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Il nostro è vero amore?

Marina Svetlova
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Seconda tappa del percorso di don Vittorio Fortini

La conoscenza di sé e il modo con cui ci comunichiamo all'altro sono aspetti centrali nel percorso di accoglienza reciproca in una coppia. Don Vittorio Fortini, sacerdote presso il santuario di San Luca a Bologna, ci propone oggi una riflessione su questi temi.

Conoscere se stesso
Ogni persona che si apre ad un’esperienza di coppia facilmente si interroga su quanto sta vivendo, se cioè sta costruendo il  suo vero bene oppure no. L’assenza di questo interrogativo denota superficialità, segno di amore povero. Il desiderio di amare e di essere amati è spesso accompagnato dalla paura di non farcela.

Amare significa fare in piena libertà il dono di sé all’altro; dono tanto più prezioso quanto più uno è consapevole di ciò che è e di ciò che ha. Perciò per amare è necessaria una buona considerazione di sé, altrimenti uno cosa dona all’altro?

Da sempre l’uomo ha sentito il bisogno di una vera conoscenza di sé. Ad esempio sul tempio di Apollo a Delfi campeggiava la scritta: “conosci te stesso”, sintesi del pensiero filosofico di Socrate.

Quando noi cerchiamo di entrare in noi stessi avviene come quando stiamo davanti allo specchio:  il volto che vediamo è sempre lo stesso (non ci accorgiamo dei cambiamenti portati dal tempo); non si vedono le emozioni e i sentimenti (appartengono alla sfera interiore); non si colgono i progetti e le energie della mente (sono il motore segreto dei nostri movimenti),  eppure quello che vediamo siamo noi!

Solo la ragione, guidata e sostenuta dalla volontà, è capace di superare le barriere del concreto e dell’immediato. Siamo persone “viventi” cioè dotate di una ricchezza che è la vita, sempre immersa nel tempo, segnata dal passato, proiettata nel futuro, ma inesorabilmente fissata nel presente.

Quando una persona arriva all’età dell’amore, si apre alla fase adulta della vita, cioè acquista la capacità di fare sintesi fra passato, presente e futuro: sintesi che si manifesta  nella capacità di fare comunione. Così pure la maternità e la paternità segnano la pienezza della persona, perché mediante la generazione dei figli e la loro educazione  raggiungono il pieno obiettivo di vita.

Il fidanzamento è da considerare come il percorso di vita verso questa pienezza, che si realizza nella volontà di uscire da sé per arricchire l’altro. Indico qui atteggiamenti che si oppongono ad un vero cammino d’amore :

  • Mettere sempre se stesso al primo posto e al centro di tutto.
  • Privilegiare il “fare” all’essere, per cui non raramente i molti impegni  come: lavoro, sport, compagnie di amici, parrocchia…,  nascondono il vuoto del cuore, facendo passare l’altro in secondo ordine
  • Chiudersi nel presente per godere in pace quello che si ha, dimenticando che il futuro dipende molto anche dal come lo si costruisce,

Un proverbio dice: “Se ti guardo con passione ti spoglio anche se sei vestito, se ti guardo con amore ti rivesto anche se sei nudo”. L’accoglienza e l’ascolto dell’altro dentro la propria storia e umanità costituisce il vero tessuto del fidanzamento, inteso come continua costruzione della coppia nell’amore. Il segno concreto e molto profondo di questa crescita nell’amore è di giungere alla piena accoglienza dell’altro, anche nella sua nudità (sia fisica che  morale) senza renderlo oggetto di dominio, di concupiscenza o di semplice risposta ad un mio bisogno. Infatti chi conosce se stesso sa stare di fronte all’altro con semplicità e purezza, accogliendolo nelle sue doti e nelle sue povertà .

La vera conoscenza di sé apre la porta alla piena accoglienza dell’altro rivestendolo di un nuovo abito; è la strada maestra di ogni cammino d’amore!

Comunicare è farsi conoscere veramente
Il motivo principale è che “comunicare” non significa semplicemente dire delle parole, ma rivelare ciò che sta nel cuore, aprendo se stesso.

Saper comunicare nella coppia è essenziale all’amore, ma per fare bene questo ci sono delle regole che appartengono alla logica della comunicazione, rispettare la gradualità nella rivelazione di sé. E’ un cammino che si compie insieme in cui ciascuno, per la sua parte, aiuta l’altro a fare un passo sempre più in avanti.   Uno si mette in guardia e sta attento (=razionalizza) perché non vuole sbagliare in una scelta tanto importante, ma intanto non ama; quando si razionalizza, il cuore, lasciato in stand-by, diventa incapace di accogliere l’altro nella sua realtà, dato che preferisce il calcolo ragionato delle scelte, alla piena adesione nei sentimenti.

