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Perché a volte do luce e altre no?

© BEELDPHOTO/SHUTTERSTOCK
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Quando mi allontano da Dio mi spengo, vicino a Lui ardo del suo fuoco

Mi piace la luce di Dio, di Maria nel Santuario. Mi piace la luce che hanno molte persone quando c'è pace nel loro cuore, quando sono piene di Dio e così brillano tra gli uomini.

Diceva padre Josef Kentenich: “Quando una persona trova la luce della verità, si rende conto che è una luce per tutti; scompaiono le polemiche ed è possibile comprendersi a vicenda o almeno parlare l'uno con l'altro, avvicinarsi.

La via del dialogo consiste proprio nello stare accanto a Dio in Cristo, nella profondità dell'incontro con Lui, nell'esperienza della verità, che ci apre alla luce e ci aiuta ad andare incontro agli altri: la luce della verità, la luce dell'amore”.

Dare luce, essere una candela accesa. Giorni fa è morto un uomo anziano, che ha lasciato una lunga discendenza, quasi un intero villaggio. Un suo amico diceva: “Sapevo che si stava allontanando quell'amico che portava una torcia che illuminava tutto”.

Portiamo una torcia accesa nel cuore? È la luce di Dio in noi che ci illumina e spezza l'oscurità dell'anima.
Maria porta la luce che illumina il mondo. La porta nel cuore, tra le braccia, la dona. Non tiene la luce per sé. L'accende nella mia anima perché io illumini altri.

Sembra tanto semplice, ma a volta la vita spegne la mia luce. Lo noto subito. Non appena mi allontano da Dio mi spengo. Accanto a Lui il suo fuoco mi fa ardere. È sempre così.

A volte, però, penso che la luce sia mia, frutto dei miei sforzi e dei miei sacrifici. Mi confondo. Non è mia. È di Dio in me e questo mi dà speranza, mi guarisce, mi riempie di vita. Ho bisogno della sua luce per brillare.

È vero che ci sono persone che ci donano la luce, ma se poi non mi prendo cura di quella luce torna a spegnersi. La luce dovrebbe essere così forte da far sì che molti possano servirsene, ma ho bisogno dell'olio del suo amore perché rimanga accesa. L'olio che si riceve nella preghiera, vicino a Maria, vicino a Gesù.

Ci sono tante vite spezzate che hanno conosciuto la sconfitta e il fallimento, la frustrazione e l'inganno! Tanti cuori feriti nel più profondo!

Una persona pregava: “Faccio giri intorno a me. Avanzo, taccio e sogno. Mi piacerebbe toccarti, Gesù, in tutto ciò che faccio. Non ci riesco. Mi cerco e non ti trovo. Mi trovo con la pallida ombra di quello che potrebbe diventare la mia vita. Troncata, frustrata, a metà del cammino.

Aspetto una pienezza che le mie mani non disegnano. Sogno un infinito che percepisco appena.

Aspetto una gioia che riflette appena il mio sorriso. Aspetto qualcuno che apra la bocca per pronunciare un giorno pieno di vita e di luce.

Nel frattempo, continuo a sognare. Mi piacciono la vita e i giorni che passano. Voglio trattenere i sorrisi e spegnere le paure. Anelo a un finale felice per la mia vita. E nel frattempo cammino e sogno, desidero e cerco”.
 
[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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