Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi Aleteia tutti i giorni
Aleteia

I nuovi cardinali di Francesco: il volto di una Chiesa universale

© Gabriel BOUYS / AFP
Condividi

Arrivano soprattutto dalle periferie del mondo i 20 nuovi porporati chiamati al servizio del Vangelo “fino al sangue”

All'imposizione della berretta rossa – il segno della dignità cardinalizia -, mancherà solo mons. José de Jesus Pimiento Rodriguez, il più anziano, a 96 anni, tra i 20 prescelti da Francesco per entrare nel collegio dei cardinali, i primi collaboratori del papa nel governo della Chiesa universale.
 

Se cardinale viene da “cardo”, cioè cerniera, sulla quale fanno perno le porte della chiese per aprirsi al mondo o chiuderlo fuori, Bergoglio i suoi ultimi “acquisti” li ha cercati nei quattro punti cardinali, con un occhio attento alla geopolitica di un eventuale prossimo conclave. Fra i nuovi elettori sono rappresentati 14 paesi diversi: 5 dell'Europa, 3 per l'Asia, 3 per l'America latina (nessuno per Canada e Stati Uniti perché già presenti in numero consistente nel collegio), 2 per l'Africa e 2 per l'Oceania. Se si contano anche gli emeriti, i Paesi rappresentati sono 18.
 

Il più giovane tra i nuovi cardinali (54 anni), il vescovo Soane Patita Paini Mafi, viene dalle isole di Tonga, nel mezzo dell'Oceano Pacifico, “il primo paese a vedere sorgere il sole”, come recitano le guide turistiche, e a 30 ore di volo da Roma. Per gli abitanti delle 169 isole che compongono l'arcipelago, l'equilibrio ambientale è letteralmente “pane” quotidiano perché la scarsità di terre coltivabili spinge all'emigrazione verso Nuova Zelanda e Australia e l'innalzamento del mare minaccia la sopravvivenza stessa delle isole. Il più anziano, mons. Pimiento Rodriguez, è il vescovo emerito della diocesi di Manizales in Colombia. Nominato vescovo da papa Pio XII, ha partecipato come padre conciliare a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II e ha preso parte alle Conferenze generali dell'episcopato latinoamericano di Medellin (1968), Puebla (1979) e Santo Domingo (1992) che hanno contribuito ad approfondire il recepimento del Concilio nella chiesa del continente.
 

Bergoglio ha superato, come aveva già iniziato a fare Benedetto XVI, il principio delle “tradizionali” sedi cardinalizie, soprattutto nel contesto europeo. Tra i paesi da cui provengono i nuovi cardinali elettori, ben 6 non avevano un cardinale e alcuni non lo avevano mai avuto. Appartiene a questo gruppo l'arcipelago di Capoverde, per il quale è stato nominato mons. Arlindo Gomes Furtado, il vescovo di Santiago de Cabo Verde, una delle più antiche diocesi africane.
 

La scelta è caduta su diverse realtà nelle quali la chiesa cattolica rappresenta una minoranza, ma molto significativa per il ruolo esercitato nel dialogo con le altre religioni se non, in alcune occasioni, nell'ambito della vita politica, soprattutto per il ritorno o il rafforzamento della democrazia.
 

E' il caso del Myanmar dove mons. Charles Maung Bo, che viene dalla minoranza più perseguitata in passato dai militari della giunta di Rangoon, quella dei Karen, è stato ripetutamente consultato dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi e il cui ruolo è fondamentale nelle mediazioni verso la democrazia.
 

Ma è il caso anche di mons. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok in Tailandia, forse il principale leader del Consiglio dei religiosi che ha proposto, negli ultimi mesi, una strada per il dialogo e il consolidamento del processo democratico dopo il golpe militare del 22 maggio scorso in seguito al quale i generali hanno promesso di dar corso alle riforme per stabilizzare un paese sempre in equilibrio precario tra decisioni del potere e contestazioni di piazza. Ed è il caso del Vietnam dove l'arcivescovo di Hanoi, mons. Pierre Ngujen Van Nhon, sta lavorando faticosamente con l'appoggio determinnate della Segreteria di Stato Vaticana, ad un ripristino dei rapporti tra Chiesa cattolica e governo comunista dopo anni di persecuzione.
 