Qui è molto evidente il rischio di entrare in un vicolo cieco perché: se uno dice troppo di sé, sbaglia; se invece sta attento per vedere come va, razionalizza, quindi non ama! Sembra proprio che non ci sia una via di uscita, e invece una via c’è. Forse basta una piccola riflessione e leggere bene i due atteggiamenti opposti:

  • la strada del “vada come vada”, butta fuori tutto quello che ha dentro (ciò che pensa importante per sé)… poi, se va male, pazienza! In questo emerge con chiarezza il primato dell’attenzione a sé, perciò non è espressione di amore
  • parte dalla convinzione che l’altro mi ama e perciò è  ben disponibile all’ascolto e all’accoglienza;  anche di fronte alle debolezze e ai limiti personali applica la legge dell’amore che, nella forza della vicinanza reciproca,  accoglie, condivide e collabora al loro superamento. E’ una speranza fondata sulla fiducia.

L’ostacolo peggiore è quando si “recita” quando cioè si assumono atteggiamenti o si dicono parole  non corrispondenti alla verità della persona. A quel punto l’amore non cammina più e, se ci sono delle intimità, ciascuno resta chiuso nel suo guscio incapace di ascoltare e accogliere l’altro, fino servirlo con la propria vita.

Vero amore? Solo Dio è amore!
L’amore non è definibile (definire significa indicare i confini). Per questo la conclusione più logica e completa sta nel riconoscere che l’amore è un mistero! Mistero non perché non lo possiamo capire, ma perché va oltre la nostra capacità di conoscenza. Capire significa appunto “contenere” e la nostra mente non è capace di contenere tutta la verità dell’amore!

L’amore come una realtà unica, totale, infinita, che corrisponde proprio a Dio stesso! Infatti l’amore è la strada che apre all’infinito e conduce a Dio, che è l’unico Essere dotato di questa caratteristica di “assoluto” e di infinito e la cui natura e nome è proprio l’essenza stessa dell’amore! Sappiamo che l’uomo è stato creato “a sua immagine e somiglianza”, per cui in ogni uomo che ama è collocata questa somiglianza con Dio, manifestata proprio nella capacità di amare. Perciò in ogni uomo che ama, Dio manifesta la sua presenza, la sua bellezza, la sua forza!

L’amore è il luogo scelto da Dio per stare vicino all’uomo, ma nello stesso tempo è il luogo dato all’uomo perché si apra agli orizzonti di Dio, diventando a sua volta capace di fecondità, di ricchezza di vita nell’amore e mediante l’amore. L’amore è sempre una forza creativa (=fecondità), per questo è sempre anche un riflesso di Dio.

Perciò il fidanzamento, che è il cammino di crescita nell’amore, è sempre anche un cammino verso Dio. In colui che amo e che mi ama si rinnova il miracolo della creazione. L’amore infatti è sempre dare la vita per l’altro e dare vita all’altro. Perciò il fidanzamento è sempre una grande rivoluzione di vita, sia nel dare che nel ricevere. Avete mai pensato quanto è cambiata la vostra vita da quando vi siete messi seriamente insieme?

E’ un qualcosa di nuovo e originale (prima non era così) che ha in sé un messaggio di eternità… perché l’amore porta fuori dal tempo. E’ la paura di perdere quanto si sta vivendo, quasi che sia una cosa non vera, ma solo un sogno e che “io non meriti il dono tanto grande” . Questa paura rivela che uno sta guardando all’amore con occhio “umano”. Sente  che l’uomo nei suoi limiti e povertà è incapace di “volare alto”.

Quand’è che si deve temere sul serio? Quando, come Eva, che ha preso il frutto per sé, uno carpisce per sè la grandezza dell’amore e ne fa una  proprietà privata, staccandolo dall’albero che lo regge. Dio non è solo la sorgente dell’amore, ma anche Colui che giorno per giorno lo alimenta di sé, attraverso la persona amata,  posta al fianco come segno della Sua vicinanza.

Il fidanzamento,  come cammino d’amore, è tanto più vero, quanto più tende a Dio, il quale non ha paura del nostro peccato, ma della nostra cieca presunzione di saper amare anche senza di Lui! Neppure il sesso distrugge l’amore, ma lo isterilisce, quando si chiude in se stesso, diventando incapace di incontro e di accoglienza dell’altro. Si trasforma da occasione di incontro e accoglienza di una persona, in godimento di un corpo! E’ la triste conseguenza del piacere fine a se stesso!

Il fidanzamento è tempo di grazia,  perché sempre rinnova l’incontro col nostro Creatore, attraverso la persona che Lui stesso ha collocato sulla nostra via.

E allora: “il nostro è vero amore?”  La risposta la potete dare solo voi guardando e leggendo dentro la vostra vita, ma sempre con la consolante certezza che non sarete mai lasciati soli a costruire il vostro cammino d’amore.  Dio trasforma ogni vostro sospiro e timore in forza dello Spirito che continuamente ridefinisce  in voi la bellezza della Sua immagine.
 

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