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La fedeltà e altre virtù nell’amore

© StockLite/SHUTTERSTOCK

Anna Pelleri - Aleteia - pubblicato il 10/02/15

Quinta tappa del percorso di don Vittorio Fortini

A cosa serve il tempo del fidanzamento? "Mettere su famiglia" è prassi obsoleta? Cosa sono le virtù? Don Vittorio Fortini ci aiuta oggi a identificare alcuni aspetti decisivi nella costruzione di un rapporto di coppia solido e che punti al "per sempre". 

Le virtù nell'amore
Per tanti giovani, al giorno d’oggi, non è facile capire il fidanzamento perché spesso non comprendono la stessa famiglia a cui è ordinato. Se non è chiara la méta a cui si tende non può neppure essere certo il cammino da compiere per raggiungerla.

Non capisce nulla dell’amore, oppure non ha mai conosciuto l’amore, chi rèlega la famiglia al rango di “cosa di altri tempi”, oggi obsoleta, inutile, superata e ammuffita… in omaggio all’idea ché l’uomo è fatto per essere “libero da ogni vincolo”, compreso quello familiare!

Nel dono reciproco di sé i fidanzati avvertono la profonda gioia del cuore e riconoscono la bellezza della vita, al punto da desiderare di essere, a loro volta, fonte di nuova vita nel figlio. Penso che questo sia l’ideale che voi fidanzati portate nel cuore e che stiate vivendo il  tempo che vi separa dalla grande promessa, come un cantiere nel quale ogni giorno ponete un nuovo mattone della futura casa.

La parola “virtù” indica l’impegno dell’uomo ad essere se stesso secondo i doni che ha ricevuto.

Prima virtù: accoglienza
Le parole che la Chiesa mette in bocca agli sposi nelle promesse nuziali sono: “Io …  accolgo te … come mioa  sposoa…”   E’ stata sostituita la parola “prendo” con “accolgo” perché esprime un concetto molto più ampio; infatti sottende l’atteggiamento di apertura a chi si dona, mentre la parola “prendo” esprime una iniziativa personale che necessariamente non coinvolge (e può addirittura essere contro) la volontà dell’altro. Anche la  parola “sposo” viene dal verbo latino “spondeo” che significa “votarsi, dedicare se stesso a…”

Le parole del matrimonio significano che io accolgo colui che si è votato totalmente a me, donandomi se stesso; a mia volta anch’io mi affido a lui con le stesse parole.  

Pensate come è lontano da questo il  pensiero di coloro che vedono il matrimonio come un impegno difficile e pesante. Ma anche chi si sposa fa bene a riflettere sul cammino d’amore che lo ha portato a questo traguardo, perché esprime accoglienza e dono di sé colui che ha maturato una buona personalità, uno che è capace di stare in piedi sulle sue gambe. Sposarsi, sperando poi che sia l’altro poi a tenermi in piedi e a dare senso alla mia vita è assurdo.

Tante crisi di coppia nascono dal fatto che uno si aspetta dall’altro ciò che lui non può dare come, ad esempio, di saper rispondere e colmare tutte le aspettative; di rispondere a tutte le domande o esigenze; di pretendere a sua volta di essere capito…! L’accoglienza è una virtù  che manifesta la verità dell’amore, supera la tentazione di fermarsi al fascino che l’altro emana per incontrarlo in ciò che egli realmente è,  consapevole che anch’io sono chiamato a collaborare perché lui realizzi la sua vita.

Chi si ferma a calcolare: “se mi va bene il suo carattere; se con lui sarò felice; se corrisponde all’ideale di uomo o di donna che ho in testa (uomo “giusto!”) …”,  è evidente che non ama l’altro, ma se stesso e se non ama, neppure l’accoglie; si serve di lui, lo usa fin che va bene, perchè, prima o poi ,finisce tutto, non serve più! Da qui allora una domanda importante: uno ama perché non può fare a meno dell’altro, oppure perché desidera che l’altro raggiunga il suo massimo bene?

Accogliere, significa aprire il cuore e la mente per donare all’altro che si offre quanto gli serve per essere veramente se stesso. Occorre però che le promesse nuziali siano così radicate nel cuore da impregnare del tutto ciò che uno è  (uno “è” sposo, non “fa” lo sposo), perché la parola data sia vera sempre (=ogni giorno) e per sempre (=fino alla fine)! Il matrimonio è una continua accoglienza reciproca.

Ricordo a voi fidanzati che l’innamoramento, prima fase del cammino d’amore, è una realtà che accade, è destinata a durare poco nel tempo e a modificarsi, mentre l’amore si prepara  e si costruisce continuamente, perché è destinato a restare per sempre.

