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Stile di vita

Mostrate un po' d'amore e punite i vostri figli

Amanda-Tipton-CC

mons. Charles Pope - pubblicato il 08/02/15

Se li fate diventare dei marmocchi viziati non fate loro un favore

Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio.

Nella nostra epoca, tendiamo a opporre amore e punizione, e anche misericordia e punizione, ma è sbagliato. È possibile, almeno con gli esseri umani, che una certa punizione sia eccessiva, ma in sé la punizione (nella Bibbia spesso chiamata castigo) è un’opera d’amore e misericordia.

San Tommaso d’Aquino parla di “correzione fraterna” nella sua trattatazione sulla carità. Preservare qualcuno dalle conseguenze maggiori del peccato attraverso le conseguenze minori di una punizione controllata è una grande opera di misericordia. E l’opera di misericordia più grande è aiutare le persone a rimanere fuori dall’Inferno.

Per questo motivo, dobbiamo recuperare una comprensione adeguata della punizione e del suo scopo. Al giorno d’oggi, troppe persone pensano che la punizione sia una vendetta. Chi punisce, quindi, viene ritenuto una persona che esige semplicemente la vendetta o si vendica di qualcuno per quello che ha fatto. Molti, inoltre, pensano forse alla punizione come a un semplice mezzo con cui chi ha più potere scarica la propria rabbia su chi ne ha di meno. È vero che a volte i genitori possono punire per ragioni diverse. Forse a volte quando puniscono il figlio scaricano su di lui la propria rabbia, ma avviene perché sono genitori imperfetti. Dio è invece il Padre perfetto, e quando punisce non influiscono su di lui aspetti relativi al peccato.

E dato che le nozioni di punizione distorte come sinonimi di vendetta o riversamento di rabbia sono comuni al giorno d’oggi, occorre quindi recuperare una giusta nozione di punizione.

Quali sono allora la comprensione e lo scopo corretti della punizione? L’obiettivo della punizione è permettere alla persona punita di sperimentare gli effetti negativi del cattivo comportamento in un modo limitato, perché non li sperimenti in maniera ben peggiore.

Prendete in considerazione un bambino a cui i genitori hanno ordinato di non attraversare la strada trafficata senza una persona più grande che lo scorti. Questo avvertimento è dato nell’amore. I genitori non cercano in alcun modo di eliminare il suo divertimento o di limitare la sua libertà. Stanno cercando di proteggerlo da un grave male. Ma che succede se il bambino attraversa non scortato e i genitori lo scoprono? Probabilmente lo puniranno, o almeno dovrebbero farlo. Forse il padre lo farà rimanere da solo nella sua stanza per tre ore come castigo.

Vediamo cosa succede in questo caso. Viene inflitta una piccola ferita per evitarne una molto più seria. Dopo tutto, cos’è peggio, un “time out” di tre ore in una stanza noiosa o essere investiti da una macchina e rimanere forse paralizzati o uccisi? È chiaro che l’obiettivo della punizione è permettere una piccola quantità di dolore per evitare una situazione ben peggiore in futuro.

Quando Dio punisce, spesso agisce allo stesso modo. Permetterà o infliggerà dolore di modo che possiamo evitare che il dolore provocato dal nostro cattivo comportamento precipiti a spirale in questioni ben più serie e nel dolore di gran lunga peggiore dell’Inferno eterno. La punizione, quando è applicata in modo adeguato (ed è sempre così quando viene applicata da Dio), è salutare. Aiuta a porre fine a un comportamento negativo e che ferisce, e in genere porta a un comportamento positivo e costruttivo.

La punizione è quindi intrinseca all’amore, ma l’amore qui deve essere inteso come quell’amore forte e vigoroso che dice la verità e insiste su questa come unica base per una realizzazione reale e duratura.

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