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Nella Chiesa, alcune questioni come la liturgia sono opinabili?

© Cantuale Antonianum

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 16/02/15

Seguire Gesù implica non solo accettare senza condizioni il suo messaggio, le sue esigenze e il suo stile di vita, ma anche ascoltare la Chiesa

Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm,12,2)

Non è una novità dire oggi, come sempre, che molti si lamentano di tutto: se piove perché piove, se non piove perché non piove, se fa freddo perché fa freddo, se fa caldo perché fa caldo e così via.

Anche la vita ecclesiale non è esente da lamentele e accuse: la gente si lamenta quando si esprime la verità, ancor più se questa verità è scomoda.

Sembra che quello che ci fa sembrare importanti agli occhi degli altri sia la critica, la denuncia, anche se non sempre vengono effettuate con sufficienti elementi di prova. A volte non valorizziamo ciò che di buono hanno e fanno gli altri o ciò che di buono ha e fa la Chiesa, limitandoci a lamentarci. Anziché costruire e generare speranza, allora, incoraggiamo sfiducia e rifiuto.

A cosa mi riferisco? Leggendo le varie opinioni della gente attraverso le reti sociali, per commentare ad esempio gli articoli sulla liturgia pubblicati da Aleteia, si nota che ci sono posizioni contrarie: gente a favore e gente contraria.

C'è una grande polarizzazione. Ci sono persone che hanno capito e sanno come sono le cose e le accettano, e – va detto con grande dolore – persone con una posizione radicalmente contraria.

Alcune persone vogliono un cattolicesimo o un modo di seguire Gesù alla loro maniera, in base ai loro gusti, senza rinunce o sacrifici; una fede lassa, comoda, una fede teorica o una fede superficiale mescolata ad ateismo pratico.

Penseranno che sono loro a stabilire i criteri liturgici, o perfino i criteri per essere cristiani, dimenticando che è Lui a mettere le condizioni per chi vuole seguirlo. Attenzione che Gesù dice “Chi vuole” – e chi vuole accetta le sue condizioni.

Mi sono reso conto che spesso tutto viene messo in discussione, anche tra gli stessi credenti. È comune sentire la gente dire: “Io vivo la mia fede in Cristo come e quando mi piace”, o “Vado a Messa quando me lo sento”, o ancora “Della dottrina accetto solo ciò che voglio”, o “La Chiesa si deve modernizzare se vuole che la gente vada a Messa”, oppure “Sono cristiano a modo mio”…

Pensarla così è il modo peggiore di essere cristiani. Non giustifichiamo stupidamente il nostro modo superficiale di vivere la fede, tenendo presente il peccato del prossimo; guardiamo solo a Gesù e diciamo come ha detto San Paolo: “È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti a chi ho creduto” (2 Tim 1, 12).

È logico che le critiche vengano da coloro che ignorano la fede cristiana cattolica o dagli atei, o da coloro che hanno altri modi di concepire Dio, ma da un cattolico?

Gli articoli di liturgia pubblicati su Ateleia sono redatti con affetto e fede da esperti teologi (vescovi, sacerdoti e fedeli) molto qualificati e di provata fedeltà alla sana dottrina cristiana cattolica e da istituzioni cattoliche molto conosciute.

La Chiesa come madre vuole il bene dell'umanità intera. Non mettiamo in discussione le sue direttrici perché sono sagge e la Chiesa deve essere un punto di riferimento per il mondo, e per questo non deve mai perdere la propria identità.

Ricordiamo cosa dice Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).

Seguire Gesù implica non solo il fatto di accettare in modo incondizionato il suo messaggio e il suo stile di vita, ma anche di ascoltare la Chiesa, rispettare il suo magistero che è in sintonia con il volere di Cristo.

Negare se stessi è rinunciare al proprio punto di vista e accettare quello di Dio, anche se accettare la logica di Dio non è facile da comprendere, e prendere la croce su di sé implica il sacrificio di caricarsi le nostre croci con lo stesso amore e senso con cui Cristo si è caricato la sua; tra queste croci c'è quella della fedeltà.

Quello che ci viene richiesto è coerenza. Essere coerenti è una questione di coscienza. La coerenza è una qualità da coltivare con pazienza e molta volontà.

Quando Dio e la Chiesa parlano, al credente arriva all'orecchio un messaggio, ma all'altro orecchio giunge una vocina che suggerisce di guardare dal lato contrario e di camminare in quella direzione per fuggire dalle responsabilità che comporta il fatto di essere figli di Dio.

Alcuni danno più credito a quella vocina che a ciò che chiede Dio attraverso la Chiesa, ma siamo sempre invitati ad essere coerenti con ciò che siamo, crediamo e ci chiedono Dio e la Chiesa; e se siamo coerenti ci faremo molto bene e potremo edificare gli altri con il nostro esempio.

Ci costa accettare ciò che dice la Chiesa? Spesso. Costa andare controcorrente vivendo la fede cristiana? Ovviamente sì, ma ne vale la pena.

Purtroppo molti cristiani cattolici rifiutano le esigenze che nascono dal fatto di credere in Cristo e danno più credito alla mentalità del mondo, lasciandosi ingannare.

Teniamo sempre presente l'avvertimento di Gesù: “Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt 24, 11-13).

L'apostolo San Pietro ci rivolge un invito: “Salvatevi da questa generazione perversa” (At 2,40). Dobbiamo fuggire, in base a ciò che insegna San Giovanni, da un mondo che “giace sotto il potere del maligno” (1 Gv 5,19).

Cristo l'ha detto chiaramente: “Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv15,19; cfr. 1 Gv 3,13).

Ha anche affermato: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti” (Lc 6,26).

er questo un cristiano che desidera vivere a fondo la propria fede dovrebbe stare in guardia se viene applaudito, se riceve lodi, se non viene messo in discussione, se il “mondo” si sente a suo agio con lui.

Nel lungo cammino della storia umana, noi credenti in Cristo abbiamo il compito di vincere un mondo che ci vuole annichilire: “Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?” (1 Gv 5,4-5).

Siamo in una lotta che “non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove” (Ef 6,12-13).

La battaglia infuria, ma confidiamo nelle parole del Maestro: “Io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). Con Lui al nostro lato non saremo assorbiti dal mondo del male, ma vivremo già fin d'ora come “i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5,8-9).

E per finire, bisogna ricordare ciò che dice Gesù: “Se uno ha orecchi per intendere, intenda” (Mc 4, 23); e se si ascolta con entrambe le orecchie il messaggio di Dio, attraverso il magistero, allora bisogna essere coerenti con esso.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
liturgia
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