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Centre for Child protection: “lascia e raddoppia” contro gli abusi nella Chiesa

© Sabrina Fusco / ALETEIA
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Una nuova sede a Roma all'Università Gregoriana e un master antipedofilia. Papa Francesco: "porterà molti frutti"

Prima una fase pilota di tre anni a Monaco di Baviera, adesso lo spostamento a Roma con l'obiettivo di una maggiore internazionalizzazione del proprio lavoro e il varo di un vero e proprio master antipedofilia: il Centre for Child protection (CCP) consolida l'attività per la prevenzione degli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili con il rafforzamento dei programmi formativi.

 

Il Centro, che è parte della Pontificia Università Gregoriana, è nato nel 2012 dopo il primo Simposio internazionale sulla piaga degli abusi sui minori da parte dei ministri della Chiesa cattolica "Verso la guarigione e il rinnovamento", organizzato dalla stessa Università e fortemente incoraggiato da Benedetto XVI. Papa Francesco, che qualche giorno fa ha inviato una lettera a tutte le conferenze episcopali del mondo per chiedere di sostenere il lavoro della Commissione per la tutela dei minori da lui istituita, ha inviato un messaggio a Hans Zollner, presidente del Centre for Child Protection e professore di psicologia all’ateneo romano dei gesuiti dichiarandosi certo che il lavoro intrapreso "porterà molti frutti".

 

Non è un caso che tre dei membri della Commissione pontificia – il suo presidente, cardinale Sean O'Malley, arcivescovo di Boston, il gesuita Hans Zollner e la baronessa Sheila Hollins – siano anche membri del Centro, a riprova della collaborazione tra i due organismi e della decisione con la quale è stata intrapresa la linea della "tolleranza zero" nella Chiesa.

 

"La prevenzione degli abusi sessuali e di altro genere sui minori è della massima importanza per la Chiesa universale . Sono certo e prego che il Ccp dia un contributo sostanziale a questo impegno a lungo termine", ha detto il cardinale O'Malley all'inaugurazione della nuova sede di Roma. Nel corso della conferenza stampa seguita all'Università Gregoriana, l'arcivescovo di Boston che qualche giorno fa ha presentato al collegio cardinalizio i risultati del lavoro della Commissione ottendone un riscontro "molto positivo", ha rilevato come in passato non ci fosse sufficiente consapevolezza della "devastazione" provocata dalla pedofilia nella Chiesa "in nome di uno spirito di segretezza e di vergogna", con risposte dettate dall'inadeguatezza e dall'impreparazione che a volte hanno addirittura dato più attenzione "alla riabilitazione degli abusatori che alla cura dei bambini abusati".

 

Proprio per allargare consapevolezza e adeguatezza delle risposte il Centro si propone di lavorare su due fronti: l'espansione della rete dei partner – istituti formativi ed accademici, chiese locali, congregazioni, Ong – soprattutto in Asia, Africa e Sud America e il rafforzamento degli strumenti formativi.

 

Intanto un nuovo corso e-learning interattivo e funzionale basato sul modello di "esperienza-riflessione-azione" della pedagogia dei gesuiti per sensibilizzare coloro che lavorano con i minori rispetto al problema degli abusi sessuali e prepararli a rapportarsi alle vittime di abuso. Nei tre anni della fase pilota vi hanno partecipato un migliaio, tra sacerdoti, catechisti e insegnanti che lavorano, in parrocchia o in istituti cattolici, con i bambini di dieci paesi situati in quattro continenti. Al momento il programma è oggetto di revisione in collaborazione con la Georgetown University di Washington.

 

Dal 2016 il Centro ha in programma di offrire all'interno dell'Università Gregoriana una sorta di master contro gli abusi sessuali ai minori – il "Diploma in Safeguarding of Minors and Vulnerable Persons – che coinvolgerà ogni anno un gruppo selezionato dai 15 ai 18 studenti che vogliono specializzarsi in questo ambito seguendo un programma semestrale.

 

Il Centre for Child Protection gode del generoso sostegno dell'arcidiocesi di Monaco che lo ha ospitato nella fase pilota e continua ad accompagnarne i passi anche nella nuova sede di Roma, insieme all'arcidiocesi di Lussemburgo, al Kindermissionswerk "Die Sternsinger", la conferenza episcopale tedesca e la Papal fondation ma "saremmo davvero lieti – ha detto il presidente Zollner – se altri donatori volessero aiutarci ad ampliare il nostro lavoro all'avanguardia nella lotta contro gli abusi sessuali". "Dobbiamo rendere giustizia alle vittime ma anche fare tutto il possibile – ha concluso Zollner – perchè questi fatti non si ripetano".

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