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Dorothy Day, prima giornalista agli onori degli altari?

Hugues

Javier Ordovás - pubblicato il 16/02/15

Forte impegno a favore dell'uguaglianza sociale

Non possiamo cambiare il mondo, ma possiamo renderlo un po' più tollerante.

La radicale pia, com'era nota Dorothy Day, nacque nel 1897 a Bath Beach, Brooklyn (Stati Uniti). Suo padre era un giornalista del Tennessee, scriveva romanzi e avventure sullo sport e impreziosiva i suoi articoli con citazioni tratte da Shakespeare e dalla Bibbia.

La famiglia, di confessione protestante, viveva a Chicago in condizioni di grande povertà. La madre di Dorothy la mandava a comprare banane marce perché costavano solo dieci centesimi la dozzina.

La ragazza, che fino a quel momento non aveva avuto la benché minima notizia della situazione politica alla vigilia della I Guerra Mondiale, iniziò a interessarsi alla realtà sociale, divorando le descrizioni di Jack London e varie teorie anarchiche.

Con una borsa di studio messa a disposizione dai direttori di testate giornalistiche, la sedicenne poté iniziare a studiare all'università dell'Illinois, entrando allo stesso tempo nel Partito Socialista d'America. Dopo due anni, Dorothy si ritirò dall'università, e di fronte al rifiuto di suo padre di lasciarla tornare a casa si insediò nel quartiere ebraico di Eastside e divenne giornalista, collaborando con il quotidiano socialista Call (La voce). Scriveva su manifestazioni di protesta, interventi brutali della polizia, scioperi e attività pacifiste. A Chicago divenne reporter giudiziario.

Si sposò con Forster Buttermann, un uomo dalle idee radicali e buone con cui ebbe una figlia, Tamar, e che poi lasciò. In quegli anni Dorothy sperimentò una profonda conversione al cattolicesimo, vedendo nella Chiesa cattolica un corpo vivo che era sopravvissuto per secoli. Prodotto di questa conversione fu la sua separazione da Forster, l'uomo della sua vita. La figlia venne battezzata con rito cattolico. Tempo dopo, Dorothy entrò nell'ordine benedettino come laica.

Il 1° maggio 1933, mentre 50.000 persone percorrevano le strade di New York opponendosi alla minaccia nazista, pubblicò il primo numero del Catholic Worker (Il lavoratore cattolico). Il giornale costava un centesimo di dollaro e conteneva articoli di facile lettura su scioperi e lavoro infantile, descrivendo anche le pessime condizioni salariali delle persone di colore.

Il Catholic Worker, con il suo entusiasmo e il linguaggio chiaro che utilizzava, cadde come una bomba. Del numero iniziale vennero stampate 2.500 copie, alla fine dell'anno se ne vendevano 100.000 e nel 1936 erano arrivate a 150.000.

Giovani impegnati portavano il quotidiano a spalla in ogni luogo: stazioni degli autobus, università, uffici pubblici… I Workers fondarono mense per i poveri, raccoglievano mobili e alimenti e cercavano abitazioni vuote.

È più giusto dire che Dorothy Day era una cattolica romana “enciclicista” che una cattolica comunista, visto che difendeva e sosteneva le encicliche sociali della Chiesa cattolica.

Dorothy scrisse un'autobiografia, Loneliness, nella quale approfondiva le basi dell'amore che si ottiene mediante la comunità. In quel testo, indicò la forma in cui il distributismo era al cuore del programma del Catholic Worker nel suo aspetto agrario.

Nel 1996 è stato realizzato un film intitolato La Forza di un Angelo, diretto da Michael Ray Rhodes. La frase “intrattenere gli angeli” si riferisce alla pratica di trattare tutti gli ospiti, re o mendicanti, come se fossero veri angeli che ci fanno visita.

Dorothy Day è morta di cancro il 29 novembre 1980. Papa Giovanni Paolo II l'ha dichiarata servo di Dio nel 1996, e nel marzo del 2000 lo stesso papa ha autorizzato l'arcidiocesi di New York ad avviare il processo per promuovere la sua causa di canonizzazione.

Dorothy Day era una convertita, immersa in una società concreta alla quale cercò di portare i valori del Vangelo e tutta la ricchezza della Chiesa. Oggi ci invita a seguire la via della santità nella vita quotidiana, come Santa Teresina di Lisieux dalla quale ha imparato tanto, così come apprese da Dostoevskij la pratica dell'amore attivo, dai Maritain la rivoluzione del cuore e la necessità di mantenere la fede in periodi di tribolazione e da Mounier la responsabilità personale nella storia.

Come giornalista, visse e si impegnò negli eventi centrali del XX secolo.

Partecipò a una delegazione dell'ultima sessione del Concilio Vaticano II, sostenendo l'obiezione di coscienza. Scriveva per consolare gli afflitti e promuoveva il ritiro spirituale periodico come “trattamento di shock”.

La sua spiritualità è caratterizzata dagli insegnamenti della Chiesa, dalla vita liturgica e sacramentale, dall'amore per le Scritture, dalla convivenza con i poveri e dalla lotta contro una società che toglieva loro la vita, la dignità e la libertà.

Anche papa Benedetto XVI ha elogiato Dorothy Day:

“La capacità di contrapporsi alle lusinghe ideologiche del suo tempo per scegliere la ricerca della verità e aprirsi alla scoperta della fede è testimoniata da un’altra donna del nostro tempo, la statunitense Dorothy Day. Nella sua autobiografia, confessa apertamente di essere caduta nella tentazione di risolvere tutto con la politica, aderendo alla proposta marxista: 'Volevo andare con i manifestanti, andare in prigione, scrivere, influenzare gli altri e lasciare il mio sogno al mondo. Quanta ambizione e quanta ricerca di me stessa c’era in tutto questo!'. Il cammino verso la fede in un ambiente così secolarizzato era particolarmente difficile, ma la Grazia agisce lo stesso, come lei stessa sottolinea: 'È certo che io sentii più spesso il bisogno di andare in chiesa, a inginocchiarmi, a piegare la testa in preghiera. Un istinto cieco, si potrebbe dire, perché non ero cosciente di pregare. Ma andavo, mi inserivo nell’atmosfera di preghiera…'. Dio l’ha condotta ad una consapevole adesione alla Chiesa, in una vita dedicata ai diseredati”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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dorothy daysanti e beati
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