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Stallo demografico e vuoto culturale: così l’Islam conquista l’Europa

AFP PHOTO / HO / AL-HAYAT MEDIA CENTRE
An image grab taken from a video released by the jihadist media arm Al-Hayat Media Centre on February 15, 2015 purportedly shows black-clad Islamic State (IS) group fighters leading handcuffed hostages, said to be Egyptian Coptic Christians, wearing orange jumpsuits before their alleged decapitation on a seashore in the Libyan capital of Tripoli. AFP PHOTO / HO / AL-HAYAT MEDIA CENTRE === RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / HO / AL-HAYAT MEDIA CENTRE
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Mentre lo Stato Islamico avanza nel Mediterraneo decapitando i cristiani coopti in Libia

Ventuno cristiani coopti decapitati in Libia, sulle rive del Mediterraneo e un messaggio sinistro rivolto al nostro Paese: «Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia», ha pronunciato un miliziano in inglese con accento nordamericano (Ap, 15 febbraio).

MINACCIA CONCRETA SULL'EUROPA
In un articolo dal titolo "La morsa del Califfato si stringe sull'Europa", La Nuova Bussola Quotidiano (16 febbraio) sostiene che «lo Stato Islamico minaccia quindi sempre più i territori confinanti con l’Europa, ma soprattutto con l’Italia. La presa di Sirte, le relative minacce al nostro paese e la migrazione clandestina che parte proprio dalle spiagge libiche rappresentano un pericolo concreto». 

"INVASIONE" MUSULMANA
Senza stabilire un’equazione semplicistica tra musulmani e jihadisti, va detto che lo scenario attuale è quello di un’Europa che si popola lentamente di fedeli di Maometto per due ragioni. La prima di carattere demografico. Se adesso i musulmani rappresentano il 5% della popolazione dell'Europa, secondo una stima del Pew Research Center, nel 2030 ne rappresenteranno circa l’8%. Solo in Italia diventeranno più di 3 milioni (in pratica, il 5,4% del totale). La deriva è tanto più preoccupante se si considera lo stallo demografico del nostro Paese, ormai da tempo a natalità zero (Libero Quotidiano, 10 febbraio).

TUTT'ALTRO CHE BARBARI
L'espansione del mondo musulmano potrebbe avere anche una natura più profonda e culturale per il filosofo cristiano Fabrice Hadjadj (Tempi.it, 16 febbraio). Il rischio che San Pietro abbia le stesse sorti di Santa Sofia a Costantinopoli (evocando la caduta dell'Impero Romano d'Oriente dopo l'assedio e la conquista della principale città turca nel 1453) parte da una premessa. Gli europei devono, infatti, rinunciare a una vanità: e cioè quella “di credere che i movimenti islamisti siano movimenti pre-illuministi, barbari, e che diverranno moderati non appena scopriranno gli splendori del consumismo”. 

EUROPA RIFIUTA LE RADICI DELLA CRISTIANITA'
La tesi del filosofo è che questi movimenti siano «post-illuministi« e che sbaglino clamorosamente ad usare la violenza per avvicinarsi ed affondare in un Europa che gli starebbe spalancando culturalmente un vuoto, tutto da colmare. Secondo Hadjadj bisogna chiedersi «se l’islam non sia il termine dialettico di un’Europa tecno-liberale che ha rifiutato le sue radici greco-latine e le sue ali giudaico-cristiane». 

GLI ISLAMICI AVANZANO NEL VUOTO CULTURALE
Siccome questa Europa «non può vivere troppo a lungo senza Dio e senza madri, ma come un bambino viziato non riesce a tornare da sua madre la Chiesa, essa acconsente finalmente a darsi a un monoteismo facile, dove il rapporto con la ricchezza è sdrammatizzato, dove la morale sessuale è più rilassata, dove la postmodernità hi-tech costruisce città radiose come quelle del Qatar. Dio e il capitalismo, le huri dell’harem e i mouse dei computer, perché non potrebbe essere questo l’ultimo compromesso, la vera fine della storia?», arriva ad ipotizzare il filosofo. 

RISCATTARE IL VALORE DI DIO
E' così che Hadjadj domanda: «Ciò che c’è di buono nel secolo dei Lumi ormai non può più sussistere senza il Lume dei secoli, ma riconosceremo che quella Luce è quella del Verbo fatto carne, del Dio fatto uomo, e cioè di una Divinità che non schiaccia l’umano, ma che lo accoglie nella sua libertà e nella sua debolezza? Siete italiani, ma siete capaci di battervi per la Divina Commedia, o ne avrete vergogna, visto che Dante, nel XXVIII canto dell’Inferno, osa mettere Maometto nella nona bolgia dell’ottavo girone?».

DA SAN GIOVANNI A DE GASPERI
Infine, conclude il filosofo, «siamo europei, ma siamo fieri della nostra bandiera con le sue dodici stelle? Ci ricordiamo ancora del senso di quelle dodici stelle, che rimandano all’Apocalisse di san Giovanni e alla fede di Schuman e De Gasperi? Bisogna rispondere, o siamo morti: per quale Europa siamo pronti a dare la vita?».  

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