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La verità di Bertone: il mio appartamento? Tutto deciso insieme al Papa

© Public Domain
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L’Ex segretario di Stato rovescia le accuse. «Non sono stato cacciato da Bergoglio? Allo Ior ho applicato lo Statuto, mai stato padre padrone»

Nessun superattico da 700 metri quadri con vista Cupolone, una perfetta sintonia con Papa Francesco, nessuna estromissione dalla Segreteria di Stato, né tanto mene cene chic a basi di tartufi.
La "dolce vita" del cardinale Tarcisio Bertone è un buen ritiro piuttosto tranquillo e molto distante dagli echi risuonati sui media di tutto il mondo. A sostenerlo è lui stesso in un'intervista esclusiva rilasciata all'Huffington Post (12 febbraio).

DAL SUPERATTICO AL "NORMALE" APPARTAMENTO
Bertone, racconta il giornalista Andrea Purgatori, vive al terzo piano di un appartamento di Palazzo San Carlo, nel quartiere Prati, a ridosso della Città del Vaticano. Di certo non un monolocale. Il giornalista lo descrive così: «Ad occhio non supera i 300 metri quadrati comprese due stanzette adibite a segreteria, un salotto, un lungo corridoio, una cappella privata, la camera da letto, la cucina, i servizi e un terrazzino pieno di limoni, ulivi e gelsomini. La biblioteca-studio è per metà occupata da un tavolo senza telefono, con un mobile d’angolo a vetrinetta dove il cardinale custodisce le sue passioni targate Fiat: modellini rossi di Ferrari formula Uno e sciarpe bianconere e palloni della Juventus autografate dai calciatori».

PAPA FRANCESCO GLI HA DATO L'OK PER TRASFERIRSI LI'
La "famosa" terrazza si trova all'ultimo piano dell'appartamento, è condominiale e non ha accesso diretto all'abitazione dell'ex Segretario di Stato. «Quando c’è stato il primo attacco su questo appartamento – evidenzia Bertone – Papa Francesco mi ha telefonato e mi ha detto: guardi che io non ho nulla in contrario che lei vada ad abitare al terzo piano di Palazzo San Carlo. Che poi bisognerebbe dire che qui nel Palazzo c’era un progetto preesistente e non mio, per una costruzione sul terrazzo…E nel colloquio che abbiamo avuto mi ha anche detto: sopra non costruiamo più niente, però facciamo aggiustare il pavimento del terrazzo perché ci piove dentro. E ironia della sorte purtroppo ci piove ancora, proprio nella mia stanza da letto. Figuriamoci se avrei fatto di testa mia».

TUTT'ALTRO CHE "CACCIATO VIA" DA BERGOGLIO
Il Papa, precisa il porporato, «è stato informato di tutto, anche del piccolo ufficio adibito a segreteria. Mi ha detto: va benissimo e poi la segreteria le spetta, visto che deve scrivere le memorie perché lei è stato testimone di tre pontificati». Dunque un rapporto fatto di assoluta intesa, almeno stando alla ricostruzione che ne fa Bertone. «Quando ho compiuto ottant’anni, il primo dicembre 2014, ci siamo incontrati e fra l’altro abbiamo parlato della mia logica sostituzione come camerlengo». E poi, prova ad ammorbidire ulteriormente l'ex Segretario di Stato, «mi ha confermato per due anni come membro della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli che si occupa di tutti i territori di missione nel mondo. Quindi non direi proprio che mi abbia cacciato via».

I DUE MOTIVI CHE LO HANNO RESO "POCO SIMPATICO"
Piuttosto, Bertone sostiene che siano due i motivi che lo hanno reso "poco simpatico" nei palazzi vaticani. «Il primo è perché sarei stato nominato Segretario di Stato senza provenire dalla filiera della diplomazia vaticana». Uno strappo alla prassi «Anche se ci sono illustri precedenti, la cosa non sarebbe piaciuta». Il secondo «riguarda il ruolo che ho ricoperto. In otto anni di incarico come Segretario di Stato ho esercitato le mie funzioni in perfetta sintonia con il Papa ma ho preso provvedimenti, avviato procedure, riformato uffici e effettuato nomine che hanno comportato scelte di avanzamento o esclusione di persone. E questo può avere scontentato qualcuno. Ma c’è stato anche un certo accanimento…».

ALLO IOR OPERAZIONI NEL RISPETTO DELLO STATUTO
Il cardinale smentisce anche una delle critiche più feroci subite quando era Segretario di Stato, e cioè il suo ruolo di "padre padrone" nella gestione dello Ior, la banca vaticana. E già annuncia che questo punto sarà approfondito nelle memorie che sta scrivendo. «Ero presidente della Commissione di vigilanza e agivo di comune accordo con i cardinali. E’ stato detto che spesso erano contrari alle mie decisioni, ma anche questo non è vero. Eravamo sintonizzati e rispettosi dello statuto. Quanto a me, era mio compito anche ascoltare il presidente e il Consiglio di sovrintendenza e l’agenda di tutti gli incontri lo conferma. Non ero né il padrone né il despota della banca. E ogni decisione era sempre presa in accordo col Santo Padre. D’altra parte lo Ior ha una sua organizzazione che ha sempre funzionato…».

D'INTESA COL SANTO PADRE L'ESTROMISSIONE DI GOTTI TEDESCHI
Nessun cenno, né smentita a situazioni ancora poco chiare come il prestito da 15 milioni di euro alla LuX Vide di Ettore Bernabei. storico direttore generale della Rai. Di un altro Ettore, Gotti Tedesci, dice invece, senza girarci attorno, che la sua sostituzione al vertice dello Ior è avvenuta in piena sintonia con il Santo Padre.

I PRANZI CON RATZINGER
Il cardinale fa trapelare, in ogni caso, un rapporto differente tra i due papi con cui ha «Con Papa Benedetto ci incontriamo ogni tanto, ci telefoniamo, mi invita a pranzo. Io prego per lui e lui ricambia informandosi costantemente sulla mia vita e le mie iniziative soprattutto culturali e pastorali. Con Papa Francesco – ribadisce – ci sono state occasioni di saluto e di incontro nelle udienze e nelle celebrazioni e anche nei momenti conviviali».

LA CENA DEI TARTUFI
Infine un chiarimento anche sulla cena sfarzosa per i suoi 80 anni a base di vini doc e tartufi. Il menù, a detta di Bertone, era molto più modesto. «La cena era organizzata dall’associazione degli alpini di Vercelli, miei ex diocesani, senza vini doc e senza tartufi ma con un’ottima tartufata, una specie di millefoglie con sopra una spruzzatina di cioccolata. Non mi sembra un lusso eccessivo per celebrare gli ottant’anni».

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