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7, 10, 15 minuti? Quanto deve essere lunga l’omelia?

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 10/02/15

Presentato il Direttorio omiletico, su funzione, contenuti e metodi dell’omelia nella Messa

In Italia viene chiamata più comunemente “predica” e questo già la dice lunga sul rapporto non sempre facile tra fedeli ed omelia, soprattutto nella celebrazione domenicale. Troppo “lunga”, è la protesta più comune, soprattutto poco interessante, non attrattiva, non aderente al vissuto dei fedeli. Papa Francesco ha dedicato al tema 25 numeri dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium affermando che bisogna raccogliere i “reclami ” dei fedeli e raccomandando una omelia “breve, che eviti di sembrare una conferenza o una lezione”. La sua spinta e anche la predicazione quotidiana di Santa Marta, seguitissima nelle sintesi che propone la Radio Vaticana, hanno accelerato il varo di un progetto già allo studio da tempo, il Direttorio omiletico, redatto dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti e presentato oggi alla stampa. Il testo è articolato in due parti: l’omelia (funzione, contesto, dinamica, attenzione ai destinatari) e l’Ars praedicandi (metodi e contenuti da tenere presenti nell’organizzare l’omelia). Alla presentazione è intervenuto p. Corrado Maggioni, s.m.m., sotto-segretario del dicastero per il Culto divino a cui Aleteia ha chiesto qualche spiegazione.

Cosa “non” è l’omelia?

Maggioni: Non è un “fervorino” più o meno spirituale, non è nemmeno un’esortazione morale per spiegare ai fedeli cosa bisogna fare. Non si tratta di un sermone dai contenuti edificanti. Non è, ancora, un qualsiasi discorso che il prete possa fare ai suoi parrocchiani.

Allora cos’è?

Maggioni: L’omelia è un’illustrazione di ciò che il Signore ha detto nelle letture che abbiamo ascoltato durante la celebrazione della Messa. Chi ascolta deve essere messo in grado di capire così da tradurlo nella propria vita. Le Messe non sono tutte uguali, le comunioni sacramentali – a cui l’omelia dovrebbe preparare – non sono tutte uguali. Chi è chi decide il “colore” dell’una o dell’altra comunione? E’ ciò che ascoltiamo nella Parola di Dio in questa particolare domenica. L’omelia dovrebbe far sì che il fedele colga nel miglior modo possibile che cosa il Signore oggi gli chiede così che, unendosi a Lui sacramentalmente, possa metterlo in pratica nella sua vita.

Per questo il Direttorio offre sottolineature particolari per matrimonio ed esequie?

Maggioni: In una celebrazione nuziale, nella Messa o fuori dalla Messa, si ascolta sempre la Parola di Dio perché è questa che racconta cosa significa sposarsi in Cristo. L’omelia deve aiutare a capirlo. Tenendo conto di chi si ha davanti. Chi si sposa? Persone credenti, praticanti, non praticanti, chi non sa perché è lì… Chi partecipa all’assemblea? Con quale grado di consapevolezza? Occorre che l’omelia rituale sappia tradurre per tutti ciò che significa il matrimonio in Cristo. Lo stesso vale per le esequie. Si possono avere di fronte persone che vanno in chiesa solo per ragioni di amicizia verso il defunto o la sua famiglia, ma sanno poco o niente di ciò che accade nella celebrazione. Chi predica dovrà utilizzare l’accento giusto così che ciò che dice arrivi a significare qualcosa anche per quelle persone a cui fa male il fumo delle candele…

Quanto è importante la capacità comunicativa del sacerdote?

Maggioni. Preti e seminaristi dovrebbero studiare le tecniche comunicative. Il direttorio privilegia il “cosa” dire e il “perché” dirlo; abbiamo scelto di non affrontare il tema di “come” dirlo per non appesantire la trattazione. Tuttavia un prete o uno che si prepara a diventarlo dovrebbe imparare come si parla in pubblico e come interessare le persone, non per il gusto di attrarle, ma per far passare più efficacemente ciò che intende dire. Di solito un giovane prete, su questi aspetti, si trova allo sbaraglio e impara strada facendo. Qualche strumento conoscitivo su come funziona o non funziona la comunicazione, invece, aiuterebbe il sacerdote a far sì che ciò che ha da dire esca dal suo cuore e raggiunga effettivamente i fedeli.

La durata dell’omelia è un tema “scottante” per i fedeli: esiste una lunghezza ideale?

Maggioni. Non c’è una durata predeterminata. Dipende anche dai contesti. Come ha ricordato il cardinale Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino presentando il Direttorio, in Occidente 20 minuti sono troppi per l’omelia, in Africa non bastano, perché la gente arriva da lontano per ascoltare il sacerdote. Dipende anche dalla durata della Messa. Se è una Messa cantata allora richiede più sviluppo; se è una messa feriale sarà più breve per consentire ai fedeli di andare al lavoro. In ogni caso non deve essere così esorbitante da offuscare le altre parti della Messa: l’omelia è solo una parte, non la più importante.

I fedeli possono aiutare il sacerdote ad essere un bravo omileta?

Maggioni: Possono aiutare facendo giungere al prete le proprie reazioni sapendo che sono  parziali. Una persona che mi ascolta, infatti, può essere soddisfatta di ciò che ho detto e un’altra no. Se nella mia parrocchia, però, tante persone mi dicono “sei troppo lungo, le cose che dici sono belle, ma non finisci mai…”, io devo tenerne conto. Imparare a scegliere cosa dire. Per quanto mi riguarda, sono convinto che meno cose si dicono, ma in modo il più possibile accurato, meglio è.

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liturgiaomelia
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