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Quartiere a luci rosse a Roma?

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Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 07/02/15

La proposta della Giunta Marino di applicare il modello Amsterdam, proprio mentre in Nord Europa si combatte il fenomeno

Proprio nella giornata che vedeva a pochi metri dal Campidoglio una fiaccolata di solidarietà e preghiera contro la Tratta delle donne, il Comune di Roma ha deciso di varare in Aprile una (o più) “vie del sesso” nella zona Eur, tra le più piagate dal triste fenomeno delle passeggiatrici. All'origine di questa decisione un progetto della neoassessora Francesca Danese (delega alle politiche sociali) e il presidente del Municipio IX, Andrea Santoro (PD). Secondo le fonti dell'Agenzia Dire "Abbiamo avuto su questa idea un incontro costruttivo- ha spiegato il minisindaco dell'Eur- l'approccio dell'assessore mi è sembrato molto positivo, concreto e poco ideologico. Il progetto in questione è prima di tutto un'operazione di recupero sociale". L'operazione, chiarisce il IX municipio, avrà come riferimento giuridico un'ordinanza. Fuori dalle zone tollerate saranno previste multe ai clienti, fino a 500 euro, che saranno trovati in compagnia delle prostitute. Il costo del progetto sarà di circa 5mila euro al mese, che andranno in gran parte per le unità di strada, gli operatori sociali che monitorano l'attività delle ragazze ed eventuali casi di sfruttamento. Una parte sarà stanziata dal municipio e l'altra dal Campidoglio. "Cifre – sottolinea Santoro – assolutamente sostenibili per una città come Roma". "Possiamo partire ad aprile, così contemporaneamente libereremo l'Eur da un fenomeno che investe il quartiere da almeno 30 anni e proveremo a contrastare la tratta" (Dire, 6 febbraio)

Tuttavia è già in casa del Sindaco che arrivano i primi distinguo, come quello del consigliere capitolino Gianni Paris: "E' profondamente sbagliato e ingiusto che si pensi di consentire, in alcune strade di Roma, l'acquisto del corpo delle donne, legalizzando lo sfruttamento della prostituzione. Insistere per un progetto come lo zoning e presentarlo come un'operazione di recupero sociale mi sembra incomprensibile e molto grave". "Un' Amministrazione non può pensare di risolvere un allarme sociale – aggiunge – normalizzando un fatto tanto grave come la vendita del corpo femminile. Occorrono politiche di tutt'altra natura. Occorre trovare metodi per risolvere il problema alla radice, favorendo un vero passaggio culturale. Perché regolamentare la prostituzione vuol dire ammettere e rafforzare la disparità tra uomo e donna e la subordinazione tra i generi. Vuol dire rinunciare ad ogni forma di prevenzione e alla costruzione di percorsi di uguaglianza. Prevenzione e percorsi richiesti invece da tanti uomini e tante donne”.

In generale non c'è stata grande accoglienza da parte del PD al progetto dell'Assessora, ovviamente non mancano critiche anche dalle opposizioni: il capogruppo della lista CittadinixRoma, Gianluigi De Palo, spiega che «da dicembre stiamo raccogliendo firme perché convinti che la dignità di una donna non valga il decoro di una città». È durissimo il vicecapogruppo di Forza Italia in Campidoglio, Dario Rossin: «Il quartiere dell’Eur, meta di architetti da ogni dove, diventerà un famigerato bordello a cielo aperto». Invece affida a Twitter la sua soddisfazione il capogruppo Sel in Campidoglio, Gianluca Peciola: «Condividiamo proposta di sperimentare a Roma primo quartiere a luci rosse. Passo avanti per liberare donne da sfruttamento e violenza. Sel» (Avvenire, 6 febbraio).

Si stima che siano circa 21 milioni le persone nel mondo vittime di trattaa scopo di sfruttamento sessuale, lavoro forzato, servitù domestica, matrimonio forzato e persino per espianto di organi. Si tratta di un commercio che assicura enormi guadagni – circa 32 miliardi di dollari l’anno -, cifra che lo pone al terzo posto tra i business più redditizi dopo il traffico di droga e di armi. Il 70 per cento delle vittime sono ragazzi e donne che subiscono violenze inaudite (Aleteia, 4 febbraio).

Quello che è più “strano” è che – per una volta – il Parlamento Europeo si muove nella direzione corretta. Un anno fa veniva varata una risoluzione in cui si sfata anche il mito della legalizzazione della prostituzione come rimedio contro la schiavitù dei sex worker e come strumento di autorealizzazione delle persone che scelgono questo mestiere: l’ONU ha indicato l’Olanda come prima destinazione delle vittime della tratta destinate a vendere il proprio corpo, mentre in Germania e in Grecia – dove il sesso è diventato un lavoro come un altro – non è stato intaccato il business criminale dei protettori (certificato anche da una relazione del ministero della Giustizia olandese) o comunque il numero delle prostitute iscritte presso gli enti di previdenza sociale sono pochissime (in Germania 44 sulle 400mila stimate). Allo stesso tempo i magistrati tedeschi lamentano che la legalizzazione ha reso ancora più difficile l'incriminazione degli sfruttatori.

