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Scoperto lo spartito più antico di musica sacra polifonica

Gaudium Press - pubblicato il 10/02/15

Secondo l'Università di Cambridge, risale agli inizi del X secolo ed è dedicato a San Bonifacio, patrono della Germania

La musica sacra caratteristica della Chiesa cattolica ha due pilastri fondamentali: il canto gregoriano e il canto polifonico. Riguardo a quest'ultimo, l'Università di Cambridge ha annunciato una scoperta sottolineata dal portale New Liturgical Movement: il ritrovamento dello spartito più antico noto fino a questo momento, risalente agli inizi del X secolo e dedicato a San Bonifacio, patrono della Germania.

Il testo è stato scritto alla fine di un manoscritto sulla vita del vescovo Maternianus di Reims e scoperto da Giovanni Varelli, studente di dottorato del St John's College dell'Università di Cambridge, durante il suo internato alla British Library.

Grazie alla sua specializzazione in scrittura di musica antica, Varelli ha scoperto un'annotazione insolita nella quale ha potuto identificare due voci diverse e complementari.

In base all'analisi di Varelli, la breve antifona in onore di San Bonifacio con una voce di accompagnamento è stata scritta verso l'anno 900, mentre la partitura polifonica più antica disponibile finora risaliva all'anno 1000.

Degli anni precedenti si conservano trattati sul modo in cui si dovrebbe comporre e interpretare la musica a varie voci, ma nessun brano musicale in quanto tale.

Il fatto che questo brano sia rimasto sconosciuto dipende dal fatto che è scritto in un sistema antico oggi incomprensibile per la maggior parte dei lettori.

“Quando ho cercato di decifrare la melodia, mi sono reso conto che la musica scritta sopra era la stessa delineata dall'annotazione usata per il canto”, ha spiegato l'esperto. “Questo tipo di 'diagramma' era allora un brano a due voci basato sull'antifona di San Bonifacio”.

È ancora un mistero l'identità del compositore o la sua affiliazione monastica. Un'annotazione presente nel testo riferita alla data di celebrazione di una memoria liturgica permette di presupporre un rapporto dell'autore con i monasteri del nord-ovest della Germania.

Un fatto notevole nella scoperta è che questo primo pezzo non si adegua alle norme esposte nei trattati previamente conosciuti.

“L'aspetto interessante è che stiamo assistendo alla nascita della musica polifonica e non stiamo constatando quello che ci aspettavamo”, ha dichiarato Varelli al servizio informativo dell'Università di Cambridge. Anziché trovare un rispetto rigoroso di parametri stabiliti, l'interpretazione rivela “uno stato di flusso e sviluppo” che indica la possibilità di sperimentazione da parte dei compositori e la concezione delle regole più come un punto di partenza che come una norma determinante.

La musica contenuta nel pezzo è stata trascritta nel sistema attuale e interpretata dagli studenti di musica Quintin Beer e John Clapham.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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