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Si introdurranno le quote rosa anche in Vaticano?

Jeffrey Bruno
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Mentre il Pontificio Consiglio per la Cultura discute sulle “culture femminili”, ci si interroga sul posto delle donne nella Chiesa?

di Sébastien Maillard

In questi giorni le donne hanno il posto d'onore in Vaticano. Il Pontifico Consiglio per la Cultura ha dato loro la parola in vista della sua Assemblea plenaria annuale, che, a partire da oggi e fino a sabato, interroga lo “sguardo femminile” sulla fecondità, sul corpo, ma anche sulla “partecipazione delle donne alla vita della Chiesa”. Le sessioni sono esclusivamente moderate da donne, come la teologa francese Anne-Marie Pelletier. E il documento preparatorio all'Assemblea di questo dicastero della Curia romana è stato elaborata con dodici donne, tutte italiane e con brillante carriera professionale in un paese che continua ad avere uno dei tassi di lavoro femminile tra i più bassi dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Di che stimolare la riflessione sul ruolo delle donne nella Chiesa cattolica.

Un problema sensibile che papa Francesco continua a sollevare dall'inizio del suo pontificato. “Ma c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”, scrive nell'esortazione Evangelii Gaudium nel novembre 2013, chiedendo di riconoscere, a partire dalla teologia, il ruolo della “presenza delle donne nei diversi luoghi dove si prendono le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali”. Nelle Filippine, il mese scorso, ha deplorato pubblicamente che, tra i giovani che testimoniavano la loro esperienza, ci fosse solo una ragazza: “Quando il prossimo papa verrà a Manila, che ci siano più donne!”. Per il momento, nei nuovi organismi da lui creati per la riforma della Curia ci sono alcune donne, non molte. Nessuna fa parte del Consiglio per l'economia, che pure lascia uguale spazio alla competenza laica che ai cardinali. Invece, la nuova Commissione per la protezione dei minorenni, creata dal cardinale Sean O'Malley per prevenire la pedofilia e che si riunirà per la prima volta al completo a partire da questo venerdì, comprende otto donne e otto uomini. La Commissione teologica internazionale, in occasione del rinnovo delle cariche in settembre, ha aumentato il numero di donne tra i suoi venticinque membri da una a cinque. Il Vaticano ha anche nominato per la prima volta, in luglio, una donna a capo di una Pontificia università romana, suor Mary Melone. Un'altra religiosa potrebbe dirigere, alla Curia, la pastorale dei migranti.

“Una suora delle missioni scalabriniane, ad esempio”, aveva indicato nel dicembre scorso il cardinale Oscar Maradiaga, coordinatore del consiglio dei cardinali che lavora con papa Francesco per la riforma del governo centrale della Chiesa. Tale nomina sarebbe inedita, dato che i posti di responsabilità affidati a donne nei dicasteri della Santa Sede si ferma attualmente al livello del “numero tre”. Come Flaminia Giovanelli, sottosegretaria del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, o suor Nicla Spezzati alla Congregazione dei religiosi, nominate da Benedetto XVI rispettivamente nel 2010 e nel 2011. Altrove, delle donne operano come consultrici in diversi dicasteri. O sono membri della Pontificia Accademia delle Scienze. Sono numerose alla Radio vaticana. A questo stadio, il pontificato di Francesco non ha compiuto nulla di sostanziale, secondo Lucetta Scaraffia, cofirmataria di un saggio sull'argomento. “Papa Francesco ha espresso la sua volontà sincera di affidare maggiori responsabilità alle donne nella Chiesa. Questo rappresenta un cambiamento. Ma nei fatti, non è cambiato niente.  All'ultimo Sinodo sulla famiglia, le donne non si sono affatto espresse e nulla è previsto in questo senso per il prossimo”, deplora questa editorialista all'Osservatore Romano: “C'è una forte resistenza su questo nella Chiesa, legata al timore di perdere il potere”.

Il Papa ha sì creato un'attesa e riaperto il dibattito, ma ne ha anche inquadrato i termini. “Il sacerdozio riservato agli uomini (…) è una questione che non si pone in discussione”, ricorda nella sua esortazione apostolica. E non si parla neppure di donne cardinali, ha precisato in seguito in una intervista, a rischio di essere tacciato di clericalismo. Papa Francesco, che sabato si rivolgerà all'Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Cultura, ha anche avvertito in un'altra intervista nel dicembre scorso, che “i dicasteri come la Congregazione per la dottrina della fede, quella della liturgia (…) avranno sempre a capo un cardinale”. Ma, a proposito di altri dicasteri e per i posti di “vice” che “non c'è più ragione che vengano attribuiti a dei vescovi”, ha detto: “Ci saranno le persone più idonee, che si tratti di un uomo, di una donna, o di una coppia di sposi”.

[In “La Croix” del 5 febbraio 2015 (traduzione: http://www.finesettimana.org)]

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