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Fidanzamento e fede: cosa vuol dire essere credente?

© Dream Perfection/SHUTTERSTOCK

Anna Pelleri - Aleteia - pubblicato il 07/02/15

Terza tappa del percorso di don Vittorio Fortini

Queste due realtà, fidanzamento (=amore) e fede, provocano tante domande:  “Cosa vuol dire essere credente? Io sono davvero un credente? Razionalmente sono convinto che Dio c’è, ma quale ruolo o presenza ha nella mia vita?”.
"E come fidanzato? Il mio è vero amore? Cioè, amo veramente,  mettendo lui/lei al primo posto nella mia vita?". "Sarò capace di amarlo/a per sempre?". "La mia è una fiducia senza ombre, oppure in fondo  c’è sempre un qualche velo di gelosia?". "Lo/la cerco perché con lui/lei sto bene, ma qual è il vero bene per lui/lei?".

Don Vittorio Fortini ci introduce al nesso tra fede e amore in questo quarto appuntamento. 

Il punto di partenza
Sia la fede che l’amore non appartengono alla sfera del “materiale” e del “concreto”, anche se  entrambi raggiungono l’uomo nella dimensione più profonda del suo essere, coinvolgendone tutta la persona: anima e corpo. Il loro cammino è parallelo e scorrono con la vita stessa. Così come ci rendiamo conto che nessuno da solo può darsi la vita, così è per la fede e per l’amore. Sono doni che l’uomo riceve, che entrano in lui, ma non gli appartengono.

Guardando più a fondo ci si accorge che queste due realtà non sono così facilmente distinguibili fra loro perché abitano lo stesso campo, la vita dell’uomo e hanno le stesse leggi, quelle della verità e della trascendenza. Hanno pure la stessa origine, perché sono rivelazione ed emanazione dell’Assoluto. Ciascuna però con le sue caratteristiche:

la fede: come chiamata a superare i limiti imposti dalla natura (siamo creature concrete) per accogliere  e vivere pienamente l’incontro con Dio;

l’amore: come chiamata a portare all’altro ciò che costituisce per lui il suo massimo bene, mediante il dono totale, libero e  gratuito di me stesso a lui.

Il fidanzamento è il cammino dell’amore che, dal suo timido inizio, porta al dono totale di sé per il bene dell’altro; questa parola, che definisce un periodo importante della vita, ha la stessa radice della fede (fides) quasi a dire che, in ultima analisi, il fidanzamento è un cammino di fede! Ma anche la parola fede (=credere) ha a che fare con la vita corrente e con l’amore perché significa “dare all’altro ciò che più mi preme” (il bene).

Con la fede riconosciamo che Lui ci viene incontro, ponendo in noi un germe destinato a crescere fino a diventare grande pianta. L’amore, come la fede  è un dono che ci raggiunge. Ancor prima che noi nascessimo i genitori ci hanno amato. Dentro il loro amore si è manifestata quella realtà posta in loro da Dio con la chiamata all’amore che li ha resi sua immagine e somiglianza. E col loro sguardo d’amore hanno impresso e plasmato in noi l’amore stesso di Dio.

L’avviamento alla conoscenza dell’amore, e in parallelo anche a quello della fede, non avviene all’improvviso, ma deriva da un amore rivelato, che dona la capacità di ricevere il bene  e di riversarlo a nostra volta negli altri (=voler bene).

Nell’amore uno trova la verità di sé e il significato profondo della propria vita. Infatti l’amore vero è pace, appagamento, riposo, come fa ben intuire la Scrittura. Il riposo di Dio dopo la creazione dell’uomo e della donna è il riposo di Chi, ama profondamente.  Dio contempla con soddisfazione la sua opera, definita “cosa molto buona”.

Contemplare l’amore con gli occhi della fede, significa riconoscerlo come specchio di Dio e provare gioia perché dona profonda bontà. Neppure la fragilità umana può intaccare la bontà dell’amore, che è sempre comunque rivelazione del mistero di Dio.