Seconda virtù: la fedeltà
Se chiedo “Quali sono le qualità che vorreste trovare nel vostro partner?”, emerge un lungo elenco: fedeltà, sincerità, forza  di animo, complicità, tenerezza, dialogo, equilibrio, responsabilità, delicatezza, comprensione, attenzione, fiducia, disponibilità… e molto altro. E’ un elenco interessante, ma rivela molta attenzione agli aspetti umani, frutto della buona volontà e dei sentimenti.

La fedeltà è la prima delle qualità richieste perché ci sia l’amore, ma cosa si intende per fedeltà?
Nella maggior parte dei casi “fedeltà” è intesa come “non-tradire”. Una frase comune: “se scopro che mi tradisce non la voglio più”. Se questa fosse la vera interpretazione dovremmo concludere che l’infedeltà è la rottura della totale appartenenza di un coniuge all’altro. Avrebbero ragione quelli che frenano di fronte al matrimonio!  Inoltre, nella sua accezione più immediata, si riduce l’amore al “non fare all’altro nulla di male”. Quasi una sorta di reciproco (e freddo) rispetto, che sottolinea di più la lontananza che non una vera condivisione.

Potremmo anche pensare che questa sia la concezione di chi vede come massimo valore dell’amore il rispetto. A chi è amato non basta sentirsi rispettato, esige molto di più; chiede un legame che sia unico, personale, irripetibile e capace di portare alla piena unità di vita.

Credo che non  possiamo capire da soli la verità circa la virtù della fedeltà, perché appartiene al mistero stesso dell’amore e l’amore è Dio. Solo guardando a Lui possiamo capire questa virtù.

Infatti la concezione di fedeltà più vera è quella di un amore che non ha nessun limite o confine perché  è dono totale di sé all’altro e per sempre. Ma l’uomo da solo non ha e non può darsi la misura dell’amore e quindi della fedeltà. La riceve  dal grande Maestro dell’amore che è il “Dio fedele”  e lo segue,   diventando, a sua volta, capace di amare l’altro come lo ama Dio. Per questo  il vertice dell’amore è la fedeltà  e la fedeltà è l’espressione più vera dell’amore! Amore e fedeltà  si appartengono totalmente! Da Lui i fidanzati imparano un amore che non ha ombre. Non si giunge senza fatica a questo traguardo, che è dono e conquista. Infatti, mano a mano che  crescono nell’amore e nella conoscenza reciproca diventano pure sempre più vicini a Dio.

Terza virtù: la santità
La scrittura chiama “santi” coloro che sono rinati nel battesimo perché sono diventati “figli di Dio” che è il “Santo”.
Ciò che è dono di Dio non è opera nostra; Dio chiede all’uomo di non restare passivo e inerte, ma di collaborare, mettendo a frutto i talenti (doni) ricevuti (Mt. 25), realizzando il progetto pensato per lui dall’eternità.

La santità consiste essenzialmente nell’agire secondo Dio; è la missione che l’uomo riceve da Dio. Perciò non si tratta di moltiplicare le preghiere, ma di operare secondo  Dio. La via dell’amore è una via di santità. E questo è vero sia nell’amore di carità “tutto quello che avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”  (Mt. 25,40), sia nell’amore coniugale. E’ nell’uomo e nella donna uniti nell’amore che Dio ha posto una immagine fedele di sé..

Come possono allora due fidanzati rendere il loro amore un cammino di santità? Certamente salvaguardando i due aspetti: quello del rapporto con Dio e  quello di aprirsi ogni giorno più ad un amore secondo verità. Perciò credo che la capacità di pregare e di pregare insieme, sia  per due fidanzati la più bella espressione del loro amore.  Con la preghiera mettono in comune ciò che hanno di più sacro: il loro mondo interiore e riconoscono l’importanza della presenza di Dio in loro (Vedi anche La preghiera che ruolo ha nel vostro rapporto di coppia?).

Anche l’amore “secondo verità” corrisponde ad un cammino di santità: la parola “verità” non è da intendere come mancanza di falsità (=non dire bugie!), ma come espressione di “bene”! La verità è il bene! Gesù si definisce: “Via verità e vita”.  Perciò l’amore che porta alla santità è un amore che si realizza nel segno del bene (ti voglio “bene”), sia proprio che dell’altro.

La santità è il vertice della virtù perché  esprime l’impegno dell’uomo chiamato a   rispondere al suo Dio e nello stesso tempo manifesta la grazia dello Spirito che realizza nell’uomo ciò per cui è stato creato.  E’ l’amore santo che unisce in una sola vita l’uomo, la donna e Dio, premessa della loro definitiva comunione nel regno eterno.  

Invito  voi  fidanzati a  vedere nella vostra storia d’amore l’avverarsi di una “storia sacra”  cioè di una  “storia di salvezza”, nella quale ciascuno, rispondendo a Dio, riconosce nelle parole e nei gesti dell’altro, il compimento della chiamata,  promessa e premessa di un amore  eterno.

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