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Ultimatum della moglie: me o tuo figlio Down

Samuel Forrest

Aleteia - pubblicato il 09/02/15

Chi avrà scelto il papà?

Samuel Forrest è un padre. Ed è stato costretto, almeno secondo quanto ha dichiarato, a fare una scelta che nessuno vorrebbe mai affrontare: scegliere tra sua moglie, sposata 18 mesi fa e il loro piccolo Leo, un bimbo neonato affetto da Sindrome di Down. Perché? La mamma del bambino e la sua famiglia si vergognavano della condizione del neonato.

Disonore per la famiglia

La vicenda ha inizio quando Samuel è diventato papà, il 21 Gennaio, il giorno in cui sua moglie ha dato alla luce il piccolo Leo in un ospedale armeno. Ma poche ore dopo il parto Samuel, di origine neozelandese, è stato costretto dalla sua compagna a scegliere tra lei e loro figlio: la donna si è rifiuta anche solo di vedere o toccare il piccolo che, secondo le credenze armene, avrebbe portato disonore a tutta la famiglia. Il neo papà, la cui storia è stata raccontata tra gli altri dal Daily Mail, inizialmente non ha avuto il permesso di vedere suo figlio.

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Non voglio abbandonarlo

"Le autorità dell'ospedale non mi permettevano di vedere né mia moglie né mio figlio. Quando il dottore è venuto a parlare con me mi ha detto che c'era un problema molto serio con mio figlio." ha raccontato Samuel al Daily Mail. Il neo papà ha ammesso di essere rimasto shockato dalla notizia della sindrome da cui era affetto Leo, ma non gli è passato per la testa nemmeno per un secondo di abbandonarlo.

Per me è perfetto

"Appena mi hanno fatto vedere Leo" continua Samuel "ho immediatamente detto al medico che era bellissimo, perfetto e che l'avrei certamente tenuto con me. Quando un bambino come Leo nasce in questo Paese la prima cosa che ti dicono è che non sei obbligato a tenerlo. Mia moglie aveva già deciso, quindi è tutto successo alle mie spalle." L’uomo, secondo le sue dichiarazioni, non è riuscito a convincere la moglie che prima gli ha dato l’ultimatum e quando il marito ha scelto il bimbo ha deciso di divorziare.

Torna a casa Leo

Samuel dunque sceglie di tenere il bambino e di rinunciare a quel matrimonio iniziato solo 18 mesi prima. Ma non vuole crescere Leo in Armenia, vuole tornare in Nuova Zelanda dove potrà garantire al piccolo le cure e le attenzioni necessarie. Così si rivolge alla rete per raccolgiere i fondi necessari ad affrontare le spese del viaggio. In meno di 24 ore sulla pagina“Bring Leo Home”vengono raccolti 100 mila dollari, ma il contatore non si è fermato arrivando a superare i 400 mila dollari. Denaro che Samuel utilizzerà in parte per comprare una casa a Auckland e in parte per aiutare quei genitori armeni che scelgono di non abbandonare i bambini down. (3nz.it, 8 febbraio)

La versione della moglie

Eppure per la moglie sembra non essere andata proprio così. Ruzan Badalyan ha ricostruito su Facebook, la sua versione dando la responsabilità alla società armena, incapace di accettare la diversità, e al marito colpevole di averla abbandonata portandosi via il loro piccolo Leo: “Nel momento più difficile della mia vita – spiega Ruzan affranta – quando mio marito avrebbe dovuto essermi accanto e aiutarmi a prendere la decisione giusta, non ho trovato nessun sostegno da parte sua. […] Ha lasciato l’ospedale e solo ore dopo mi ha comunicato di essersi portato via il bambino e di aver deciso di tornare in Nuova Zelanda […] Non ho avuto nemmeno la possibilità di smentire l’accusa di avergli imposto un ultimatum. Non è assolutamente vero. Ho cercato più volte di comunicare con lui e la sua unica risposta è stata accusarmi”.

Insieme per vostro figlio

Come andrà a finire la storia? Ci si augura che a vincere sulle rivendicazioni e sugli egoismi sia il bene del bambino che, come ogni essere umano, ha la necessità di avere un padre e una madre per crescere. Samuel e Ruzan, ci avete pensato?

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