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La sessualizzazione dei bambini

© DR
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Dobbiamo insegnare ai bambini ad essere critici nei confronti di ciò che vedono, leggono, ascoltano, navigano e “videogiocano”

In base a vari studi condotti negli Stati Uniti, la televisione, la cultura pop, le dive della musica e le riviste giovanili, tra gli altri fattori, favoriscono l’inizio precoce dell’attività sessuale delle bambine, la visione della donna come oggetto e prodotto sessuale e una certa compiacenza nei confronti della pornografia hardcore.

Negli ultimi tempi è frequente sentire i genitori che hanno figlie femmine affermare che la figlia di nove anni “da molto tempo ha abbandonato le bambole”, perché “ora le piacciono altre cose”, o che “non le piacciono più le bambole, né Minnie, né la Barbie o cose del genere. Ora è tutto un Violetta, Lady Gaga, Rihanna e quelle pazze lì”.

In un documentario del National Geographic (NatGeo) intitolato “Innocenza perduta” si affronta il tema polemico della sessualizzazione infantile, soprattutto nelle bambine, che fin da molto piccole (tra i sei e i sette anni di età) sono bombardate da tutti i fronti possibili con messaggi in cui il centro tematico è costituito dal culto del corpo, dal sesso come centro dell’esistenza umana e dal corpo femminile come oggetto e merce sessuale.

E anche i bambini non sfuggono a questi messaggi, visto che per loro ci sono sono messaggi in cui la donna fa qualsiasi cosa, sessualmente parlando, per far contento il proprio “uomo”.

Docenti di varie università degli Stati Uniti hanno dedicato anni a studiare come la cultura attuale promuova l’inizio della vita sessuale dei bambini fin da molto piccoli.

Al centro di questa cultura c’è la televisione, visto che con le sue serie, le telenovele, i reality show e il resto si è dedicata a diffondere una visione distorta e deplorevole della sessualità umana in cui l’irresponsabilità, l’idea “io voglio e posso perché è il mio corpo”, “la vita va goduta” e uomo con uomo-donna con donna-nello stesso senso e al contrario sono il pane quotidiano.

Un altro aspetto importante, sottolineano i ricercatori, è la cultura pop. Le regine, le principesse, le dive e le vagabonde del pop, con i loro corpi esposti, i loro testi e i video carichi di contenuti sessuali in cui le parti anatomiche prevalgono sulla qualità artistica, invadono costantemente i mezzi di comunicazione, soprattutto la televisione, e sono elevate alla categoria di “immortali” da canali e riviste.

Osservando casi come Lady Gaga, Miley Cyrus o Kate Perry, gli esperti affermano che il sesso è diventato l’asse dell’esistenza e la sessualità umana è stata primitivizzata, perché l’unico modo che hanno per spiccare e mostrarsi al mondo è proprio questo: mostrarsi.

L’incitamento sessuale e il doppio senso fanno parte della cultura pop attuale. Cosa si può pensare quando l’ex principessa Disney Hanna Montana, dolce, sognatrice e femminile è oggi sessuale, esplicita e pornografica? E non esagero, né sono un bacchettone o un cavernicolo, come affermano coloro che più che argomentazioni hanno offese.

Mi baso semplicemente sul senso comune: mia figlia di 10 anni che vede la sua Hanna diventata Miley Triple XXX. E i più grandi artisti, di ieri e di oggi, hanno criticato la Montana per il suo atteggiamento, che nelle parole di suo padre è far parte del “business show”.

Uno studio realizzato dall’Istituto per la Familia dell’Università di La Sabana, in cui sono stati intervistati circa 10.000 bambini e bambine di tutto il Paese, indica che l’età media alla quale le bambine colombiane iniziano l’attività sessuale è 13 anni. E tra gli aspetti che adducono sul motivo di questo atteggoamento c’è il contesto sociale e mediatico.

Genitori: ora più che mai dobbiamo essere mediatori del consumo mediatico dei nostri figli. Dobbiamo orientarli, guidarli, aiutarli, insegnare loro ad essere critici su ciò che vedono, leggono, ascoltano, navigano e videogiocano.

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