Il criterio che ha guidato Papa Francesco nelle nomine è di allargare il collegio cardinalizio ad una Chiesa che testimonia il Vangelo anche in situazioni sociali molto difficili. E' il caso del vescovo messicano di Morelia, mons. Alberto Suarez Inda, che guida la diocesi più grande dello Stato di Michoacan dove la guerra civile non dichiarata tra i cartelli del narcotraffico, la polizia corrotta e i gruppi di autodifesa popolare alimenta una violenza inarrestabile. Mons. Inda ha criticato più volte la criminalità, le azioni delle autorità e non ha esitato a definire anticostituzionali le milizie di autodifesa, scagliandosi senza timori contro chi pretende di organizzarle “in nome di Dio”.
 

Un'altra situazione dove viene premiata dal papa la “periferia” della Chiesa è l'Uruguay, il paese più laico dell'America latina nel quale Bergoglio ha scelto come cardinale l'arcivescovo di Montevideo, mons. Daniel Fernando Sturla Berhouet. Non è rilevante l'ampiezza e il potere delle diocesi: nel piccolo stato centroamericano di Panama viene nominato cardinale il vescovo di David, mons. José Luis Lacunza Maestrojuan, una diocesi di appena 34 parrocchie.
 

Una nomina singolare che ha stupito gli osservatori è quella dell'arcivescovo di Addis Abeba, mons. Berhaneyesus Demerew Souraphile, una scelta che potrebbe assumere un grande valore ecumenico poiché in Etiopia è nata una delle più antiche confessioni cristiane, i copti.
 

Esce notevolmente ridimensionato il peso della Curia romana soprattutto per quanto riguarda i cardinali elettori che entreranno in conclave: sui 15 nuovi porporati elettori soltanto uno appartiene alla Curia, mons. Dominique Mamberti, nominato prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, ruolo che in base alla costituzione apostolica Pastor Bonus è di diritto assegnato a un cardinale. I cardinali di Curia in conclave, contano, così complessivamente solo per il 27%. Papa Francesco ha anche nominato l'anziano mons. Luigi De Magistris, in passato pro-penitenziere della Santa Sede che non era mai diventato cardinale come invece era accaduto per tutti i suoi predecessori e successori.
 

Solo due i vescovi italiani diocesani: l’arcivescovo di Ancona mons. Edoardo Menichelli e l’arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro, presidente della Fondazione della Cei “Migrantes”, nella cui diocesi c’è l’isola di Lampedusa dove si svolse nel luglio 2013 il primo simbolico viaggio di Papa Francesco http://aleteia-imported-it.vip.hmn.md/2015/01/05/il-cardinale-di-lampedusa/.
 

A tutti il pontefice ha raccomandato la virtù dell'umiltà. Nella lettera inviata ai nuovi cardinali il 23 gennaio scorso, il pontefice li ha invitati a tenere lontana la considerazione del cardinalato come “culmine di una carriera, dignità di potere e di superiore distinzione”. Ha detto loro di ricordare soprattutto che “essere cardinale significa incardinarsi nella diocesi di Roma per darvi testimonianza della Resurrezione del Signore e darla totalmente, fino al sangue se necessario”.
 

Il colore porpora delle vesti cardinalizie simboleggia proprio questa disponibilità al martirio di chi le riveste. La disponibilità a servire la Chiesa al di sopra di ogni considerazione personale, come il papa emerito Benedetto XVI che ha rinunciato al ministero di Pietro per dare alla Chiesa una guida più vigorosa “nel corpo e nello spirito”. Sarà presente anche lui alla celebrazione di sabato 14 febbraio e certo il suo esempio conterà più di tante parole.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni