognosi di penitenza e di conversione". E' importante, in questo nostro tempo, ascoltare ed accogliere il richiamo alla conversione.

Si tratta, ha concluso il papa di "una spinta a tornare, come fece il figlio della parabola, tra le braccia di Dio, Padre tenero e misericordioso, a fidarsi di Lui – a piangere in quell'abbraccio – e ad affidarsi a Lui".

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