Dunque il modello migliore per il Parlamento europeo diventa quello nordico inaugurato dalla Svezia e adottato recentemente dal la Francia di Francois Hollande: sanzionare i clienti. E il proposito è quello di ridurre la compravendita del sesso, che secondo la risoluzione è “una forma di schiavitù incompatibile con la dignità umana”, “svilisce l’essere umano fino al livello di merce” e soprattutto influenza i rapporti tra uomini e donne facendo aumentare la violenza maschile poiché “gli uomini che acquistano sesso hanno un’immagine degradante delle donne”.
“La libera scelta delle prostitute è molto spesso una illusione”, spiega l’europarlamentare Silvia Costa (PD), che sostiene il testo della collega laburista Mary Honeyball: “Gli studi citati nella risoluzione indicano chiaramente che le prostitute sono persone vulnerabili, l’80-95% riferiscono di avere subìto forme di violenza prima di aver scelto di prostituirsi. Anche in Italia dovremmo aprire un dibattito politico senza pregiudizi, sapendo che dove viene responsabilizzato il cliente attraverso sanzioni non c’è spazio per la legalizzazione” (Huffington Post, 26 febbraio 2014).

La risoluzione non è vincolante, ma a quanto pare non sta facendo realmente scuola, sebbene aumentino le multe per i clienti a Roma (nel caso in esame), non si fa molto per ridurre davvero il fenomeno e visto che neppure la legalizzazione da parte dello stato ha avuto esiti positivi in Germania e Grecia (sic!) per quanto riguarda lo sfruttamento da parte della malavita, non si capisce come l'Italia possa fare diversamente in presenza di una realtà consolidata come la Mafia. Solo una questione di tasse? Nel frattempo la Lega Nord chiede la riapertura delle case chiuse e l'abolizione della Legge Merlin.

In modo paradossale, nelle sale del Campidoglio veniva presentato tra gli altri, un libro di un giovane autore romano che sul tema della tratta e della prostituzione ha scritto un romanzo: “Alina. Autobiografia di una schiava” (edizioni DrawUp). L'autore è Giovanni Garufi Bozza, psicologo professionista, passione per la scrittura. Al centro del racconto la tratta delle ragazze dell'est Europa, costrette con l'inganno e con la forza alla prostituzione nelle strade delle città italiane.

Un romanzo “verosimile”, frutto dell'intervista con diverse ragazze. Quante?
Garufi Bozza: Ho intervistato una decina di ragazze che avevano tutte storie molto simili purtroppo molto simili, similitudine che è anche un segno di deumanizzazione in cui ogni persona non viene tratta come unica ma come mezzo per un profitto. Raggiunte a volte direttamente per strada o tramite i CIE, come quello di Ponte Galeria a Roma.

Perché un romanzo?
Garufi Bozza: Perché la cronaca permette un distacco tra queste storie e il lettore, mentre con un romanzo, le emozioni di Alina, diventano le emozioni del lettore e questo permette l'immedesimazione e quindi di mantenere la dimensione umana di queste ragazze.

Nel romanzo Alina, la protagonista tenta la fuga e si affida ad un parroco che ha aperto la Chiesa di notte per l'adorazione…
Garufi Bozza: E' un omaggio al lavoro della Chiesa sia direttamente che con le tantissime organizzazioni cattoliche, la Giovanni XXIII in primis, fa. Tra l'altro è anche con l'evangelizzazione che spesso le ragazze per strada vengono raggiunte e aiutate. L'associazione Giovanni XXIII, che fu di Don Benzi, ha aperto di recente in provincia di Chieti un nuovo centro di accoglienza, è significativo perché il Centro Italia è punto di smistamento della tratta nel nostro Paese…

Leggendo come i “magnaccia” trattano Alina e le altre emerge un quadro di sevizie psichiche oltre che fisiche, un modo per annientare la loro umanità e quindi la loro capacità di reagire. Le ragazze costrette in una sorta di lager…
Garufi Bozza: L'oggettificazione della persona è necessaria per sfruttarla per il profitto. Prima facendo leva sull'emotività (magari minacciando i familiari rimasti a casa) e poi con le droghe per rendere la persona dipendente dallo sfruttatore e infine la marchiatura per significare il possesso vero e proprio. Anche le cosiddette “prostitute libere” si ritrovano molto spesso a dipendere da persone che dicono loro “se mi ami lo fai” oppure “se guadagni poco è perché mi ami poco”, anche questa è una forma di sfruttamento sottile che lega la prostituta ad un uomo che la usa per il suo tornaconto.
Di recente ho letto il blog di una Escort rumena che si racconta e spiega che sa benissimo che non è il lavoro della sua vita e che lo farà solo per qualche anno, e spiega che lo fa per sua famiglia e per necessità. Anche la povertà è una forma di sfruttamento…

Cosa pensa di questa nuova delibera del Comune di Roma?
Garufi Bozza: Se la questione centrale è il decoro urbano non funzionerà, come non funzionò quella di Alemanno di alcuni anni fa, perché non fai altro che ghettizzarle e dunque lasciarle sole. Se invece il punto centrale è la dignità delle ragazze, allora potrebbe funzionare perché mette al centro le loro necessità e allontana parzialmente gli sfruttatori.  

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