Percorso a ostacoli    
Per quanto belli e provenienti da Dio i doni della fede e dell’amore, espressione massima dei valori umani e personali, sono tuttavia sottoposti al vaglio continuo e al peso della prova, che è tanto più grande quanto più è prezioso il dono. La Scrittura dice che la fede è come l’oro che, pur prezioso, è purificato dal fuoco (1Pt. 1,7). La prova non ha come fine di distruggere il dono, ma di purificarlo, impreziosendolo sempre più.

Contro questi doni di Dio  (fede e amore)  si scatena in proporzione crescente l’attacco del maligno: la sua opera deleteria si manifesta principalmente nel far apparire buono, desiderabile e suadente ciò che invece distrugge il corpo e lo spirito.
Sono molte queste possibilità di errore, che chiamo ostacoli, perché frenano e a volte impediscono il compimento della chiamata di Dio. Ecco un breve elenco di situazioni possibili:

a)    Errori e ostacoli nella fede

  • Ridurre la fede a “preghiere” e al compimento puntuale delle opere di pietà (=messa, novene, indulgenze…).
  • Leggere il peccato come gesto, parola, azione concreta, invece di riconoscerne la verità più profonda di “non-amore” a Dio o al prossimo.
  • Pensare che la santificazione (=immagine di Dio in noi) sia frutto del nostro impegno o sforzo… che ci vuole certamente, ma non basta, perché la fede è un dono.  
  • Chiusura di cuore alla Parola e ai Sacramenti (diventano gesti o riti magici), dimenticando che la sua Parola è sempre una forza creatrice cioè  “pone in noi ciò per cui l’ha mandata” (Is. 55,10-11) e che i sacramenti sono “segni efficaci della grazia” (producono ciò che esprimono).     

b)    Errori e ostacoli nel cammino dell’amore    

  • Mettere se stessi al primo posto e al centro di tutto
  • Fermarsi a godere le soddisfazioni del  presente, evitando di fare progetti necessari alla costruzione di una vera coppia-famiglia.
  • Adottare uno stile di razionalizzazione o di “recita” che falsa fortemente la reciproca conoscenza e la capacità di rendersi dono  totale, libero e gratuito per l’altro.
  • Incapacità di leggere il proprio cammino d’amore alla luce della trascendenza (=non si guarda mai oltre il naso).

Questi accenni fanno capire che il cammino della fede e dell’amore sono insidiati dal pericolo della mancanza di verità (=bene) e perciò stesso ostacolati nella loro piena realizzazione, perché prevale la dimensione personale.

Il traguardo
Il fidanzamento è l’esperienza di un amore in cammino verso la sua pienezza, perchè tende al dono totale di sé all’altro per tutta la vita. Porta ad una comunione così grande che la Bibbia osa definire “e i due saranno una sola carne”(Gen. 2,24).

Non esiste un amore parziale o a scadenza, non sarebbe vero amore, che viene ben definito dalle parole: “ti amo del tutto e per sempre”. E’ un cammino difficile e impegnativo che in troppi casi, per incapacità di coerenza, finisce con un aborto di amore e di coppia! E’ la triste situazione di chi ha fondato il cammino d’amore solo sulle proprie piccole forze umane.

La fede è un dono posto in noi fin dall'inizio della nostra vita (battesimo) che, come un piccolo seme, è destinato a crescere col formarsi della persona. Incontrare Lui significa fare l'esperienza più affascinante della vita, perché trasforma e illumina tutta la nostra realtà personale e la rende simile alla sua forza dell'amore che ci sona. E' un incontro che lascia liberi, ma cambia la vita; è una conoscenza che sorprende per la sua bellezza e affascina, ma supera ogni capacità della mente, perché di esprime nella dimensione del mistero. Riconoscere la Sua presenza nella coppia significa trasformare la casa in “piccola chiesa”, ma vera Chiesa, perché in essa regna e cresce la santità, che è la vita di Dio in noi.

La casa, luogo in cui si spalma nel tempo la nostra comunione con Cristo, intrecciata strettamente con la perfetta comunione nell’amore, riscalda il cuore e rinnova le energie nell’impegno del bene reciproco. Il coniuge, che condivide con noi la casa, richiama e rappresenta la carne e il corpo di Cristo donato per la mia salvezza.

Tags:
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