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Giornata internazionale di tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili

ll 6 febbraio si celebra la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili (MGF), una pratica che sembra lontana ma che, secondo i dati del Parlamento europeo, interessa circa 500 mila donne e ragazze anche nel nostro territorio (39 mila in Italia).
 
Esistono varie forme di escissione dei genitali – fino alla forma più brutale dell’infibulazione – e tutte, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità ledono gravemente la vita sessuale e la salute delle donne che vi sono sottoposte in età molto precoce, rappresentando nella cultura di diversi paesi dell’Africa subsahariana un rito di passaggio all’età adulta e un requisito essenziale per il matrimonio.
 
Si stima che in tutto il mondo siano tra i 100 e i 140 milioni le bambine, ragazze e donne che hanno subito una mutilazione genitale e secondo l'Unicef, ogni anno sono almeno tre milioni le ragazze e le bambine a rischio in Africa. Se non ci sarà una riduzione della pratica, il numero delle ragazze mutilate ogni anno rischia di crescere dai 3,6 milioni del 2013 ai 6,6 milioni entro il 2050. 
 
Nonostante siano formalmente illegali in diversi Paesi africani, le MGF sono ancora largamente praticate, magari costringendo le ragazze a varcare i confini di stati più tolleranti.
 
La convenzione di Istanbul è il primo trattato a riconoscere l’esistenza delle MGF in Europa e la necessità di affrontare il fenomeno in modo organico, contrastando una pratica che rappresenta una grave violazione dei diritti umani oltre che una manifestazione di disuguaglianza di genere  e di discriminazione sociale.

Le leggi sono necessarie, ma si tratta anche di cambiare un modo di pensare: faresti del male a tua figlia?

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