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Cinque vie per ancorare la Chiesa italiana alla quotidianità

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Le ha annunciate il segretario della CEI Nunzio Galantino in vista del Convegno ecclesiale Firenze 2015

Mentre si è ancora in cammino verso il Convegno ecclesiale Firenze 2015, il segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galantino ha voluto tracciare le «cinque vie» che dovrà far proprie la Chiesa italiana.  

«Uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare». Cinque verbi, cinque «vie sulle quali camminare non solo in vista di questo appuntamento ma per quella riforma della Chiesa a cui papa Francesco non si stanca di provocarci». Visto da questa angolazione, il tema di Firenze ("In Gesù Cristo il nuovo umanesimo") è la sintesi della sfida e dell’impegno che attendono la Chiesa italiana, con l’esortazione apostolica del Papa come «magna charta» (Avvenire, 16 febbraio). 

1) USCIRE – UNA CHIESA DAL BAGAGLIO LEGGERO
«Uscire», ha detto Galantino, non è «vagare un po’ alla cieca, sempre insoddisfatti e insieme persino incapaci di saperne giustificare le cause». Non è neanche «tanto attivismo che connota la vita di molti adulti”. L’“uscire” che sogna Papa Francesco «chiede una Chiesa dal bagaglio leggero» (Agensir, 15 febbraio), priva della morsi di lobby ed interessi privati. In una società come la nostra, la domanda da porsi diventa questa: «Quali sono i 'luoghi' reali – gli organismi pastorali – in cui la partecipazione di tutti diventa effettiva e favorisce un autentico discernimento?». 

2) ANNUNCIARE – UNO STILE TESTIMONIALE
Anche grazie all’effetto-Francesco, scrive il quotidiano dei vescovi, riportando le parole di Galantino, «la nostra stagione ci consegna nuove opportunità proprio per l’annuncio, ma le condiziona a una forma e a uno stile testimoniali: non è più il tempo di chi parla per parlare… L’autenticità con cui si sta nella compagnia degli uomini – quindi il nostro vivere in prima persona il Vangelo – ne dice la credibilità». Esame di coscienza: «Quale immagine di Dio comunichiamo con il nostro annuncio e la nostra testimonianza?». 

3) ABITARE – LO SGUARDO AI BISOGNI DEL POPOLO
La forza che caratterizza il cattolicesimo italiano e lo distingue rispetto a qualunque altro Paese europeo, ha evidenziato ancora il segretario della Cei, «passa dalla presenza capillare della Chiesa sul territorio”. È nelle parrocchie, innanzitutto, che «si manifesta una prossimità fattiva e salutare alla città e nella città degli uomini». In un contesto «pluralista», «sfilacciato e composito», la domanda è se «sappiamo conservare l’orizzonte e la freschezza di una Chiesa di popolo, che investe sulla formazione e promuove l’impegno sociale e politico del laicato», anche «alzando la voce» per «una gestione sanitaria inclusiva, per un sostegno effettivo alle famiglie, per affrontare insieme l’inverno demografico»? 

4) EDUCARE – NEL SEGNO DI GRATUITA' E ACCOGLIENZA
L’educazione è un tema «trasversale rispetto a tutti gli altri», perché «la tendenza ad affrancarsi da qualsiasi tradizione e dei valori che veicola», è oggi «la questione antropologica per eccellenza, che coinvolge la stessa nozione di vita umana, l’apprezzamento e la valorizzazione della differenza sessuale, la configurazione della famiglia e il senso del generare, il rapporto tra le generazioni», e poi «scuola», «ambiente», «comunicazione digitale», «legalità». In tale direzione, Galantino pone la domanda:.«Come possiamo promuovere relazioni solide e continuative all’insegna della gratuità e dell’accoglienza?». 

5) – TRASFIGURARE – UNA NUOVA CONTEMPLAZIONE
Lo sguardo sulla realtà odierna pone inevitabilmente un altro quesito: «Le nostre comunità sono capaci di momenti di contemplazione? E come possiamo esplicitare maggiormente su un piano pastorale la vita sacramentale, così che essa sia legata alla trasformazione della vita personale e pubblica nel segno dell’inclusione e, quindi, della carità?».  La quotidianità, premette infatti Galantino, va letta «con la luce che solo una nuova spiritualità – nutrita di preghiera e partecipazione alla vita liturgica – consente». Da essa ne dipendono il «senso della festa e della domenica, quali spazi di vera umanità», e la capacità di «contemplare il volto di Cristo nel volto dell’uomo».

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